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Corea - Vertice - Kim - Moon - pace
April 27, 2018 - Paju, South Korea - South Korean President MOON JAE-IN and North Korean leader KIM JONG-UN during their inter-Korean summit at the Panmunjom in the demilitarized zone (DMZ) separating the two Koreas in Paju, north of Seoul, South Korea. (Credit Image: © Inter-Korean Press Corps via ZUMA Wire)

Il passettino  di Kim Jong-un per varcare il confine tra le due Coree, salendo una sorta di gradino, potrebbe presto rivelarsi “un grande passo per l’umanità”, se le promesse di pace scaturite dall’incontro a Panmunjom tra i leader delle due Coree, Moon Jae-in (Sud) e Kim Jong-un (Nord) saranno mantenute. Gli stessi protagonisti hanno ieri profuso retorica nei discorsi (ma c’era pure emozione): ”Inizia una nuova storia e un’era di pace”, “La guerra è finita, siamo della stessa famiglia”.

Un evento inimmaginabile pochi mesi or sono, a fine 2017, quando venti di guerra spiravano intorno alle penisola coreana. Anche se Kim non ha giocato l’asso pigliatutto che tiene in serbo per l’incontro, a inizio giugno, con il presidente Usa Donald Trump: il disarmo nucleare totale e immediato. Che concederà, eventualmente, come atto finale di un negoziato da intrecciare lungo una timeline di reciproci ‘cedimenti’: man mano che la Corea del Nord fa passi indietro, Usa e Onu riducono le sanzioni e concedono aiuti umanitari e finanziari.

Moon e Kim sono d’accordo a lavorare insieme per ‘denuclearizzare’ la penisola e rimuoverne le armi atomiche – la manciata forse posseduta dalla Corea del Nord e quelle Usa stazionate nelle basi al Sud -; ed entro fine anno vogliono trasformare in pace l’armistizio del 1953. C’è chi pensa che l’incontro di oggi definisca il tono di quello di giugno tra Kim e Trump. Ma, quasi certamente, questo è il Vertice che più conta per la gente della penisola: questa è l’alba della loro pace. I Grandi del Mondo apprezzano; Trump esulta, attribuendosi meriti non suoi, ché se fosse per lui starebbe ancora giocando con Kim a chi ha il bottone nucleare più grosso.

In un giorno carico di gesti simbolici, Kim III è divenuto il primo leader nord-coreano a varcare il confine sud-coreano: i due precedenti Vertici Nord-Sud, a inizio XXI Secolo, s’erano svolti entrambi a Pyongyang. Kim non è parso per nulla goffo e impacciato: sorridente, gioviale, passata la frontiera, dopo una stretta di mano e uno scambio di battute, ha invitato Moon, prendendolo per mano, a seguirlo dall’altra parte: quattro passi simbolici nel Nord e, poi, insieme, di nuovo al Sud.

I colloqui – presente la sorella, Kim Yo-yong, una delle artefici di questo momento -, la cena con le signore, l’albero della pace piantato, i segnali del disgelo ovunque: tutto nello scenario della frontiera più militarizzata di questo Mondo, il confine che corre sul 38° parallelo, dentro una striscia di terra demilitarizzata.

“Sono venuto per porre termine a una storia di confronto”, afferma Kim, che, dopo la firma della dichiarazione congiunta e prima del commiato, con tanto di abbracci, accetta di parlare alla stampa – una prima assoluta -. Poi riparte, scortato da una guardia del corpo di 12 gorilla che riscuotono successo sui social.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+