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domenica, Ottobre 25, 2020
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Coronavirus: Trump, Putin e il vaccino elettorale


“Caro Direttore, quando la politica interviene inopportunamente sui vari accadimenti del vivere genera solo disastri. Il populista Donald Trump sta premendo per ottenere addirittura il vaccino anti Covid-19 prima del voto, di fatto anche prima della conclusione della fase III, che è l’ultimo e necessario passaggio della rigorosa sperimentazione clinica. E ciò che è sconvolgente e che una autorità scientifica di prestigio come la Food and Drug Administration (Fda) pare stia cedendo alle pressioni scriteriate del presidente americano, che per meri propositi elettoralistici rischia di invalidare un percorso virtuoso. In Italia, il tanto bistratto governo Conte non si permetterebbe mai di influenzare le sperimentazioni dei centri clinici e degli ospedali universitari. I primi test sull’uomo, da noi, sono partiti a fine agosto all’Istituto Spallanzani di Roma. Ma i nostri politici, che potrebbero insegnare a Trump i rudimenti del fare democratico, non si sognerebbero minimamente di intromettersi nelle decisioni tecniche dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Aifa e del Comitato Etico Nazionale. Con profonda stima”

Gentile Lettore, che vuole che le dica?, ha perfettamente ragione. E non è manco motivo d’orgoglio constatare che i nostri governanti, come quasi tutti i leader della Vecchia Europa, fanno meglio dello scriteriato e sciagurato Donald Trump. Sarei invece meno severo con Fda, Cdc e altri presidi della sanità Usa, che difendono le loro indipendenza e integrità e il rigore scientifico dall’invadenza dell’Amministrazione.

Sul fronte vaccino, ce n’era uno che finora aveva fatto peggio, Vladimir Putin, messosi in proprio con il suo Sputnik, che ha riscosso più dubbi che crediti nella comunità scientifica internazionale. Ma – è notizia di martedì sera – Trump s’è ora chiamato fuori dallo sforzo globale per sviluppare, produrre e distribuire in modo equo il vaccino, a causa del ruolo  “della corrotta Oms e della Cina” – cito la Casa Bianca -.

Il presidente Usa ha provato a propinarci come rimedi anti-Covid-19 medicinali di scarsa efficacia, come la idrossiclorochina, o addirittura nocivi, come la goccia di candeggina in un bicchiere d’acqua che ‘disinfetta i polmoni’. E ora il WP scopre che un suo consigliere, Peter Navarro, fece acquistare ventilatori iper-pagati – contratto cancellato e inchiesta avviata: un ‘caso Fontana’ all’americana -.

Tra l’altro, avrà notato che l’epidemia e il coronavirus sono spariti dai discorsi di Trump candidato, come se gli americani non si ammalassero più – in media 40 mila al giorno nell’ultima settimana – e non morissero più – in media, un migliaio al giorno nell’ultima settimana -. L’idea è che l’epidemia è cosa del passato e che l’insicurezza è tutta nelle proteste anti-razziste che scuotono l’Unione – che hanno fatto un morto nell’ultimo mese (comunque, uno di troppo) -. Stia però certo che, se mai un vaccino, quale che sia, arrivasse prima dell’Election Day, il magnate candidato vorrà appuntarselo sul petto, medaglia alla salvezza dell’umanità. Ma, magari, gli americani scoprono prima il vaccino anti-Trump.

L’articolo Coronavirus: Trump, Putin e il vaccino elettorale sembra essere il primo su Giampiero Gramaglia – Gp News.



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