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Summit for Democracy: Ucraina al centro, dissensi e corsa a Pechino

Scritto per The Watcher Post e pubblicato il 31/03/2023https://www.thewatcherpost.it/top-news/ucraina-summit-per-democrazia-e-corsa-a-pechino-fa-piu-rumore-la-diplomazia-della-guerra/

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Summit for DemocracyLa guerra è in stallo, in attesa che la Russia tiri su una nuova leva e che l’Ucraina riceva e schieri tanks e missili che le sono stati promessi dall’Occidente. A Bakhmut, nel Donetsk, città epicentro dei combattimenti, appare al momento difficile, sia per i russi che per gli ucraini, avere la meglio: da una parte, i mercenari del Wagner continuano a subire pesanti perdite; e, dall’altra, gli ucraini non hanno le forze per provare a riprendersi la grossa fetta di città occupata. E l’intensità di raid e bombardamenti pare diminuita, da alcuni giorni.

Fa rumore la diplomazia, senza ottenere per ora risultati. Mosca si nasconde dietro Pechino, mentre Washington e Kiev fanno la parte degli oltranzisti. Il presidente Usa Joe Biden prova a contrastare la percezione d’inazione convocando il 2° Summit per la Democrazia (Summit for Democracy): focus su Ucraina e 110 Paesi invitati, esclusi Cina e Russia, ma pure Ungheria e Turchia, oltre a Egitto, Arabia Saudita, Iran, Singapore, Corea del Nord, Venezuela, Cuba, Nicaragua e vari altri.

L’idea di fondo è che l’invasione dell’Ucraina modifica l’ordine internazionale e inasprisce la sfida tra democrazie e autarchie. Ma l’elenco di presenti e assenti tratteggia più un perimetro d’alleanze che uno spartiacque tra democrazie e dittature.

Però, le conclusioni sull’Ucraina del Summit for Democracy non fanno l’unanimità fra i Paesi partecipanti: India, Messico e Armenia se ne dissociano a vario titolo, come testimonia il sito del Dipartimento di Stato. Il testo non condiviso recita: “Sottolineiamo la necessità di raggiungere in Ucraina il più presto possibile una pace globale, giusta, duratura, in linea con i principi della Carta dell’Onu”.

Il 2° Summit for Democracy – il primo fu nel dicembre 2021 –, è stato virtuale e s’è svolto mercoledì e giovedì. Il passaggio ucraino deplora, inoltre, “le conseguenze umanitarie” dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e chiede “il ritiro immediato, totale e incondizionato delle forze russe al di là dei confini dell’Ucraina internazionalmente riconosciuti”; lancia un appello per una “cessazione delle ostilità”; e chiede che chi abbia commesso crimini di guerra ne paghi il fio.

Biden: il Mondo sta invertendo la rotta, democrazie più forti, autarchie più deboli
Al Summit, co-presieduto da Olanda, Costa Rica, Corea del Sud e Zambia, sono stati invitati i Paesi della prima edizione, con l’aggiunta di Bosnia ed Erzegovina, Liechtenstein, Costa d’Avorio, Gambia, Mauritania, Mozambico, Tanzania e Honduras. Per l’Italia, c’era il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma c’è pure stato un intervento del premier Giorgia Meloni.

Aprendo i lavori, il presidente Biden dice che il mondo “sta invertendo la rotta”, che “le democrazie stanno diventando più forti, non più deboli, e le autocrazie stanno diventando più deboli, non più forti”. Biden lancia un messaggio di ottimismo, come aveva già fatto nel discorso sullo stato dell’Unione, nonostante che l’invasione dell’Ucraina abbia scardinato l’ordine mondiale e accentuato lo scontro tra democrazie e autocrazie.

Gli Stati Uniti stanziano 690 milioni di dollari per promuovere la democrazia all’estero (dopo i 424 del 2021) e annunciano uno sforzo congiunto con circa 10 partner per contrastare l’uso improprio e la proliferazione di spyware commerciali. Nel suo ultimo rapporto annuale, Freedom House indica che la democrazia si è deteriorata a livello globale nel 2022, ma vede un numero crescente di Paesi in netto miglioramento.

Concepito da Biden come un modo per ripristinare la credibilità Usa dopo la turbolenta presidenza di Donald Trump e l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021, il Summit ha assunto un senso d’urgenza nuovo con il conflitto ucraino. “La Russia è da tempo in guerra con tutti voi”, afferma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Le democrazie devono essere in grado di agire senza fare compromessi”.

Le rimostranze di Mosca e la vicenda del sabotaggio del NordStream
Mosca esprime “profondo rammarico” per la decisione del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres d’intervenire a quello che la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova definisce “uno spettacolo indegno”, “un esempio delle pratiche neocoloniali degli Stati Uniti”: Washington vuole “creare una piattaforma ideologica per combattere” i suoi rivali, “primi fra tutti Russia e Cina”.

Per il ministro degli Esteri russo Serguiei Lavrov, al Summit c’erano quelli che prendono gli ordini da Washington e quelli che, pur avendo una propria visione della situazione, vogliono mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti. Per Guterres, i valori democratici nel Mondo sono “sotto attacco”: “Oggi vediamo sempre più dispotismo e sempre meno illuminismo”.

Il Cremlino deplora, inoltre, che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non abbia approvato, lunedì 27, una risoluzione che condannava il sabotaggio al gasdotto NordStream, compiuto l’estate scorsa, e chiedeva un’inchiesta internazionale – secondo quanto finora accertato, l’azione sarebbe attribuibile ad elementi filo-ucraini -. La mozione ha ricevuto tre sì, Russia, Cina e Brasile, e 12 astensioni. Mosca, forse, ci riproverà: dal 1° aprile, per un mese, le tocca la presidenza di turno del Consiglio.

Corsa a Pechino, che prende tempo per rispondere a Zelensky
Assente, come la Russia, dal Summit, la Cina fa sapere all’Ucraina che sta “valutando attentamente” l’invito rivolto dal presidente Zelensky al presidente Xi Jinping a visitare Kiev o almeno ad avere una conversazione telefonica diretta, dopo i recenti incontri del leader di Pechino a Mosca con Putin. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba minimizza l’impatto del documento cinese in 12 punti per risolvere la crisi ucraina: è solo “un modo per tastare le acque”.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, attesa a Pechino ai primi di aprile, s’interroga con preoccupazione “sul ritorno della Cina sulla scena globale”. Pechino – dice UvdL – ha la responsabilità di salvaguardare i principi e i valori alla base della Carta Onu; e deve svolgere un ruolo costruttivo nel promuovere una pace giusta. Ma la pace sarà giusta solo se basata sulla tutela di sovranità e integrità territoriale ucraine”.

Per von der Leyen, spetta all’Ucraina “definire le condizioni di una pace giusta, che implica il ritiro delle truppe degli invasori… Qualsiasi piano di pace che consolidi le annessioni russe non è fattibile… Il modo in cui Xi continuerà a interagire con Putin, di cui sfrutta la debolezza, sarà fattore determinante per il futuro delle relazioni Ue-Cina”.

La missione cinese della presidente della Commissione europea inaugurerà una stagione di visitatori a Pechino: il presidente francese Emnanuel Macron, il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez e altri, fra cui Meloni. Per Zelensky, c’è il rischio che la Russia inizi a costruire un consenso globale su un accordo che richieda a Kiev compromessi inaccettabili,

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gphttps://www.giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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