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Ucraina: Onu accusa Kiev e Mosca, prigionieri guerra ammazzati

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 25/03/2023

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Decine di esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra sono state compiute da militari russi e ucraini, durante il conflitto in Ucraina: l’accusa arriva dall’Onu, con dettagli di episodi specifici. Matilda Bogner, capo della missione di monitoraggio dei diritti umani, dice: “Siamo molto preoccupati per l’esecuzione sommaria di 25 prigionieri russi” e di “15 prigionieri ucraini”, esecuzioni “spesso” avvenute “immediatamente dopo la cattura, sul campo di battaglia”. L’Onu conta anche 621 casi di civili rapiti dalle forze russe (91 quelli attribuiti alle forse ucraine).

Si solleva così un altro velo su orrori e crudeltà della guerra lunga ormai 13 mesi, mentre sul terreno si continua a combattere a Bakhmut, dove, secondo la Croce Rossa, 10 mila civili superstiti, fra cui molti anziani e disabili, vivono “in condizioni disastrose”, dopo che il 90% degli abitanti della zona hanno abbandonato le loro case.

Ieri, cinque persone sono morte in un raid russo su Kostiantynivka, una ventina di chilometri a ovest di Bakhmut, mentre l’area di Kherson è stata colpita 74 volte e pure Chernihiv è stata bombardata. Un inviato della Ap narra che, all’alba, elicotteri ucraini di fabbricazione sovietica hanno attaccato le linee russe.

Nonostante un palese rallentamento dell’offensiva russa, Dmitry Medvedev, attuale vice-presidente del Consiglio di sicurezza nazionale russo, afferma che le forze di Mosca potrebbero spingersi fino a Kiev e a Leopoli e che proiettili all’uranio impoverito dati alle forze ucraine “aprirebbero il vaso di Pandora” delle reazioni russe, senza avallare l’ipotesi di uno scontro con la Nato.

Sul fronte diplomatico, s’attende una chiamata fra i presidenti cinese Xi Jinping e ucraino Volodymyr Zelensky: “Vi sono difficoltà, ma ci si lavora”, si fa sapere a Kiev. Cina e Usa continuano a battibeccare, dopo la visita di Xi a Mosca. Pechino accusa Washington di “ostacolare” gli sforzi per colloqui di pace e insiste sul “ruolo costruttivo” del suo coinvolgimento. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning dice: “Gli Stati Uniti gettano benzina sul fuoco… Che cosa vogliono?”.

Washington, dal canto loro, torna ad ammettere di non avere prove che la Cina dia armi alla Russia, ma mantiene alta la guardia. Se lo facesse, avverte il segretario alla Difesa Lloyd Austin, parlando al Congresso, ciò “prolungherebbe il conflitto e potrebbe dargli una dimensione globale”.

L’iniziativa di pace cinese apre qualche breccia in campo occidentale, specie in Europa. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, a Bruxelles per il Vertice europeo, si barcamena: “La Spagna, e l’Europa, sostengono il piano Zelenski per la risoluzione del conflitto… Però il documento cinese ha spunti d’interesse”, fra cui il rifiuto del ricorso al nucleare e il rispetto dell’integrità territoriale. “La Cina è un attore globale e la sua voce deve essere ascoltata per trovare come porre fine alla guerra e aiutare l’Ucraina a recuperare la sua la sovranità”.

Il capo della diplomazia europea, Josep Borrel, un ‘falco, vuole andare presto in Cina per esplorare il potenziale dell’azione cinese per la pace in Ucraina. “I cinesi vogliono essere dei facilitatori, non mediatori. E’ un ruolo da incoraggiare”. Anche Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen hanno destinazione Pechino in agenda. E, dopo l’Ungheria, la Bulgaria, fra i 27, dice no alla fornitura d’armi e munizioni all’Ucraina.

gp
gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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