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sabato, Aprile 17, 2021
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Usa: Russia e Cina, Biden da ‘Uncle Joe’ a ‘Tiger Joe’


C’è l’‘Uncle Joe’ che t’aspetti, quello che combatte la pandemia a colpi di vaccini – addirittura più del doppio dei cento milioni in cento giorni promessi – e di fondi per rilanciare l’economia – 1900 miliardi di dollari d’un colpo solo, due volte il Recovery Fund dell’Unione europea -; e quello che rimette insieme i cocci del suo predecessore Donald Trump, sul clima, l’ambiente, le disuguaglianze di colore e di genere.

E poi c’è il ‘Tiger Joe’ che non t’aspetti, che tratta a muso duro Russia e Cina su diritti umani e valori fondamentali, più che sull’economia e la sicurezza, e chiama i partner europei a impegnarsi sulla stessa linea, nel nome di un’alleanza rinvigorita – e non più ‘picconata’ -. E che rinvia il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, perché non c’è bisogno d’un rapporto dell’intelligence per rendersi conto che, se le forze Nato se ne vanno, i talebani riprendono il controllo del Paese. E che avverte Kim Jong-un, dittatore nord-coreano orfano del magnate presidente suo amico e in cerca d’attenzione, che provocazioni con missili o, peggio, con l’atomica non resteranno senza risposta.

La settimana scorsa, il presidente Joe Biden ha chiarito il suo approccio alla politica estera: nella prima conferenza stampa da quando è alla Casa Bianca e, subito dopo, intervenendo alla riunione virtuale del Vertice europeo. I leader dei 27 hanno apprezzato la sua presenza e il mutato atteggiamento dell’Amministrazione statunitense, anche se la cancelliera tedesca Angela Merkel ha puntualizzato, nel consenso generale, che comunanza di valori tra Ue e Usa non significa necessariamente concordanza di opinioni, sui rapporti con Russia e Cina e sulle questioni commerciali.

Il punto di Biden, sottolineato nelle analisi di New York Times e Washington Post, è che “gli errori del passato vanno corretti”, parlando, in particolare, della lotta alla pandemia, che il suo predecessore prendeva alla leggera, e delle sfide internazionali, non solo economiche, ma anche strategiche, poste da Cina e Russia.

Con Pechino, Biden chiarisce di volere rapporti economici basati su reciproca correttezza e concorrenza leale. Con Mosca, è pronto a discutere di sicurezza e a ridefinire gli accordi di disarmo esistenti. Dove, però, non intende fare sconti sono i diritti umani e i diritti fondamentali: per la Cina, questo significa la situazione di Hong-Kong e la repressione degli Uiguri; per la Russia, il caso Navalny e, più in generale, i modi spicci usati con gli oppositori. I presidenti cinese Xi Jinping e russo Vladimir Putin considerano l’atteggiamento di Biden un’ingerenza nei loro affari interni.

Nel complesso, i media Usa giudicano fin qui “forte” la prestazione del presidente Biden: “Dà l’impressione di sapere esattamente perché è stato eletto presidente, cioè per farla finita con la pandemia, e si avere un’idea precisa di quel che intende fare in patria e all’estero”. Ma si pongono una domanda: “I piani di Biden terranno alla prova dei fatti?”.

Anche sul fronte interno, le grane non mancano: l’ondata di migranti alla frontiera con il Messico, specie di minori non accompagnati, che è impossibile semplicemente respingere; le leggi di Stati come la Georgia che limitano l’accesso al voto; e l’ostruzionismo dei repubblicani nel Congresso, specie in Senato, per bloccare norme federali di segno opposto sul diritto di voto e pure il raddoppio il salario minimo, il rafforzamento dei diritti sindacali, la riforma la polizia.

Joe Biden ha destato qualche sorpresa, affermando che intende ricandidarsi nel 2024, certo nel tentativo di soffocare le voci su una presidenza da un solo mandato, e che lo farà ancora con Kamala Harris, cui ha appena scaricato la ‘patata bollente’ dei migranti alla frontiera con il Messico. Ma sa bene che deve vincere ora le sue sfide, prima delle elezioni di midterm del 2022, da cui potrebbe – com’è tradizione per il presidente in carica – uscire indebolito.

“Molti nemici molto onore” pareva un motto del passato tagliato su misura per Trump, più disposto al confronto che al dialogo con i suoi partner. Ma Biden ora litiga su più fronti allo stesso tempo: “Con l’avversario dell’America nella Guerra Fredda passata, la Russia, e col possibile avversario nella Guerra Fredda prossima ventura, la Cina”.

L’immagine della Cnn è condivisa dai più autorevoli media Usa, presi quasi in contropiede dall’aggressività di Biden in politica estera: verso l’Arabia saudita – denunciando le responsabilità del principe ereditario Mohammed bin Salman nell’eliminazione del dissidente Jamal Khashoggi – e la Siria – bombardando milizie filo-iraniane-, ma pure verso Mosca e Pechino.

Tra Washington e Mosca volano affermazioni pesanti; e il clima del primo confronto ad alto livello dell’era Biden tra Usa e Cina è stato gelido (non solo perché si svolgeva in Alaska, ad Anchorage).

L’analisi della Cnn è drastica: “I rapporti con la Cina sono scesi al punto più basso dalla diplomazia del ping-pong di Richard Nixon… E quanto alle relazioni Usa-Russia, sono al momento più difficile dal dissolvimento dell’Unione sovietica”.

Certo, non è tutta farina di ‘Tiger Joe’ in due mesi alla Casa Bianca: il suo predecessore gli aveva già arato il terreno e seminato zizzania. Però, forse per non parere debole rispetto a Trump il bullo, il nuovo ‘comandante-in-capo’ va un po’ sopra le righe e dà l’impressione di ‘cercare briga’.

 

L’articolo Usa: Russia e Cina, Biden da ‘Uncle Joe’ a ‘Tiger Joe’ sembra essere il primo su Giampiero Gramaglia – Gp News.



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