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Israele: Netanyahu a Roma, mentre nel Paese s’intrecciano proteste e violenze

Scritto per The Watcher Post lo 09/03/2023 https://www.thewatcherpost.it/news/netanyahu-roma-meloni/

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Intreccio di contatti tra Italia e Israele, in un momento in cui la tensione tra israeliani e palestinesi torna a salire e l’Unione europea e i suoi Stati membri si dichiarano “profondamente preoccupati” per l’aumento della violenza e dell’estremismo in Israele e nei Territori palestinesi. Incidenti, attentati e ritorsioni “stanno causando un numero spaventoso di vittime israeliane e palestinesi, compresi bambini”, scrive in una nota il capo della diplomazia europea Josep Borrell, attento, soprattutto, a quanto accade a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.

Il rialzo della tensione è funzione del ritorno al potere in Israele di Benjamin Netanyahu, di nuovo alla testa del governo dal 29 dicembre 2022 dopo esserlo già stato tra il 1996 e il 1999 e, ininterrottamente, dal 2009 al 2021. Leader del Likud e membro della Knesset, Netanyahu, 74 anni, è il premier rimasto in carica più a lungo nella storia d’Israele, in un groviglio di vicende giudiziarie e politiche.

La sua presenza al potere, ora con una coalizione di destra, è sinonimo di frizione con i palestinesi. E, per questo suo ennesimo mandato, in una fase in cui Israele fatica a darsi stabilità politica, come dimostra il susseguirsi delle elezioni e dei governi, Netanyahu non può contare, com’era avvenuto tra il 2017 e il 2021m su un incondizionato appoggio degli Stati Uniti. Joe Biden rispetta l’alleanza con Israele, ma è tornato alla visione dei due Stati che il suo predecessore Donald Trump aveva praticamente sepolto.

Netanyahu arriva in Italia, dove domani vedrà il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, proprio nel Giorno nazionale di resistenza organizzato dalle opposizioni con proteste in tutto il Paese contro la riforma della giustizia e mentre da Israele e dai Territori giungono notizie di episodi sanguinosi, dove la reazione israeliana appare spesso sproporzionata alla provocazione palestinese.

L’intreccio di contatti tra Israele e Italia ha visto, lunedì 6, la visita a Gerusalemme del presidente del Senato Ignazio La Russa e vedrà, nel fine settimana, il ministro degli Esteri Antonio Tajani in Israele e poi nei Territori e in Egitto. “Israele – dice Tajani – è un Paese amico. L’Italia ne ha sempre difeso l’indipendenza e la vostra linea resta due popoli e due Stati, lavorando sempre per la pace”.

“Sarebbe impensabile – aggiunge Taiani – che Israele fosse cancellato dalla carta geografica”. Ipotesi invece presente nei propositi del regime teocratico ultra-conservatore iraniano, il cui ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian, in visita ad Ankara, sostiene che “il regime sionista è la minaccia più grande nella regione e rende difficile la vita dei palestinesi”.

Mercoledì 8, il giorno prima della partenza di Netanyahu per Roma, c’è stata un’esplosione accanto a soldati in servizio nei pressi della barriera di sicurezza con Gaza. In risposta, carri dell’esercito hanno colpito “una postazione militare dell’organizzazione terroristica di Hamas nel sud della Striscia”. L’altra notte, un razzo era stato lanciato da Gaza verso Israele dopo un’operazione militare in cui sei palestinesi – uno era un presunto terrorista – erano stati uccisi a Jenin. La scorsa notte, tre altri palestinesi sono stati uccisi, sempre nei pressi di Jenin, dalle forze israeliane.

Le politiche fatte dal governo Netanyahu e dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir allarmano anche 25 ex capi e comandanti della polizia, che hanno scritto una lettera al premier denunciando il rischio di una terza Intifada o di una sollevazione palestinese. La preoccupazione nasce, soprattutto, dall’intenzione di Ben Gvir di continuare le demolizioni di case palestinesi costruite illegalmente a Gerusalemme Est, anche durante il Ramadan, il mese sacro musulmano, che quest’anno va dal 22 marzo al 21 aprile. I firmatari della lettera pensano che si dovrebbero invece ridurre le demolizioni durante il Ramadan, come veniva fatto negli anni passati, in modo da calmare le tensioni, in genere piuttosto alte a Gerusalemme Est e in Cisgiordania in quel periodo,

Massimo Lomonaco, giornalista di lungo corso e corrispondente dell’ANSA da Tel Aviv, osserva che “i riflessi della crisi politica in Israele, con un Paese spaccato a metà sulla contestata riforma giudiziaria del governo di destra di Netanyahu, si riverberano fino a Roma”. E, fuori dai confini, serpeggia disagio nelle comunità ebraiche della diaspora (e non solo).

Una eco di tensioni e disagio è stato il rifiuto da parte della traduttrice Olga Dalia Padoa, contattata dall’ambasciata d’Israele a Roma, di fare da interprete al premier nell’intervento in programma oggi in Sinagoga a Roma. “Dopo lunga riflessione – ha scritto Padoa su Facebook – ho deciso di rifiutare. Non solo non condivido le opinioni del premier, ma penso che la sua leadership sia estremamente pericolosa”. Padoa, incoraggiata al rifiuto dai suoi tre figli, si richiama al “movimento di resistenza civile presente oggi in Israele” che da settimane protesta contro la riforma giudiziaria governativa e che oggi voleva impedire la partenza del premier per Roma, accusandolo di “un altro week-end” all’estero in una fase di crisi istituzionale. Secondo il quotidiano Marker, la delegazione israeliana ha affittato 60 stanze in un albergo del centro.

Domani, venerdì 10, Giorgia Meloni riceverà a Palazzo Chigi Netanyahu: sarà il loro primo incontro. Ancora in attesa di recarsi negli Usa – Washington è contrariata, per usare un eufemismo. dalla presenza di estremisti nell’esecutivo e dalla tensione con i palestinesi nei Territori – Netanyahu punta molto sull’Europa: la visita a Roma s’inserisce in un percorso già avviato a Parigi e che proseguirà nelle prossime settimane a Berlino.

Sul tavolo, a Roma, c’è anche il difficile quadro economico israeliano, con il rialzo dell’inflazione e una fuga dei capitali provocata dall’incertezza sull’impatto della riforma giudiziaria – è la tesi dell’opposizione -. Oggi, il premier partecipa a un Forum economico con aziende italiane, presente il ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy Adolfo Urso.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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