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Usa 2020: – 339, ‘nipote d’America’ su, Kamala ‘Obama nera’ giù

Scritto per https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/ il 30/11/2019

Pete Buttigieg, il nipote preferito dei Nonni (bianchi) d’America, va sempre più su nei sondaggi, specie nei due Stati che apriranno la stagione delle primarie, lo Iowa e il New Hampshire. Mentre Kamala Harris, entrata in lizza come l’Obama donna, non solo non decolla, ma addirittura crolla: a un certo punto, la senatrice della California sembrava potere avvicinare e insidiare i Grandi Vecchi – Biden, Sanders, Warren, in ordine alfabetico – di questa affollata e incerta corsa alla nomination democratica, ma poi qualcosa s’è inceppato nella sua campagna.

Invece di lei, è salito nei sondaggi Buttigieg, sindaco di South Bend, cittadina dell’Indiana, omosessuale dichiarato e candidato ‘arcobaleno’, che è il ‘cocco’ della stampa liberal e che sta riscuotendo un imprevisto successo fra gli elettori bianchi della terza età, mentre esercita meno richiamo sui giovani e sulle minoranze, specie fra i neri.

Nei giorni scorsi, Buttigieg ha presentato il suo piano per la sanità, intitolato ‘Gray New Deal’, con un riferimento ai capelli grigi della sua ‘constituency’. Gli Stati che per primi sceglieranno i loro delegati alla convention democratica, Iowa e New Hampshire, sono prevalentemente bianchi e, quindi, gli sono sulla carta favorevoli. “Ciascuno vede in lui il nipote preferito”, riferisce al NYT un funzionario democratico.

Al naufragio della campagna della Harris, dilaniata al suo interno da lotte e da critiche, dedica un servizio inchiesta proprio il New York Times, che ha intervistato una cinquantina di membri ed ex membri del suo staf e di sostenutori. Tutti puntano il dito su una mancanza di strategia e una disorganizzazione di fondo riconducibile al vertice, cioè a Kamala e a sua sorella Maya, presidente della campagna.

Una lettera di dimissioni di una collaboratrice aiuta a ricostruire le tensioni interne allo staff della senatrice. Kelly Mehlenbacher scrive: “E’ la mia terza campagna elettorale presidenziale e non ho mai visto un’organizzazione che tratta così male lo staff. Continuo a ritenere che la senatrice Harris sia la candidata migliore per vincere le elezioni del 2020, ma non ho più fiducia nella sua campagna e nella sua leadership” si legge nella missiva.

La Mehlenbacher osserva come sia “inammissibile che a meno di 90 giorni dall’Iowa non ci sia ancora un piano per vincere”.

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