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Libano - Hariri - Arabia Saudita

Meglio ex che fu. Temendo per la propria vita, il premier libanese Saad Hariri ha improvvisamente lasciato il proprio incarico: l’annuncio è venuto da Riad, dove Hariri è arrivato per la seconda volta in cinque giorni. Secondo Al-Arabiya, la tv all news degli Emirati, pochi giorni or sono a Beirut era stato sventato un tentativo di assassinare il premier. Il padre di Saad, Rafiq, fu ucciso il 14 febbraio 2005 nella capitale libanese da una potente esplosione, dopo avere lasciato l’incarico di premier ricoperto in due mandati – proprio come il figlio -.

Per decenni, fare il capo del governo in Libano era stato forse il mestiere più pericoloso al Mondo, magari secondo solo a fare il presidente in Afghanistan. Ma quel tempo pareva tramontato. Il gesto di Hariri riporta d’attualità l’immagine d’un Paese dilaniato, oggi, più che dalle fazioni interne, dalle ingerenze esterne: terreno di scontro fra Arabia saudita e Iran, cioè tra sunniti e sciiti, ma anche – per interposti alleati – tra Usa e Russia.

Nel dare le dimissioni, Hariri, ridivenuto premier a fine 2016, con un governo di unità nazionale formato da 30 membri tra cui anche esponenti di Hezbollah, ha detto di temere per la propria vita e di percepire oggi in Libano la stessa tensione che c’era prima dell’assassinio di suo padre.

La causa di questa situazione è, per Hariri, l’attivismo dell’Iran in tutta la Regione, specie in Iraq e in Siria dove Hezbollah è intervenuto a sostegno del presidente Assad, che ha pure l’aiuto dei russi. “Il braccio dell’Iran nella regione sarà tagliato”, afferma l’orma ex premier, per nulla conciliante.

Il passo di Hariri appare precipitato e proceduralmente insolito: il presidente libanese Michel Aoun è stato informato dal premier della volontà di dimettersi per telefono poco prima dell’annuncio tv. Aoun ora attende che Hariri torni a Beirut per incontrarlo e capire le ragioni della sua decisione.

Più esplicite delle parole di Hariri, le reazioni di Riad e di Teheran. Invece, Putin da Mosca e Trump in viaggio verso l’Asia seguono e tacciono.

Il governo saudita se l’è presa con l’Iran: su Twitter, il ministro degli affari del Golfo, Tamer Sabhan, che è stato a stretto contatto con Hariri negli ultimi giorni, ha scritto che “le mani del tradimento e dell’aggressività devono essere tagliate”, riferendosi all’Iran e a Hezbollah e ricalcando le parole del premier.

L’Iran non è stato ad incassare critiche e minacce: il consigliere del ministero degli Esteri iraniano Hussein Shaykh Islam sostiene che “le dimissioni sono state decise di concerto col presidente Usa Donald Trump e con l’erede al trono saudita Muhammad ben Salman”. Citato dall’agenzia iraniana Mehr, ripresa dal canale tv Hezbollah, il consigliere giudice le dimissioni “una decisione saudita contro Hezbollah”. A riprova, il fatto che l’annuncio sia stato fatto a Riad e non a Beirut.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+