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Usa: Biden/Manchin, democratici ostaggio dell’altro Joe

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 07/03/2021

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Presidente, dove vai?, se al Senato il voto di Joe Manchin non ce l’hai… Il senatore democratico della West Virginia, il più conservatore dei democratici, fa valere il suo peso di ago della bilancia tra maggioranza e opposizione. Il piano d’aiuti all’economia per superare l’impatto della pandemia (interventi per da 1900 miliardi) sarà legge nei prossimi giorni, ma Joe Biden ha dovuto darla vinta a Manchin su punti qualificanti del suo progetto: l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora, bocciato, oltre che da Manchin, da altri sette senatori democratici; e i sussidi di disoccupazione, estesi fino al 6 settembre, ma ridotti da 400 a 300 dollari per avere il sì di Manchin sul pacchetto.

Senza il voto di Manchin, i democratici sono minoranza in Senato; con il suo voto, fanno 50 pari con i repubblicani: diventa decisivo i voto del presidente del Senato, che è la vice-presidente Kamala Harris. I repubblicani sono compatti contro e non fanno sconti: Ron Johnson, senatore del Wisconsin, ha preteso la lettura integrale delle 628 pagine del progetto, costringendo i suoi colleghi a restare in sessione fino a notte fonda.

Sono giorni caldi per la politica Usa: a Washington, in settimana, stato d’allerta e forze di sicurezza mobilitate per la bufala complottista d’un ritorno alla presidenza di Donald Trump il 4 marzo; mentre i democratici nel Congresso e i repubblicani negli Stati conducono una battaglia incrociata sulle regole delle prossime elezioni – i democratici cercano di garantire il diritto di accesso al voto, che i repubblicani vogliono invece transennare -; e c’è il riemergere di un fronte migranti subito cavalcato da Trump. In politica estera, Biden cerca più la collaborazione che il confronto.

A cinquanta giorni dall’insediamento alla Casa Bianca, il consenso per Biden resta rassicurante: secondo un sondaggio per conto dell’Ap, il tasso di approvazione del suo operato è al 60% – Trump non ci andò mai vicino – e sale al 70% per la lotta contro la pandemia, mentre scende al 55% per la gestione dell’economia.

Il piano di aiuti post-pandemia da 1900 miliardi era stato trasmesso al Senato dalla Camera – dove pure c’era stato un voto secondo linee di partito rigide quasi perfettamente rispettate, democratici pro e repubblicani contro – infiocchettato come Biden e pure la sinistra del partito volevano. Ma l’aumento del salario minimo era già stato cassato a priori dal Senato, con un voto procedurale; e pure un tentativo di reintrodurlo in extremis del senatore Bernie Sanders è stato bocciato.

Invece Manchin è stato il protagonista assoluto dei negoziati sui sussidi di disoccupazione e su tutta una serie di altri punti.  I democratici hanno concordato di rendere i primi 10.200 dollari di sussidi del 2020 non tassabili per le famiglie con redditi inferiori ai 150 mila dollari l’anno.

La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, fa sapere che Biden sostiene l’accordo del Senato, anche se non è passato l’emendamento Sanders. L’aumento del salario minimo è una promessa elettorale del presidente, che s’è impegnato a trovare altre vie per la sua approvazione.

Dopo l’ok del Senato, giunto ieri dopo una seduta ‘non stop’ di quasi 24 ore, il pacchetto deve ora tornare alla Camera per il voto finale, prima d’essere firmato dal presidente, forse già in settimana. Dei 1900 miliardi, 1.400 saranno distribuiti ai cittadini americani sotto forma di assegni, 350 sono per Stati e città in crisi, 130 per le scuole, altri per assistenza alimentare, pagamento degli affitti e distribuzione del vaccino, la cui somministrazione sta procedendo molto rapidamente.

A ricordare l’urgenza di stimoli all’economia sono venuti, in settimana, i dati sul mercato del lavoro nel mese di febbraio: i posti di lavoro creati sono stati 379 mila e il tasso di disoccupazione è sceso al 6.2% – era andato in doppia cifra, nella primavera scorsa -. A questo ritmo pur sostenuto, Biden rileva che solo nell’aprile 2023 si tornerà sui livelli del febbraio 2020, perché “i posti in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono 9,5 milioni”.

Ed è boom di migranti al confine col Messico, dopo che Biden ha ‘rottamato’ le politiche restrittive del suo predecessore: in febbraio, la polizia ne ha arrestati quasi 100 mila – mai così tanti nel mese dal 2006 -; e marzo è cominciato con 4500 arresti in un solo giorno.

Trump è balzato sul dato: “Il nostro confine è totalmente fuori controllo grazie alla disastrosa guida di Biden”. La Psaki gli ha risposto: “Non accettiamo da lui lezioni sulla politica migratoria, che non è stata solo disumana ma anche inefficace negli ultimi quattro anni … Tracceremo la nostra strada e tratteremo i bambini con umanità e rispetto”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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