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Turchia/Siria: sisma, storie di chi si salva e di chi no

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 08/02/2023

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E’ l’ora dei miracoli. Ma anche delle denunce. Testimonianza agghiaccianti e desolanti, di dolore e d’impotenza, arrivano dalle regioni colpite dal devastante sisma di lunedì, mentre la terra trema di continuo nel sud-est della Turchia e nel nord della Siria. I decessi accertati superano i 6.250 – oltre 4.500 in Turchia e almeno 1700 in Siria -; i feriti sono quasi 27 mila; gli edifici distrutti circa 6000, fra cui 15 ospedali e un castello antico di duemila anni.

Le persone finora tratte in salvo sono almeno 8000. Gli esperti sanno che la finestra utile a trovare superstiti si va chiudendo, mentre in tutta l’area colpita l’emergenza umanitaria si somma a quelle ormai croniche, l’economia, i rifugiati, la guerra.

Lo sciame di scosse del sisma ha toccato 10 province turche, con l’epicentro a Kahramanmaras, città investita dalla scossa più forte, di magnitudine 7,8. L’altra notte, ci sono state 312 scosse di assestamento – la più forte di magnitudo 5,5, tre sopra 5 – e l’attività sismica è rimasta elevata per tutta la giornata.

Ad Adiyaman, un adolescente di 15 anni è stato salvato dopo essere rimasto sepolto sotto le macerie per 35 ore: il ragazzo è ora in ospedale, con il fratello più grande tratto in salvo prima. Ad Hatay, una madre e le sue due figlie sono state estratte vive dalle macerie sotto cui erano sepolte da 33 ore: il cuore di una delle figlie ha smesso di battere durante il trasporto in ospedale, ma la ragazzina è poi stata rianimata. A Gaziantep, una donna e i suoi tre figli sono stati trovati in vita dopo 28 ore sotto un edificio crollato.

Ma le storie a lieto fine, che catalizzano l’attenzione, sono poche rispetto alle tragiche. Una donna di Antiochia denuncia “Ci hanno lasciato morire”, mentre intorno a lei la gente cerca, a mani nude, di rimuovere i detriti di un condominio. Un’altra racconta di avere sentito il fratello chiedere aiuto, senza poterlo raggiungere, mentre i soccorsi latitavano.

Del resto, l’area investita dal sisma è molto vasta, le situazioni critiche sono innumerevoli, l’arrivo di uomini e mezzi non può sempre essere immediato, nonostante la solidarietà internazionale sia scattata subito: decine di Paesi hanno mandato loro unità, i cui interventi vanno coordinati.

Una squadra di specialisti italiani della Protezione civile è al lavoro sul campo, mentre si prepara l’invio di altre unità e di beni essenziali, compreso un ospedale da campo. La Marina Militare ne assicurerà il trasporto.

Le autorità turche calcolano che circa 13,5 milioni di persone sono coinvolte dal terremoto, il cui impatto è stato avvertito in un’area che va per circa 450 km da Adana a ovest a Diyarbakir a est e per circa 300 km da Malatya a nord ad Hatay a sud. Le autorità siriane riferiscono di vittime anche ad Hama, lontana circa 100 km dall’epicentro.

Tra Turchia e Siria, per l’Oms le persone colpite sarebbero 23 milioni, tra cui “circa cinque milioni di soggetti vulnerabili”. Le agenzie dell’Onu sono in particolare preoccupate per il nord-ovest della Siria, dove quattro milioni di persone erano già affidate all’assistenza umanitaria.

Seconde alcune stime, il sisma ha provocato uno spostamento del suolo fino a 10 metri – ieri pareva tre -, lungo una faglia al confine fra Turchia e Siria. La letalità del terremoto si spiega con il fatto che l’epicentro era vicino alla superficie.

Alla conta dei superstiti, mancava, ieri sera, un cittadino italiano che la Farnesina non era ancora riuscita a contattare: Angelo Zen, 50 anni, un tecnico specializzato in macchinari per oreficeria, originario di Saronno e residente in provincia di Vicenza, impegnato in una consulenza in Turchia. La famiglia non sa dire con precisione dove fosse alloggiato.

Fra i messaggi di cordoglio e vicinanza, quello di Papa Francesco, che, in un tweet, scrive: “Sono vicino con tutto il cuore alle persone colpite dal terremoto in #Turchia e #Siria. Continuo a pregare per quanti hanno perso la vita, per i feriti, i familiari, i soccorritori. L’aiuto concreto di tutti noi li possa sostenere in questa immane tragedia”

gp
gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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