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martedì, Luglio 27, 2021
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Usa 2020: Trump/Biden, match su restrizioni viaggi anti-Covid

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/

Donald Trump ha revocato le restrizioni di viaggio anti-Covid dall’area Schengen e da Gran Bretagna, Irlanda e Brasile a partire dal 26 gennaio, una settimana dopo la fine del suo mandato. Ma Jen Psaky, portavoce della Casa Bianca di Joe Biden, ha poco dopo affermato che l’Amministrazione Biden non leverà le restrizioni anti-Covid esistenti per i viaggiatori provenienti dall’estero.

La decisione di Trump è stata presa alla luce della direttiva emessa il 12 gennaio dal CDC, il Center for Disease Control and Prevention, per cui dal 26 gennaio tutti i passeggeri che arrivano negli Usa da Paesi stranieri devono essere in possesso d’un test negativo al Covid-19 o di documenti attestanti la guarigione. Trump ha escluso dalla revoca delle restrizioni Cina e Iran per carenza di trasparenza e di cooperazione con gli Usa nella lotta alla pandemia.

La Psaky ha spiegato: “Con il peggioramento della pandemia e l’emergere nel mondo di varianti più contagiose, questo non è il momento di revocare le restrizioni sui viaggi internazionali … Seguendo il consiglio del nostro team medico, l’Amministrazione Biden non intende levare le restrizioni … Anzi, intende rafforzare le misure di salute pubblica sui viaggi internazionali per mitigare ulteriormente la diffusione del coronavirus”.

Non migliora, dunque, neppure in extremis il clima della transizione, mentre i dati della pandemia continuano a viaggiare su cifre drammaticamente record: secondo la John’s Hopkins University, alla mezzanotte di ieri sulla East Coast, il totale dei contagi nell’Unione aveva superato i 24 milioni (quasi 24.075.000) e i decessi – 398.980 – supereranno oggi i 400.000. Il doppio delle 200 mila bandierine piantate sul Mall di Washington per ricordare, nell’Inauguration Day, gli americani che non possono assistervi.

Domani, quando entrerà alla Casa Bianca, Biden potrebbe non trovare la lettera per il successore tradizionalmente lasciata sul Resolute Desk, la scrivania dello Studio Ovale, dal presidente uscente. Potrebbe essere questa l’ultima tradizione rottamata dal magnate, che, secondo quanto riferiscono alcuni media, starebbe ancora valutando se lasciare a Biden almeno un saluto: lui non ha mai concesso la vittoria e non ha mai incontrato Biden dopo le elezioni e sarebbe restio a qualunque atto possa apparire come un passaggio di consegne.

Gli ultimi gesti della sua presidenza saranno, dunque, coerenti con tutto il suo percorso: decisioni auto-referenziali e partigiane, frutto di considerazioni interessate piuttosto che di scelte di principio e/o ideali. Di che rendere sempre più stridente il contrasto con il successore, Biden, il cui discorso d’insediamento sarà – anticipa la Ap – un appello all’unità nazionale -.

Sul Washington Post, l’avvocata Roberta Kaplan offre un’anticipazione della vita di Trump, finita la presidenza: una successione di cause da cui difendersi, promosse da Procure e/o singoli cittadini o gruppi di cittadini, come la nipote Mary Trump, la scrittrice E. Jean Carroll e gli attivisti neri che perseguono i suprematisti bianchi assassini a Charlottesville nel 2017 – mai condannati da Trump -.

Nuovi sondaggi confermano che il magnate lascia la Casa Bianca al minimo dei consensi: il 34%, secondo un rilevamento Gallup. Pure la media del 41% di approvazione nei quattro anni di mandato è la più bassa di sempre, da quando la Gallup ha cominciato a misurare la popolarità dei presidenti nel 1938.

Anche le cifre di Melania, la first lady, non sono esaltanti: un sondaggio per conto della Cnn indica che il 47% degli intervistati non dà un giudizio positivo del suo operato, la percentuale più alta mai registrata – ma la sua popolarità è comunque migliore di quella del marito -. Il picco di popolarità registrato da Melania risale al maggio 2018, con il 57% di pareri favorevoli.

S’è intanto saputo che Rudolph Giuliani non farà parte della squadra di legali che difenderà Trump in Senato nel processo d’impeachment: una decisione sorprendente, visto che Giuliani ha guidato tutte le iniziative legali intreprese negli ultimi tempi del magnate presidente. Lo stesso Giuliani ha però spiegato alla Abc che lui sarà un testimone nel processo e non potrà quindi fare parte del team dei difensori.

La speaker della Camera Nancy Pelosi intende inviare al Senato in settimana l’atto di accusa contro Trump nel processo d’impeachment. Il che significherebbe che il processo potrebbe iniziare a breve e che sarebbe stata accantonata l’idea di attendere i primi cento giorni dell’Amministrazione Biden, per consentire al nuovo presidente di incassare velocemente dal Senato le conferme alle sue nomine e di avviare la sua agenda senza che essansia oscurata od ostacolata dal procedimento giudiziario.

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