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Il Settimanale 2020 5 – La Fase 2: caso Floyd, una voce da Minneapolis

Scritto per Il Settimanale 2020 5 - La Fase 2 del 31/05/2020

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Il grido “I Have a dream” soffoca in un sussurrato “I can’t breathe”. I video del violento arresto di George Floyd sono diventati virali e hanno scosso profondamente l’opinione pubblica di tutto il mondo, riaccendendo il dibattito sul razzismo negli Stati Uniti. Minneapolis in questi giorni continua ad essere teatro di violente proteste sfociate spesso in saccheggi ed incendi.

Un cittadino, che ha preferito mantenere l’anonimato, ci ha raccontato che aria si respira nel capoluogo della Contea di Hennepin. “Noi viviamo nella parte sud-ovest di Minneapolis, a circa cinque miglia dalla protesta. È una zona residenziale, tranquilla, di periferia. Ma ora, a qualche giorno dall’incidente, dalla morte di Floyd, la tensione e l’ansia permeano tutta la città. Ci sono indignazione e incredulità riguardo l’accaduto e anche preoccupazione per le proteste che tappezzano le news. Le scene che si vedono in TV ricordano il movimento per i Diritti Civili degli Anni Sessanta, non sembra il 2020”.

Lo stereotipo lega il razzismo prevalentemente agli Stati del Sud, e in questo caso nello stereotipo c’è un fondo di verità. Forse anche per questo la vicenda, che ha avuto luogo in uno Stato del Nord, ha suscitato maggiore indignazione. “In generale, Minneapolis è una città molto sicura e l’intero stato ha un atteggiamento liberale e progressista, non penso che il Minnesota sia un focolaio razzista. D’altro canto è proprio questo che rende così preoccupante la situazione, proprio perché è una cosa atipica per la città”. Anche se, ci racconta, un episodio simile a quello di cui è stato vittima Floyd si è verificato pochissimo tempo fa nella confinante città di St.Paul, sull’altra sponda del Mississippi, facendo sorgere nella comunità afro-americana il timore di subire nuovi atti di violenza.

“Penso certamente che alcune volte i poliziotti abbiano un comportamento diverso nei confronti degli afro-americani rispetto ad altri gruppi etnici. Se è vero che i neri hanno un tasso di criminalità più alto delle altre etnie – per informazioni riguardanti le statistiche sugli arresti in base all’etnia negli Usa è possibile consultare il sito dell’FBI –, è pure vero che tendono a ricevere sentenze e detenzioni sproporzionatamente più lunghe, c’è molta disparità”.

Durante le proteste di questi giorni per la morte di Floyd i manifestanti hanno dato alle fiamme la stazione di Polizia di Minneapolis. Se le motivazioni della protesta sono assolutamente condivisibili e la maggioranza dei manifestanti è pacifica e sincera, i risvolti violenti e i saccheggi di chi sta approfittando della situazione rischiano di allontanare molte persone dal movimento.

Il nostro testimone sottolinea anche il fatto che in generale il Dipartimento di Polizia sta agendo in maniera molto misurata nei confronti dei manifestanti, considerata la portata e il risvolto estremo della protesta. Secondo lui nemmeno il rischio diffusione Covid-19 ha inasprito le misure di contenimento : “[I poliziotti] sono numericamente inferiori e penso che si rendano conto che insistere sulla questione di rinforzare le restrizioni per il coronavirus renderebbe la situazione ancora più instabile. Inoltre penso che la violenza e la rabbia siano state esasperate dal fatto che le persone sono state in lockdown per due mesi e mezzo. Cioè molta della rabbia è anche legata al Covid. Una comunità rinchiusa ha dato sfogo alla propria frustrazione”.

Ad ogni modo, a causa delle violenze e dei saccheggi, il governatore ha mobilitato la Guardia Nazionale del Minnesota per pattugliare le strade nell’area della protesta, quindi staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni.

Il razzismo e le disparità sono ancora ben radicate negli Stati Uniti. Come ci spiega la nostra fonte, per quanto la questione risulti delicata, fino a quando la popolazione non avrà la percezione che veramente la giustizia è uguale per tutti, questo continuerà ad essere un grave problema che perseguiterà la società americana.

La redazione FactCheckers, composta da Jacopo Cascone, Claudia Di Giannantonio, Chiara Jannella, Giulia Massetti e Martina Sciotto

Foto di Brad Sigal, da Facebook

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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