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Usa 2020: – 198, Trump minaccia Cina e alimenta proteste

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/ il 19/04/2020 e pubblicato anche da https://www.affarinternazionali.it/ https://www.affarinternazionali.it/blogpost/198-trump-minaccia-la-cina-e-alimenta-le-proteste/ e da Formiche,.net https://formiche.net/2020/04/usa2020-trump-scommette-su-retorica-anti-cina-e-lockdown-scrive-gramaglia/

La Cina “pagherà le conseguenze”, se ha deliberatamente diffuso la pandemia, e l’Europa sta peggio dell’America per la diffusione del contagio: Donald Trump cerca nemici colpevoli e termini di paragone favorevoli, mentre i decessi per coronavirus negli Stati Uniti si avvicinano ai 39 mila e oggi supereranno i 40 mila e i positivi al contagio superano i 730 mila – dati della Johns Hopkins University -. Nella giornata di sabato, le morti sono state 1.891, meno che nei giorni precedenti, quando avevano a tre riprese superato le duemila. In Europa i decessi sono ormai oltre 100.000, cioè i due terzi delle quasi 160 mila vittime registrate in tutto il Mondo.

Il magnate presidente, che fa del briefing quotidiano sulla diffusione del coronavirus uno strumento di campagna elettorale, sostiene le contestazioni anti-lockdown contro governatori generalmente democratici e accusa i media di non riportare le statistiche che mostrano come gli Usa abbiano – sostiene – risultati migliori a quelli di qualsiasi altro Paese, con “il tasso di mortalità pro capite più basso rispetto alle nazioni dell’Europa occidentale, con l’unica eccezione forse della Germania” – quanto alla Cina, si parte dal presupposto che i dati siano falsi -. Deborah Birx, coordinatrice della task force anti-epidemia, indica che negli Usa il tasso di mortalità da coronavirus è di 11,24 decessi ogni centomila persone.

Sulle responsabilità della Cina, evocate da rapporti dell’intelligence, Trump dice: “Ne pagheranno le conseguenze, certamente, se ne sono intenzionalmente responsabili; non se è stato un errore”. E rivela di avere appena ricevuto “una bella lettera” dal leader nord-coreano Kim Jong-un, con cui ha “buone relazioni” e con cui “stiamo andando bene” – quasi una contrapposizione con la Cina -.

E, a proposito di errori, il Washington Post scrive che uno sbaglio del Cdc, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, avrebbe causato ritardi nella risposta all’epidemia: i primi kit statunitensi per individuare il coronavirus avevano problemi di contaminazione perché standard di produzione erano stati violati proprio dal Cdc, il che ha ritardato di oltre un mese la capacità d’effettuare i test.

Nel suo briefing, Trump ha pure difeso i tweet con cui incoraggiava a ‘liberare’ dal lockdown Minnesota, Michigan e Virginia, Stati a guida democratica. Il presidente sostiene che alcuni Stati hanno preso misure eccessive, ma non ha risposto a chi gli faceva notare che le proteste violano anche le sue linee guida sul distanziamento sociale. Il magnate ha anche ribadito l’invito a liberare la Virginia dalle restrizioni sulle armi adottate, respingendo l’obiezione che forse non è appropriato mescolare i due temi.

In un confronto a distanza che va avanti da settimane, il governatore di New York Andrew Cuomo, ha invitato Trump a non politicizzare l’emergenza coronavirus: “Se politicizzate tutte le emozioni” legate all’epidemia, “peggiorate la situazione. Noi non possiamo permetterlo”.

Ieri s’è manifestato pure in Texas, davanti al Parlamento della capitale Austin – la cupola più grande d’America -, nonostante il governatore repubblicano Greg Abbott abbia per primo annunciato l’allentamento delle restrizioni, utilizzando i margini di manovra riconosciuti agli Stati dalla Casa Bianca.

La protesta, con slogan come ‘You Can’t Close America’ e ‘Fire Fauci’, era una sfida alle norme ora in vigore: centinaia di persone l’una vicina all’altra, senza distanziamento sociale, solo alcune con la mascherina, agitavano cartelli con su scritto ‘Impedite il collasso economico’, ‘Ogni lavoro è essenziale”.

Un’analoga protesta s’è svolta ad Annapolis, la capitale del Maryland: il governatore, Larry Hogan, è pure repubblicano ma non intende riaprire presto. Le cifre del contagio non fermano i contestatori armi in vista e bandiere confederate al vento, spesso vicini alla Alt-right e ai suprematisti bianchi. E Politico rileva che l’Amministrazione progetta di contestare in giustizia gli eccessi di lockdown.

Nelle proteste, del resto, l’economia c’entra fino a un certo punto: chi contesta misure anti-contagio vuole affermare la libertà dell’individuo di fare quel che vuole. Incoraggiati dal magnate presidente, sono sostenuti da predicatori evangelici fondamentalisti e da commentatori libertari. E, con il Texas, pure il Vermont, ‘socialista’, ma ‘libertario’, e il Montana s’apprestano a riaprire progressivamente dalla prossima settimana.

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