HomeUsaUsa 2024: - 269, Trump, verso ok Corte Suprema e vittoria in...

Usa 2024: – 269, Trump, verso ok Corte Suprema e vittoria in Nevada; Biden, ‘assoluzione’ boomerang

Scritto lo 08/02/2024 per la sezione Usa 2024 del mio sito e ripreso da The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/usa/usa-2024-269-trump-verso-ok-corte-suprema-e-vittoria-in-nevada-biden-assoluzione-boomerang/

-

Usa 2024 269 – La Corte Suprema degli Stati Uniti è orientata a ribaltare la decisione della Corte Suprema del Colorado di escludere Donald Trump dalle primarie dello Stato in forza della sezione 3 del 14° emendamento della Costituzione che vieta l’accesso a incarichi pubblici a funzionari che, participando a rivolte o a sommosse, abbiano tradito il giuramento fatto di osservanza della stessa Costituzione.

Non è chiaro quando la Corte Suprema, che ieri ha ascoltato le argomentazioni delle parti, farà conoscere il suo verdetto. Ma il giudizio del New York Times è che quella di giovedì “è stata una buona giornata per Donald Trump e i suoi legali”. Tanto più che il magnate ha poi vinto, com’era scontato, i caucuses del Nevada, dove non aveva rivali.

Mentre per il presidente Joe Biden l’ ‘assoluzione’ nella vicenda dei documenti riservati conservati in un suo garage e in un suo vecchio ufficio s’è rivelata un boomerang, perché, se il procuratore speciale Robert Hur non ne ha chiesto l’incriminazione, lo ha però descritto un vecchietto dalle ridotte facoltà mentali. “Commenti inappropriati”, è la replica della Casa Bianca.

Usa 2024: Corte Suprema, perplessità sul verdetto del Colorado
240208 Usa 2024 269 - Corte Suprema - esterno
Manifestantyi e cuoriosi fuori dalla Corte Suprema (Fonte: New York Times)

Le domande rivolte dai giudici della Corte Suprema a quelli del Colorado fanno trasparire perplessità sull’esclusione dalle primarie di Trump, che avrebbe tradito il giuramento fatto cercando di rovesciare l’esito delle elezioni del 2020, vinte da Joe Biden, e sobillando migliaia di facinorosi suoi sostenitori che diedero l’assalto al Campidoglio il 6 gennaio 2021 per indurre il Congresso riunito in sessione plenaria a ribaltare l’esito del voto – ci furono morti e feriti -.

I nove giudici della Corte Suprema hanno ieri ascoltato per 90 minuti le argomentazioni della Corte del Colorado e dei legali di Trump, che hanno fatto appello contro l’esclusione dalle primarie in Colorado, dove si vota il 5 marzo, nel Super Martedì. Altri casi analoghi sono pendenti davanti a corti di vari Stati, a diversi stadi dell’iter giudiziario: alcuni sono già stati respinti, altri sono in attesa di giudizio, il Maine s’è già allineato al Colorado. Ma una sentennza della Corte Suprema federale chiuderà la partita, in un senso o nell’altro.

Dall’udienza di ieri, i media Usa hanno tratto la percezione unanime che la Corte Suprema si appresti a respingere la decisione del Colorado, per una serie di motivi apparentemente condivisi sia dai sei giudici conservatori – tre dei quali scelti da Trump presidente – che dai tre progressisti: la sezione 3 del 14° emendamento non fa riferimento al presidente, ma a funzionari; le responsabilità di Trump nell’insurrezione del 6 gennaio 2021 non sono ancora state accertate da un tribunale; si possano creare distorsioni nel sistema elettorale, con decisioni divergenti dei vari Stati.

C’è, infine, una considerazione più politica che giuridica: il timore delle conseguenze che un’esclusione di Trump dalle primarie per via giudiziaria potrebbe avere, in un Paese già fortemente polarizzato, proprio dagli atteggiamenti e dalle dichiarazioni del magnate.

