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Usa 2020: – 182, quando #Metoo gioca per Trump contro Biden

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/ lo 05/05/2020 e pubblicato anche da https://www.affarinternazionali.it/ https://www.affarinternazionali.it/blogpost/192-quando-metoo-gioca-per-trump-contro-biden/ e da https://formiche.net/ https://formiche.net/2020/05/dem-cina-trump-biden/

Mentre gli Stati Uniti e il Mondo intero sono alle prese con la più grave crisi sanitaria ed economica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale; e mentre il presidente Donald Trump distribuisce accuse, alla Cina, all’Oms, ai governatori, invece di assumersi responsabilità; i democratici s’impantanano in un autolesionistico dibattito ‘radical chic’ ‘derivato #Metoo’ sulle accuse di una ex collaboratrice a Joe Biden per un – presunto – episodio del 1993.

Accuse ben più gravi, circonstanziate e probabilmente vere, al punto da indurre l’allora candidato Trump a comprare il silenzio di chi lo denunciava, furono trangugiate dall’elettorato repubblicano, anche femminile, nel 2016 e, in una parte dei fan del magnate, ne rafforzarono l’immagine.

Intanto, il coronavirus continua a mietere vittime a migliaia, anche se il numero dei decessi lunedì, 1.015, è stato il più basso da un mese a questa parte. Secondo i dati della Johns Hopkins University, l’epidemia ha fatto quasi 69 mila morti e ha contagiato oltre 1.180.000 persone. Ma proiezioni dell’Amministrazione, di cui dà notizia il New York Times, indicano che di qui a giugno il numero delle vittime da coronavirus negli Usa potrebbe salire fino a circa 3000 al giorno, in conseguenza della ripresa delle attività.

La governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, figura in ascesa, protagonista di un ‘braccio di ferro’ con Trump sul mantenimento del lockdown nel suo Stato, s’è ieri aggiunta all’elenco delle esponenti del partito democratico che difendono l’ex vicepresidente, ora candidato alla Casa Bianca, dalle accuse di aggressione sessuale che Tara Reade denuncia di avere subito, modificando una storia già raccontata un anno fa.

“Dobbiamo dare alle persone l’opportunità di raccontare la loro vicenda, ma poi abbiamo il dovere di valutarla”, ha detto alla Cnn la Whitmer, citata fra le possibili ‘vice’ di Biden, che s’è impegnato a fare ticket con una donna.

Incalzata sull’argomento, anche per avere accreditato a suo tempo le accuse di abuso sessuale contro il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, la governatrice ha risposto che “non c’è un quadro d’accuse d’abusi sessuali” contro Biden – Kavanaugh fu comunque confermato nel ruolo dal Senato a maggioranza repubblicana -.

La Whitmer ha anche contestato l’intervistatore per averle posto le domande in quanto donna che subì un’aggressione sessuale, da lei denunciata, trent’anni fa, quand’era in prima liceo: “Il solo fatto di essere una sopravvissuta non significa che ogni denuncia sia uguale. Significa dare la possibilità a tutti di esporre il proprio caso e poi formulare un giudizio che sia informato”.

Biden ha già incassato l’appoggio di molte esponenti democratiche: la speaker Nancy Pelosi e l’ex first lady Hillary Clinton, le senatrici ed ex rivali Kamala Harris, Amy Klobuchar, Elizabeth Warren e Kirsten Gillibrand e l’ex candidata governatrice della Georgia Stacey Abrams.

Ma, nell’America di #Metoo, con i repubblicani che soffiano sul fuoco delle polemiche, le accuse della Reade, smentite dall’ex vice-presidente e non suffragate da elementi oggettivi, alimentano voci fantasiose. Su The Hill, il giornale del Campidoglio di Washington, Douglas MacKinnon, consulente politico e per la comunicazione, ex collaboratore alla Casa Bianca di Ronald Reagan e George H.W. Bush, evoca scenari con il governatore di New York Andrew Cuomo ‘for president’, o addirittura il ticket stellare – e forse anti-costituzionale – Hillary Clinton e Barack Obama suo vice, se Biden dovesse ritirarsi dalla corsa. Sulla panchina dei democratici, siederebbe anche l’ex segretario di Stato John Kerry, già candidato nel 2004 alla Casa Bianca.

Citando fonti democratiche, MacKinnon elenca tre ragioni che potrebbero minare la candidatura dell’ex vice-presidente: le accuse di aggressione sessuale da parte della Reade e le pressioni dell’opinione pubblica #Metoo, la vicenda ucraina del figlio Hunter – discusso socio d’una società energetica ucraina, la Burisma -, problemi cognitivi o legati all’età. Se Biden dovesse ritirarsi prima della convention, sarebbero i delegati a nominare il suo sostituto; altrimenti, il comitato nazionale del partito.

Il tandem Clinton-Obama, secondo MacKinnon, sarebbe la soluzione più creativa – ma pure quella che suona fanta-politica: un piano “C and O” che, nel caso di impedimento del presidente, cozzerebbe però contro la Costituzione, che limita a due mandati l’esercizio presidenziale.

E per fugare il sospetto che #Metoo abbia due pesi e due misure, il NYT sollecita ai democratici un’inchiesta sul ‘caso Reade’. E c’è chi chiede a Biden di autorizzare la diffusione dei documenti sui suoi 36 anni da senatore conservati all’ Università del Delaware, dove potrebbe trovarsi traccia della denuncia della donna.

Intanto, gli esperti dell’Oms hanno classificato “speculazioni” le teorie su un’origine del coronavirus in un laboratorio cinese e hanno sottolineato di non avere ricevuto alcuna prova in tal senso da parte degli Stati Uniti.

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