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Usa 2024: Biden più presidente che candidato; corsa non sarà remake

Scritto per AffarInternazionali.it il 27/04/2023 https://www.affarinternazionali.it/usa-2024-remake-qualche-differenza/

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Andando controcorrente, l’Ap non ha dubbi: Usa 2024 non sarà un remake di Usa 2020. Ma come?, viene da dire: si va verso una sfida Joe Biden contro Donald Trump, sarà esattamente la stessa cosa. La differenza – spiega l’Ap – è che quella del 2020 fu una campagna resa rarefatta dal Covid: mascherine e folle distanziate, ai comizi di Biden si poteva fare credere che la folla fosse poca causa pandemia – e le ammucchiate, ai comizi di Trump, suscitavano più apprensione che emozione -.

L’anno prossimo, si torna al passato: se ai comizi di Trump ci sarà la solita folla di ‘Maga adepti’, e a quelli di Biden un po’ di neri e un po’ di ispanici e più o meno basta, la differenza sarà lancinante. Ma, forse, la Ap corre troppo: Biden ha la nomination in tasca, Trump deve ancora guadagnarsela. E il presidente potrà stare alle velette nella stagione delle primarie, risparmiando soldi ed energie per la campagna elettorale vera e propria, dopo le convention d’estate.

Il giorno dopo l’attesa ufficializzazione della sua ricandidatura, Biden fa capire che il presidente prevale sul candidato, almeno per 15 mesi ancora: mercoledì 26 aprile, ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, un alleato da blandire ché deve gestire lo scomodo vicino Corea del Nord, dare una mano nel confronto con la Cina e fornire armi all’Ucraina. Biden ha poi confermato la sua partecipazione al G7 di Hiroshima dal 19 al 21 maggio; e poi al Vertice del Quad in Australia (Usa, Australia, Giappone e India).

La portavoce del presidente deve già puntualizzare che il secondo mandato di Biden, se ci sarà, nascerà per durare quattro anni, senza staffette stabilite a priori con la sua vice Kamala Harris. E Axios scrive che la campagna democratica sta proprio organizzando una missione del tipo ‘salvate il soldato Harris’ per aiutare la vice a recuperare consensi e a non essere una zavorra.

La manager della campagna sarà Julie Chavez Rodriguez, direttrice d’un ufficio della Casa Bianca e vice-manager nel 2020.

Il video della ricandidatura: tanta diversità, zero trionfalismo, un po’ di retorica
Con un video di poco più di tre minuti, senza colpi di scena né effetti speciali, voce tranquilla e rassicurante, tanta diversità di etnia e di genere, zero trionfalismo e un po’ di retorica, Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti, ha annunciato martedì 25 aprile, a quattro anni esatti dall’annuncio del 2019, la sua ricandidatura alla nomination democratica e alla Casa Bianca.

A Washington, la ridiscesa in campo di Biden era il segreto peggio custodito: lo sapevano tutti; l’incertezza riguardava il quando, non il se. La mossa del presidente, che aveva già messo in chiaro a più riprese le proprie intenzioni, svuota il campo democratico e fa delle primarie una formalità – nessun tenore gli contenderà la riconferma -. Invece, crea pressioni nel campo repubblicano, dove Ron DeSantis, governatore della Florida, deve decidere se sfidare Donald Trump per la nomination. DeSantis sta ‘andando a scuola’ di competenza internazionale, con missioni in Giappone e in Corea del Sud, in Gran Bretagna e in Israele, mentre Trump lavora a tagliargli l’erba sotto i piedi.

Se DeSantis resta ai box, il match 2024 sembra già scritto: Biden contro Trump. Una rivincita che, guardando all’intreccio dei sondaggi, nessuno o quasi vuole – negli Usa e non solo -, ma che nessuno pare in grado di sventare.

