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Usa 2020: – 12, affondo Obama anti-Trump, stasera ultimo dibattito

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/ il 22/10/2020 e pubblicato anche da https://www.affarinternazionali.it/ https://www.affarinternazionali.it/blogpost/12-affondo-obama-contro-trump-oggi-ultimo-dibattito/ e da https://formiche.net/ https://formiche.net/2020/10/obama-trump-biden-dibattito/

“Donald Trump è incapace di prendere seriamente l’incarico”, “tratta la presidenza come un reality show”, “pensa solo a se stesso”, “mente ogni giorno”, agisce “come uno zio pazzo”, mette a rischio la democrazia: Barack Obama sferra un attacco frontale al suo successore nel comizio stile drive-in a Filadelfia, il primo in persona a favore del ticket democratico Joe Biden e Kamala Harris.

Obama scende in campo nell’imminenza del secondo e ultimo dibattito televisivo: Trump e Biden s’affrontano questa sera – in Italia, saranno le tre del mattino di venerdì – a Nashville, in Tennessee. Il clima del duello è già avvelenato dalle polemiche di sulle regole del confronto, a microfoni spenti quando parla l’altro, e sulla moderatrice, Kristen Welker, che non mette la politica estera fra i temi in discussione – “E’ terribile, faziosa, sta con i democratici e con Biden”, dice Trump -.

Al confronto, i due candidati alla Casa Bianca giungono divisi da 7,5 punti nella media dei sondaggi di RealClearPolitics – il vantaggio di Biden risulta eroso, rispetto a ieri -. Un rilevamento della Cnn dà Biden avanti di 10 punti in Pennsylvania, di quattro punti in Florida – nei margini d’errore -, mentre sarebbe testa a testa in North Carolina: tutti Stati in bilico.

Sul New York Times, il Washington Post e altri media, qualche commentatore inizia ad avanzare l’ipotesi di una vittoria a valanga di Biden e dei democratici nell’Election Day, il 3 novembre. Ma c’è il dibattito di stasera a pesare come un’incognita su qualsiasi pronostico.

Le due campagne calano in questa fase i loro assi. La repubblicana ha però solo il suo campione – Melania non s’è ancora ristabilita dal coronavirus, e Mike Pence non pesa -. La democratica tiene Biden al coperto e manda avanti la candidata vice Kamala Harris, che va a ‘pestare i piedi’ a Trump in North Carolina, ad Asheville e Charlotte, oltre che giocarsi Obama. Anche il cast di Happy Days tornerà insieme per un giorno a sostegno di Biden nel Wisconsin, uno degli Stati in bilico, che faceva da sfondo alla leggendaria sitcom.

Per molti elettori, il dibattito e i comizi non contano, però, più nulla: quasi 40 milioni di americani, il 16% circa dei potenziali elettori, e un terzo circa di quelli che risulteranno essere i votanti, hanno già fatto, in anticipo, di persona o per posta, la loro scelta: dato senza precedenti, effetto pandemia. Circa un quinto, quasi 7,5 milioni, sarebbero ‘astensionisti seriali’, che stavolta si sono mobilitati, democratici quasi al 60%.

Poi ci sono polemiche e illazioni: sui conti di Trump in Cina – Nancy Pelosi, speaker della Camera, vi vede un rischio per la sicurezza nazionale –; sulle voci di licenziamento del direttore dell’Fbi Chris Wray; sulle rivelazioni del New York Times su centinaia di bambini di migranti non ancora restituiti alle loro famiglie dopo essere stati separati dai genitori all’ingresso nell’Unione.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell invita la Casa Bianca a non fare un accordo con la Pelosi su nuovi stimoli economici anti-Covid prima dell’Election Day: un’intesa potrebbe esacerbare le divisioni interne ai repubblicani e mettere a rischio la conferma della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. Trump vorrebbe invece poter elargire un po’ di denaro prima del voto.

Il senatore repubblicano Mitt Romney fa ufficialmente sapere che non voterà per Trump, ma non dice se voterà per Biden: il candidato repubblicano alla Casa Bianca nel 2012 è sempre stato critico nei confronti del magnate presidente.

Intanto, il coronavirus avanza: alla mezzanotte sulla East Coast, secondo i dati della John’s Hopkins University, i contagi nell’Unione superavano gli 8.336.000 e i decessi erano oltre 222.200.

