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domenica, Ottobre 24, 2021
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Usa: Fbi, c’erano una volta i G.men, errori, lacune, connivenze


C’era una volta l’Fbi! Altro che ‘Fidelity, Bravery, Integrity’, fedeltà, coraggio, integrità, come recita il motto del Bureau. Il settimanale Time gli ha dedicato tempo fa un servizio di copertina poco lusinghiero: sopra l’immagine d’un distintivo tutto ammaccato, il titolo “L’Fbi in crisi: è peggio di quel che pensate”.

Non che una volta fossero tutte rose e fiori: in 113 anni di storia, il Federal Bureau of Investigation – il nome data del 1935, sotto la mitica direzione di John Edgar Hoover, durata quasi mezzo secolo dal 1924 al 1972 – ne ha viste di tutti i colori. E, lette in retrospettiva, anche operazioni di prestigio – l’uccisione di Bonnie e Clyde, l’arresto di Al Capone, l’eliminazione di John Dillinger– non furono senza magagne.

Ma la testimonianza di fronte a una commissione del Senato di Simone Biles, la super-ginnasta Usa ritiratasi dai Giochi di Tokyo per eccesso di stress, e di alcune sue colleghe ha messo in evidenza all’opinione pubblica che l’inerzia e l’gnavia degli agenti federali, i G.men dei polizieschi Anni 50, hanno consentito al dottore stupratore della nazionale di ginnastica femminile degli Stati Uniti, Larry Nassar, di “perpetuare” i suoi comportamenti criminali nonostante le denunce. La Biles e centinaia di altre ragazze e donne furono molestate da Nassar che sta ora scontando l’ergastolo.

L’Fbi è la polizia federale degli Stati Uniti ed è il braccio operativo del Dipartimento di Giustizia: ha competenza su tutto il territorio nazionale per circa 200 tipi di reati, fra cui quelli di terrorismo. La sede centrale è a Washington, in un edificio intitolato al direttore Hoover: ha uffici sparsi in tutta l’Unione e i suoi agenti godono di prestigio e di privilegi investigativi.

Le inefficienze e i lassismi rivelati dalla Biles e dalle sue compagne sono solo l’ultimo di una serie di flop. Tanto per citare alcuni esempi: l’Fbi ci mise 18 anni per arrestare nel 1996 l’Unabomber, Theodore John Kaczynski, un ex professore di matematica, docente universitario, criminale e terrorista che, con i suoi ordigni, uccise tre persone e ne ferì decine; dopo l’attentato alle Olimpiadi di Atlanta, nel 1996, l’Fbi perseguì per anni la pista dell’uomo sbagliato, Richard Jewell, cui è stato dedicato un film di cassetta, prima di scovare nel 2003 il vero colpevole, Eric Rudolph.

E ancora: prima degli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001, l’Fbi trascurò numerosi indizi che potevano portare a sospettare di quegli allievi di scuole di volo interessati a imparare a decollare, ma poco attenti alle lezioni di atterraggio. E i ‘federali’m non hanno mai raccolto prove sufficienti a individuare e incriminare il responsabile degli attentati all’antrace che fecero vittime nell’autunno del 2001.

Ombre politiche gravano sull’operato dei suoi direttori. Robert Mueller, scelto da George W. Bush e confermato da Barack Obama, è stato il procuratore speciale un po’ accomodante del Russiagate. E il suo successore James Comey, nominato da Obama e licenziato da Donald Trump, è un campione d’incoerenza: prima dell’elezione del magnate, sembrò fare di tutto per screditare la sua rivale Hillary Clinton; subito dopo, non stette al gioco di Trump che gli chiedeva d’affossare il Russiagate; licenziato, il suo libro di memorie ‘anti-magnate’ è un successo, ma la sua figura non è limpida;

L’attuale direttore Christopher Wray, insediato da Trump – e finora confermato da Biden -, indicò che il suo primo obiettivo era “riportare la serenità dentro il Bureau”, dove alcuni agenti agivano con eccessiva autonomia. Alcuni altri esempi di scarsa efficienza e affidabilità: l’ex vice direttore Andrew McCabe non indagò sulla Fondazione Clinton perché sua moglie vi era implicata; prima della Maratona di Boston del 2011, i servizi russi segnalarono che uno dei fratelli ceceni che poi misero la bomba si era radicalizzato, gli agenti indagarono, ma non seppero impedire la strage.

E ancora: l’Fbi aveva indagato due volte l’afghano responsabile nel 2016 della carneficina omofoba al nightclub Pulse di Orlando in Florida, senza trovare nulla per incastrarlo e fermarlo; e, nel 2018, le segnalazioni sull’autore della strage nel liceo di Parkland furono sottovalutate e il ragazzo potè dotarsi di armi letali.

L’articolo Usa: Fbi, c’erano una volta i G.men, errori, lacune, connivenze sembra essere il primo su Giampiero Gramaglia – Gp News.



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