I contenuti del messaggio di Biden: “Finire il lavoro”
Nel suo video, Biden presenta il confronto elettorale dell’anno prossimo come una battaglia contro l’estremismo repubblicano, sostenendo di avere bisogno di più tempo per “finire il lavoro” iniziato quando il Paese era ancora devastato dalla pandemia, con l’economia agonizzante: vuole realizzare a pieno il suo programma, restaurare lo spirito della Nazione. “Quando io corsi per la presidenza quattro anni or sono, dissi che la nostra è una lotta per lo spirito dell’America. E la stiamo ancora combattendo”, afferma, mentre nel video scorrono immagini dell’insurrezione del 6 gennaio 2021 e di attivisti che protestano contro la sentenza sull’aborto della Corte Suprema. L’ambizione, adesso, è di fare di una presidenza che doveva essere “di transizione” una presidenza “di trasformazione”.

“La domanda che dobbiamo porci è se negli anni a venire avremo più libertà di prima, più diritti”: “Io so quale voglio che sia la risposta… Non è il momento di compiacersi di se stessi… Ecco perché mi candido alla rielezione”. Il presidente che voleva essere “un ponte” verso una nuova generazione di leader democratici adesso non è pronto a passare il testimone (anche perché non vede chi possa raccoglierlo).

Biden entra nella corsa con qualche risultato legislativo importante al suo attivo, specie nel campo del rilancio dell’economia dopo la pandemia, ma con tassi di approvazione bassi. I sondaggi dicono che una maggioranza degli elettori, e anche una maggioranza dei democratici, non sono favorevoli alla sua ricandidatura e che molti esitano di fronte alla sua età: ha 80 anni compiuti e – se rieletto – alla fine del suo secondo mandato avrà 86 anni compiuti -. Molti americani sono anche preoccupati dalla prospettiva di un nuovo confronto con Trump, che ha 76 anni compiuti: un match geriatrico.

Il messaggio del presidente non galvanizza. Ma molti democratici che non lo vogliono candidato non vedono alternativa. E l’establishment del partito, senatori e deputati, gli fanno quadrato intorno.

Le reazioni: Sanders è con lui, i repubblicani vogliono “mandarlo a casa”
Di questa prospettiva, si fa interprete il senatore del Vermont Bernie Sanders, che fu rivale di Biden per la nomination 2020 e che oggi lo appoggia, escludendo di scendere di nuovo in lizza. Parlando all’Ap, Sanders dice che farà il possibile per la rielezione del presidente e scoraggia eventuali altri candidati democratici a farsi avanti: tutte le energie, a suo avviso, devono essere spese per battere Trump. “L’ultima cosa di cui il Paese ha bisogno è Trump o qualche altro demagogo di destra che cerca di minare la democrazia e strappare diritti alle donne”.

Il partito repubblicano critica la ricandidatura del presidente, che sarebbe “sconnesso dalla realtà”. In un comunicato, la presidente del Comitato nazionale repubblicano, Ronna McDaniel, afferma che il partito è compatto nell’intento di sconfiggere Biden nel 2024: gli americani “contano i giorni che li separano da quando sarà mandato a casa”.

Fra i primi a reagire anche Trump, sul suo social Truth: “Se prendete i cinque peggiori presidenti della storia americana e li mettete insieme, non avreste il danno che Biden ha fatto al nostro Paese in pochi anni, neanche lontanamente … Con una presidenza così calamitosa e fallimentare, è quasi inconcepibile che possa anche solo pensare di candidarsi per la rielezione…”. Il magnate elenca presunti fallimenti del suo rivale e lo accusa di essere “il presidente più corrotto della nostra storia” e di avere portato l’America “sull’orlo della Terza Guerra Mondiale” con il sostegno all’Ucraina, che “non sarebbe mai stata invasa” se al potere ci fosse stato ancora lui.

Intanto, a New York, si è aperto un processo intentato al magnate dalla scrittrice E. Jean Carroll, che lo accusa di uno stupro avvenuto tre decenni or sono. I legali di Trump snobbano il caso: Carroll – dicono – “cerca solo pubblicità per vendere i suoi libri”.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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