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Usa 2020: – 186, proteste anti-lockdown ‘donne per Trump’

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/ il Primo Maggio 2020 e pubblicato anche da https://www.affarinternazionali.it/ https://www.affarinternazionali.it/blogpost/196-le-proteste-anti-lockdown-delle-donne-per-trump/ e da https://formiche.net/

1° maggio di manifestazioni negli Stati Uniti. Ma non è il Primo Maggio come lo vivevamo noi: negli Usa, non è festa – il Labour Day è il primo lunedì dopo la prima domenica di settembre -. Organizzati dalle donne ‘trumpiane’ di Women for America First, i ‘Maga May Day Rallies’ sono proteste contro gli ordini di ‘stay-at-home’ e per la riapertura dell’America. Nonostante che le cifre del contagio restino impressionanti e suggeriscano prudenza: le vittime del coronavirus hanno ieri raggiunto quota 63 mila – secondo i dati della John Hopkins University –, i contagi sono 1.070.000. Nella giornata di giovedì i morti sono stati 2.053.

Programmate in una cinquantina di città – Newsweek ne conta 47 -, le proteste dei ‘Maga May Day Rallies’ (Maga è l’acronimo dello slogan di Trump, Make America great again) si differenziano dalle proteste anti-lockdown di aprile in una decina di Stati: le organizzatrici riconoscono la gravità della situazione e la necessità di proteggere “i più vulnerabili”, lavoratori della sanità, anziani, immuno-depressi e quant’altri. La tesi è che “l’America non può distruggere vite e sogni della maggioranza per proteggere una minoranza”, citando a sostegno articoli della Costituzione violati.

Come le sue fan, Trump scalpita per fare ripartire l’economia, riaprire le scuole, rimettere in pista lo sport e ricominciare a fare campagna elettorale. La prossima settimana, dovrebbe recarsi in Arizona, dopo non avere lasciato Washington per parecchie settimane. “Spero anche di andare presto in Ohio … Cominceremo ad andare di nuovo in giro e … torneremo a organizzare enormi comizi … con le persone sedute l’una accanto all’altra”.

La fretta di Trump è motivata dalle cifre dell’economia, dall’irrequietezza dei suoi sostenitori e dai numeri dei sondaggi, che lo danno in calo di popolarità e dietro al rivale democratico Joe Biden. Le linee guida sul distanziamento sociale, in vigore da 45 giorni e che scadevano ieri, non sono state rinnovate: il vice-presidente Mike Pence dice che sono state incorporate nei nuovi orientamenti della Casa Bianca su come gli Stati possono allentare le restrizioni e cominciare a riaprire. Le linee guida della Casa Bianca suggerivano agli americani di lavorare da casa ed evitare assembramenti e viaggi discrezionali e consigliavano alle persone anziane o con altre patologie di isolarsi.

Proprio perché frustrato da alcuni sondaggi negativi, Trump s’è scagliato in conference call contro il suo campaign manager Brad Parscale, che lo incoraggiava a ridurre la frequenza dei briefing sul coronavirus o a non rispondere alle domande dopo la gaffe sulla cura con iniezioni di disinfettante. Secondo vari media, il presidente ha ribattuto che la gente “ama” i suoi briefing e avrebbe, forse scherzando, minacciato una causa contro Parscale.

Alla conference call erano presenti il genero e consigliere Jared Kushner e la presidente del partito Ronna McDaniel. Trump avrebbe detto che non perderà contro Biden, che i sondaggi sono sbagliati e che in ogni caso la responsabilità di un calo di popolarità era del campaign manager.

Trump continua a prendersela con nemici interni ed esterni. Dopo le polemiche con i governatori, spesso democratici, che nonostante le proteste non vogliono allentare il lockdown e con i sindaci delle ‘città santuario’, dice, in un’intervista alla Reuter, che la Cina “farà tutto quel che può” per impedirgli di essere rieletto.

Secondo il WP, la Casa Bianca sta studiando vie per punire la Cina o chiederle indennizzi per come gestì gli esordi dell’epidemia. In privato, Trump e alcuni suoi consiglieri hanno discusso se togliere alla Cina l’”immunità sovrana”, per consentire all’Amministrazione Usa o alle vittime di citare Pechino per danni. Altri dirigenti ipotizzano di cancellare parte dei debiti con la Cina. Tutto ciò nonostante l’intelligence statunitense sia giunta unanime alla conclusione che il coronavirus non è stato prodotto dall’uomo o geneticamente modificato.

Trump è convinto che Pechino avrebbe dovuto informare molto più presto il mondo su quanto stava accadendo. Il Ministero degli Esteri cinese, dal canto suo, ribadisce totale disinteresse a interferire nelle presidenziali Usa, che sono “un affare interno” in cui Pechino auspica di non essere trascinata.

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