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Piazza Tienanmen: 34 anni anni fa, l’orrore del massacro. il coraggio d’un ragazzo

Scritto per The Watcher Post e pubblicato lo 04/06/2023 https://www.thewatcherpost.it/news/piazza-tienanmen-34-anni-anni-fa-lorrore-del-massacro-e-il-coraggio-dun-ragazzo/

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Il ragazzo si para solo davanti alla fila dei carri armati, su viale Chang’an, il Viale della Pace Eterna, che a un certo punto corre tra piazza Tienanmen e la Città Proibita: camicia bianca, pantaloni neri, in mano un sacchetto di plastica e la giacca. I carri provano a girargli intorno. Il ragazzo si sposta e continua a bloccarli. Poi si arrampica sulla torretta del primo e parla con il carrista. Arriva gente che lo porta via. Di lui, con certezza, non si è più saputo nulla, né il nome, né la sorte: tante ipotesi, nessuna verità

E’ il 5 giugno 1989: quel Leonida solitario, senza Termopili a ostacolare il passaggio dei persiani; quell’Orazio Coclite della contemporaneità, senza Ponte Sulpicio da difendere; quel Pietro Micca senza una polveriera da fare saltare; quel giovane è divenuto l’immagine iconica della resistenza alla repressione della protesta di piazza Tienanmen, avvenuta il giorno prima e di cui praticamente non ci sono immagini.

Storia di 34 anni fa esatti, impensabile oggi. Ma allora non c’erano ‘smartphone’ capaci di fare e inviare foto e video; e non c’erano, quindi, ‘citizens journalists’ fra le migliaia di giovani accampati per protesta e testimonianza sulla piazza della Porta della Pace Celeste – Pace Eterna, Pace Celeste, nomi che, con il senno di poi, suoneranno quasi premonitori di quanto sarebbe accaduto -. Inviati e corrispondenti, fra i quali alcuni feriti, furono tenuti lontani dalla scena nell’ora del massacro.

Scriveva il corrispondente dell’ANSA da Pechino Giulio Pecora, in un dispaccio diffuso alle 01.41 del 4 giugno, ora italiana -: “All’alba, carri armati leggeri dell’esercito, seguiti da soldati che sparavano ad altezza d’uomo con fucili mitragliatori, sono entrati nella piazza dove ormai rimanevano solo centinaia di studenti e operai ai piedi del Monumento agli Eroi, Non si sa quanti ‘irriducibili’ siano stati colpiti, diversi di loro sono stati visti fuggire… Al sorgere del sole, quando ancora si udivano spari e scoppi di bombe a mano nel centro della città, aiuto con altoparlanti giravano per i quartieri raccomandando alla gente di non uscire di casa… Pochi passanti, nonostante la domenica, si avventuravano per i larghi viali alberati, marcati dai segni dei cingolati che hanno ‘riportato l’ordine’ nella capitale cinese…”. E l’allora collaboratrice dell’ANSA Barbara Alighiero aggiungeva: “Secondo stime di studenti ritiratisi dalla piazza alle 08.00 circa – le 01.00 italiane -, ci sarebbero circa 2.000 tra morti e feriti fra studenti e operai che si opponevano pacificamente all’intervento dei militari. Sempre secondo le stesse fonti, alle 07.30 era stato raggiunto un accordo con un emissario dell’Esercito per il ritiro degli studenti, ma i soldati avrebbero continuato a sparare uccidendo o ferendo altri 11 giovani”.

La repressione della protesta che per quasi 50 giorni, dal 15 aprile al 4 giugno, aveva scosso la Cina ed emozionato il Mondo scattò senza giornalisti stranieri sulla enorme piazza, teatro di una serie di manifestazioni di massa. Cronaca e bilancio di quelle ore restano ancora avvolti per molti aspetti nel mistero o nell’indeterminatezza.

Il rivoltoso sconosciuto non ha mai avuto un nome certo, anche se numerose ipotesi sono state fatte sulla sua identità e sulla sua sorte – c’è chi lo dice giustiziato; chi libero, dopo anni di prigione -; così come non hanno mai avuto un numero e un nome le vittime della repressione: centinaia, forse migliaia i morti; migliaia i feriti. Foto e filmati del ragazzo che da solo fermava i carri fecero il giro del mondo: ne esistono varie versioni tutte simili e tutte riprese da lontano – più o meno 800 metri -, alcune dallo stesso balcone di un hotel di Pechino.

Innescate dalla morte del leader cinese riformatore Hu Yaobang, le proteste videro la partecipazione di studenti, intellettuali e operai. Il loro epilogo rese palese al Mondo la repressione dei diritti umani e della libertà di espressione del regime cinese e aumentò il fermento, già forte, nell’Est dell’Europa che, di lì a cinque mesi, avrebbe condotto al crollo del Muro di Berlino e, in un domino rapidissimo, al disfacimento del blocco comunista, alla dissoluzione dell’Urss, alla fine della Guerra Fredda.

Le proteste e il massacro di piazza Tienanmen segnarono una cesura nelle vicende cinesi: interruppero, almeno per qualche anno, le riforme e le aperture avviate dopo la Rivoluzione culturale e successivamente riprese solo sul piano economico, non su quello politico. Parlarne è tuttora un tabù e molte testimonianze sono state occultate o distrutte dagli apparati di sicurezza, anche se qualcosa resta reperibile online. Chi vuole parlare del 4 giugno, usa talora lo stratagemma di riferirsi alla data come 35 maggio, un’espressione coniata dallo scrittore Yu Hua.

I 50 giorni della protesta sono, in genere, suddivisi in cinque parti: la morte di Hu, le contestazioni, la tregua, il confronto, il massacro. La scelta della repressione non fu unanime e dilaniò i vertici dello Stato e del Partito comunista cinese: il segretario generale del PCC, Zhao Ziyang, favorevole al dialogo, uscirà di scena; il premier Li Peng, convinto che i manifestanti fossero manipolati dall’esterno, incline alla linea dura, trovò l’appoggio del ‘grande vecchio’ Deng Xiaoping.

Dopo 34 anni, una piazza Tienanmen sarebbe ancora possibile? Gli strumenti d’informazione evoluti esporrebbero – probabilmente – la repressione al pubblico planetario. Ma le autorità cinesi, anche recentemente, hanno confermato, a Hong Kong e contro minoranze etniche, l’inclinazione al ricorso alle maniere forti e l’intolleranza verso il dissenso; e, nonostante l’assenza di democrazia e di diritti, l’enorme Paese non è più stato attraversato da fermenti di protesta paragonabili a quelli del 1989.

Nel contempo, la Cina è di molto cresciuta nell’attenzione generale, oltre che nella forza economica e nell’influenza geo-politica: la fine della Guerra Fredda e il tramonto della Russia come Super Potenza ne hanno fatto il principale interlocutore / antagonista dell’Occidente, che le tiene gli occhi puntati addosso. Il rivoltoso sconosciuto, oggi, agirebbe in streaming planetario. Ma non è detto che ciò basterebbe a modificare la sua sorte.

gp
gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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