Lo show di Obama a Filadelfia – Quello di Obama è un vero e proprio show: prima del comizio, l’ex presidente gira per la città in camicia, con una mascherina nera, con un megafono per invitare la gente ad andare a votare. Molti si fermano a salutarlo e ad ascoltarlo, una bambina s’avvicina e gli dà il gomito.

In una tavola rotonda con la comunità afro-americana, Obama ammette che la pandemia è difficile da affrontare per qualsiasi presidente, ma accusa Trump di “incompetenza e disinformazione” e si dice fiducioso che Biden e la Harris si circonderanno di persone serie e capaci.

Per Obama, è solo la prima tappa di un tour negli Stati in bilico per mobilitare il blocco di elettori che lo fece vincere nel 2008 e nel 2012: afro-americani, latinos, millennials.

Sull’ANSA, Claudio Salvalaggio la racconta così: “L’ex presidente prende di mira Trump su tutti i fronti, a partire dalla gestione della pandemia, per la quale lo accusa di “incompetenza e disinformazione”, rammaricandosi per le molte vite che si sarebbero potute salvare. Obama non dimentica le rivelazioni del New York Times sul conto bancario del magnate in Cina: “Potete immaginare se avessi avuto un contro segreto in Cina quando correvo per la rielezione? Ha pagato più tasse a un Paese straniero che negli Usa. Io ho pagato più tasse di lui quando avevo 15 anni e distribuivo gelati”.

L’ex presidente ha quindi denunciato che la democrazia non può funzionare con un presidente “che mente tutti i giorni”, “ritwitta teorie cospirative”, “minaccia o chiede la galera per i rivali politici”. “Non è un comportamento normale per un presidente. Non potremmo tollerarlo da un preside, non potremmo tollerarlo dall’allenatore, non potremmo tollerarlo da un collega, non potremmo tollerarlo nella nostra famiglia, eccetto forse per qualche zio pazzo”, ha detto, citando così Savannah Guthrie, la moderatrice che ha messo all’angolo il presidente nell’ultimo town hall.

Obama ha infilzato il suo successore pure per la politica estera: “La nostra reputazione nel mondo è a pezzi”, ha denunciato, ricordando i flirt di Trump coi dittatori. “I prossimi giorni – ha concluso – definiranno il nostro Paese per i decenni a venire. Non lasciamo che questa elezione ci lasci rimpianti perché, sapete, il presidente l’ha già detto, ‘se il risultato sarà incerto, mi inventerò qualcosa’. Lui è già pronto a farlo, così noi non dobbiamo lasciare nessun dubbio, non dobbiamo essere compiacenti. Non mi interessano i sondaggi. Andate a votare e convincete gli altri a farlo””.

La sorte incerta di Wray e di Barr – Trump e i suoi consiglieri hanno ripetutamente discusso se licenziare dopo le elezioni il capo dell’Fbi Christopher Wray, il che potrebbe compromettere anche la permanenza del segretario alla giustizia William Barr. Cresce infatti la frustrazione del presidente per la mancata spinta alla sua rielezione degli apparati investigativi, come avvenne invece nel 2016.

Lo scrive il Washington Post: Trump sperava che Wray e Barr mettessero sotto inchiesta i Biden e voleva un annuncio simile a quello fatto nel 2016 dall’allora capo dell’Fbi James Comey, che riaprì, a 11 giorni dal voto, un’indagine sul server di posta elettronica privato usato da Hillary Clinton (salvo voi chiuderla nell’imminenza del voto). La frustrazione del presidente sarebbe pure funzione dei mancati sviluppi della contro-inchiesta sulle origini del Russiagate, da lui ritenuto un complotto dell’Amministrazione Obama contro la sua campagna.

I bambini dei migranti separati dai genitori – Almeno 545 bambini migranti separati dai genitori al confine con il Messico dall’Amministrazione Trump non hanno ancora ritrovato le loro famiglie. Lo riferisce il New York Times, citando documenti all’attenzione di un tribunale. Dei minori vittime dalla politica di tolleranza zero varata da Trump nel 2017, almeno 60 erano sotto i cinque anni.

A giugno 2018, erano almeno 2.700 i bambini separati dai loro genitori. Nel 2019, la stessa sorte sarebbe toccata ad almeno altri 1.556 minori.

Biden definisce la vicenda “un’indecenza, un fallimento morale, una macchia sull’onore nazionale”, impegnandosi a inviare al Congresso, il primo giorno del suo insediamento, una legge per creare una roadmap verso la cittadinanza per gli 11 milioni di ‘dreamers’ entrati negli Usa minorenni, seguendo i genitori clandestini.

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