A breve, la Corte Suprema dovrà probabilmente occuparsi di un altro ricorso di Trump, annunciato ma non ancora presentato: la sua pretesa d’immunità per il suo operato quand’era presidente, da fare valere nei quattro processi penali che l’attendono: due federali, a Washington e in Florida; uno statale, in Georgia, e uno locale, a New York.

Usa 2024: primarie, Nevada, Trump fa il pieno di voti e delegati

Donald Trump ha vinto i caucuses del Nevada, aggiudicandosi tutti i delegati dello Stato nella marcia apparentemente inarrestabile verso la nomination a candidato repubblicano alla Casa Bianca.

L’ex presidente era, di fatto, l’unico candidato e ha fatto quasi il pieno dei voti, oltre il 90% – i dati non sono ancora definitivi -. Martedì, c’erano state in Nevada delle primarie, che, però, non assegnavano delegati: vi aveva partecipato la rivale di Trump Nikki Haley, che aveva subito uno smacco (aveva avuto un terzo dei suffragi, ma due elettori su tre avevano preferito la casella “nessun candidato”).

Usa 2024: Biden, il boomerang dell’ ‘assoluazione’ sui documenti riservati

(ANSA) Joe Biden conservò e divulgò volontariamente materiali altamente classificati quando era un privato cittadino, inclusi documenti sulla politica militare ed estera in Afghanistan e altre questioni sensibili di sicurezza nazionale. Ma non va incriminato perché sarebbe difficile indurre una giuria a condannarlo. Sono le conclusione del rapporto del procuratore speciale Robert Hur, reso ieri pubblico senza omissis, che critica duramente la gestione dei documenti da parte di Biden, mettendolo fortemente in imbarazzo e dipingendolo come un anziano con poca memoria.

Il presidente subisce un doppio smacco politico-elettorale: non potrà più vantare quella esperienza e competenza che ha messo al centro anche della sua campagna per la rielezione alla Casa Bianca: e non potrà più attaccare il suo rivale Donald Trump, che è sotto processo per i documenti riservati conservati nella sua dimora di Mar-a-Lago in Florida. Il magnate ha subito parlato di “una giustizia con doppi standard”, anche se lui non ha mai collaborato con gli inquirenti e cercò anzi d’inquinare le prove.

L’inchiesta su Biden era stata avviata dopo che l’Fbi aveva scoperto a fine 2022 documenti riservati in suo possesso conservatiu in modo inadeguato. Il presidente diede pieno sostegno all’indagine e si prestò a essere interrogato, facendo però emergere circostanze inquietanti, a giudizio di Hur.

Biden non poteva essere perseguito come presidente in carica, ma nel suo rapporto Hur afferma che

non avrebbe comunque raccomandato accuse contro di lui per varie ragioni, fra cui il fatto che Biden sarebbe probabilmente apparso a una giuria “come un anziano empatico, ben intenzionato e con scarsa memoria”.

Biden si rallegra che l’indagine si sia conclusa e che non siano state formulate accuse e sostiene d’avere sempre “lavorato per proteggere la sicurezza dell’America”. Ma il suo team legale chiede che Hur corregga suoi commenti “che non pensiamo siano accurati o appropriati”. Trump, invece, va all’attacco: “Questo caso dimostra che il sistema giudiziario ha doppi standard e che i processi contro di me sono selettivi e incostituzionali!… Il caso di Biden è cento volte … più grave del mio”. Gli fa eco lo speaker della Camera, e suo stretto alleato, Mike Johnson: “Un uomo così incapace che non può essere incriminato per aver mal custodito le carte è certamente inadatto alla presidenza”.

gp
gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

ULTIMI ARTICOLI

Appuntamenti

#EU60: #MaratonaEuropea

0
21/03/2017, Roma - Nell'ambito della #MaratonaEuropea, Noi Identità Memoria, 60 anni dei Trattati di Roma, dal 20 al 24 marzo presso il Dipartimento di...

usa 2020

coronavirus - elezioni - democrazia - ostaggio

Coronavirus: elezioni rinviate, democrazia in ostaggio

0
Elezioni rinviate, elezioni in forse, presidenti, premier, parlamenti prorogati: la pandemia tiene in ostaggio le nostre democrazie e, in qualche caso, le espone alla...