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Usa 2020: – 298, Williamson out, Steyer sul palco

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/ il 10/01/2020

Marianne Williamson, scrittrice e attivista per i diritti delle persone Lgbt e per la pace nel mondo, mette fine alla sua campagna come candidata alla nomination democratica a Usa 2020, ammettendo di non aver ottenuto sufficiente consenso per continuare la sua corsa. Lo ha annunciato lei stessa, con un messaggio ai suoi sostenitori, a meno di un mese dall’inizio delle primarie con i caucuses nello Iowa.

Uscita di scena la Williamson, restano 13 gli aspiranti alla nomination democratica. Ma solo sei saranno martedì 14 sul palco del prossimo dibattito, a Des Moines, la capitale dello Iowa, avendo soddisfatto i requisiti richiesti – un mix di fondi raccolti e di sostegno ricevuto nei sondaggi nazionali e statali -.

Per i restanti tre dibattiti, tutti a febbraio, i requisiti non sono stati ancora specificati dal Comitato nazionale democratico che li organizza.

In realtà, i candidati qualificati erano cinque fino a giovedì. Poi, grazie ai risultati sorprendenti ottenuti in due sondaggi nella South Carolina e in Nevada, s’è aggiunto il miliardario Tom Steyer, l’uomo di NextGen America, che sarà accanto all’ex vicepresidente Joe Biden, a Pete Buttigieg e ai senatori Amy Klobuchar (Minnesota), Bernie Sanders (Vermont) ed Elizabeth Warren (Massachusetts).

Giù dal palco resteranno, questa volta, Andrew Yang – ed è la prima volta, avendo centrato solo uno e mezzo dei requisiti richiesti -, Cory Booker – uno – e Tulsi Gabbard – nessuno -, oltre ai tre comprimari assoluti di questa campagna Michael Bennett, John Delaney, Deval Patrick. La Williamson è l’ultima di una dozzina di candidati che hanno già dato forfait.

Un caso a parte è quello del miliardario Mike Bloomberg, la cui campagna salta gli Stati dove si vota a febbraio e punta tutto sul Super Martedì del 3 marzo.

A consentire a Steyer di salire sul palco a sorpresa, i due sondaggi in South Carolina e nel Nevada, dove ha avuto più del 7% delle preferenze. Steyer è il candidato che ha finora speso di più, se si eccettua Bloomberg – entrambi attingono alla propria fortuna personale -; e questo può in parte spiegare il balzo in avanti in due Stati dove sta facendo una campagna intensiva (e dispendiosa).

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