Home Usa Coronavirus: Usa, caso Locke e record (negativi) di Trump

Coronavirus: Usa, caso Locke e record (negativi) di Trump

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 12/04/2020

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Adesso, gli Stati Uniti sono primi in tutte le classifiche di questa pandemia: avevano già il primato degli ammalati, ben oltre 500 mila, quasi un terzo del totale mondiale; e ora hanno anche il record dei decessi, viaggiano verso i 20 mila dopo avere superato l’Italia – la Johns Hopkins University aggiorna i dati minuto per minuto -. E, intanto, scoppia il ‘caso Locke‘.

Non era certo questo che intendeva Donald Trump, quando prometteva di “fare l’America di nuovo grande”: venerdì, i morti da coronavirus negli Usa erano stati 2.100, altro primato. Ma il presidente ha in mente di ‘riaprire’, per rimettere in moto l’economia. E non esita a creare polemiche: stavolta, cerca di prendere due piccioni con una fava, cioè di colpire la Cina e Joe Biden, il suo probabile rivale democratico nelle presidenziali, con un unico spot.

La mossa diventa, però, un boomerang: il messaggio della campagna di Trump attira l’attenzione dei media perché, per fare apparire Biden amico dei cinesi, spacciati a loro volta come ‘untori’, inanella errori e imprecisioni. La Cnn ne fa un accurato ‘fact checking’: Gary Locke, l’ambasciatore degli Usa a Pechino dal 2011 al ‘14, prima segretario al Commercio, appare un funzionario cinese – Locke è un americano di origine asiatica -; si attribuiscono a Biden affermazioni fuori contesto e posizioni mai sostenute; e lo si accusa d’essere dalla parte dei cinesi, tacendo le parole di stima e amicizia di Trump per Xi Jinping.

Il petardo dello spot si perde nel fragore delle notizie sul contagio. Neppure dalla politica arrivano buone notizie per il magnate presidente. Se in campo democratico c’è chi ancora vuole candidare alla Casa Bianca Andrew Cuomo, al posto di Biden, il governatore dello Stato di New York non sta al gioco: “Non corro per la presidenza. Non corro per fare il vice. Non vado a Washington”, afferma, mentre il ritmo d’incremento del contagio pare rallentare nella Grande Mela. Dei sondaggi che lo danno preferito a Biden dice: “Lusinghieri, ma irrilevanti. Non ho un’agenda politica”.

In questo contesto, il presidente Trump dice: “Voglio riaprire gli Stati Uniti il prima possibile, ma saranno i dati e gli esperti a determinarlo” e parla della “decisione più importante” della sua vita”. C’è pure l’ipotesi di chiudere di nuovo, se l’epidemia dovesse ripartire dopo la riapertura, per cui “stiamo creando anche un comitato”, la cui formazione sarà annunciata martedì 14 aprile. I tecnici sono prudenti: la “maggior parte dell’Unione” non sarà aperta per il 1 maggio, dice Jerome Adams,  capo del servizio sanitario pubblico degli Stati Uniti.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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