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Usa 2024: Biden spreca un jolly e ridiventa vulnerabile

Scritto per In Terris e pubblicato il 26/01/2023

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Joe Biden “intende candidarsi alle presidenziali 2024”: la portavoce Karine Jean-Pierre si attiene alla formula di rito, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle intenzioni del presidente, che non ha ancora ufficializzato la propria ricandidatura. Martedì 7 febbraio, Biden deve fare il discorso sullo stato dell’Unione di fronte al Congresso riunito in sessione plenaria: un annuncio potrebbe venire non tanto in quell’occasione – l’appuntamento è istituzionale e sarebbe improprio utilizzarlo a fini di campagna elettorale -, ma a ridosso di essa.

Certo è che, nel primo scorcio di questo 2023, Biden ha perso una buona parte del vantaggio che aveva acquisito su Donald Trump, suo potenziale avversario a Usa 2024 o, almeno, l’unico finora sceso in lizza per la nomination repubblicana.

Trump era uscito dal 2022 invischiato in una serie di procedimenti giudiziari che sono un handicap per la sua candidatura, se non una ‘spada di Damocle’ sul suo futuro: la richiesta della commissione d’inchiesta della Camera che il Dipartimento di Giustizia lo persegua per la sommossa da lui sobillata il 6 gennaio 2021, quando migliaia di facinorosi suoi sostenitori investirono il Congresso per indurre senatori e deputati a rovesciare il risultato elettorale; le indagini dell’Fbi su centinaia e centinaia di documenti riservati portati via dalla Casa Bianca e impropriamente custoditi in Florida, nella residenza del magnate a Mar-a-lago; l’inchiesta della magistratura di New York sulle pratiche finanziarie e fiscali della Trump Organization, la holding di famiglia; e, infine, gli accertamenti dello Stato della Georgia sulle pressioni esercitate dall’allora presidente sulle autorità statali perché alterassero l’esito del voto del 2020. Quest’ultimo dossier è attualmente all’esame di un Grand Jury che potrebbe esprimersi da un giorno all’altro.

Di tutti questi jolly messigli in mano da Trump, Biden ne ha già sprecato uno. Infatti, carte riservate sono state trovate anche nella sua casa in Delaware e in un suo ex ufficio a Washington: documenti di quando era senatore o vice-presidente con Barack Obama dal 2009 al 2017. L’Fbi ha effettuato perquisizioni, proprio come a Mar-à-lago: il ‘vizietto’ di portarsi a casa materiale confidenziale non è, dunque, un’esclusiva di Trump.

Tanto più che carte riservate sono saltate fuori pure a casa del vice di Trump, Mike Pence, altro potenziale candidato alla nomination repubblicana nel ’24. Viene il sospetto che, a cercarlo, si sarebbe trovato materiale confidenziale nelle scartoffie di tutti gli ex inquilini della Casa Bianca. Trump e Biden sono già oggetto di indagini affidate a procuratori speciali nominati ‘ad hoc’; Pence, forse, lo sarà: si tratta di valutare la gravita dei fatti e la delicatezza delle informazioni mal protette.

Il presidente ha fin qui minimizzato la vicenda – pochi documenti e poco importanti -, che gli era già nota prima delle elezioni di midterm dell’8 novembre, ma di cui è stata data notizia due mesi dopo. E, in questi giorni, Biden preferisce porre l’accento, sul fronte interno, sui tentativi di limitare la diffusione delle armi da fuoco dell’Unione, di fronte a una serie senza precedenti, per frequenza, di sparatorie con stragi, specie in California: “Chiedo al Congresso di agire in fretta e di approvare il bando sulle armi da assalto”, dice, però senza molta speranza che il suo appello sia ascoltato. “Non ho nulla da rimproverarmi”, dice il presidente ai giornalisti.

Il ritrovamento dei documenti e altri incidenti di percorso nelle prime settimane del nuovo anno hanno ridato fiato alla propaganda repubblicana contro Biden, non tanto in nome di Trump, ma puntando su un’alternanza alla Casa Bianca. Jarrett Stepman, su The Daily Signal, pubblicazione della Heritage Foundation, fa l’elenco “dei sei fallimenti della presidenza Biden” nel secondo anno del suo mandato: l’immigrazione fuori controllo, lo sforamento del debito massimo consentito, l’inflazione, la debolezza dell’Amministrazione, lo spettro dello scandalo – quello dei documenti, ma soprattutto quelli relativi al figlio Hunter Biden, su cui la Camera a maggioranza repubblicana s’appresta a fare un’inchiesta -, il mancato ritorno alla normalità di un Paese che resta polarizzato, senza dimenticare la disastrosa ritirata dall’Afghanistan nell’estate 2001.

Biden è pure alle prese con i primi avvicendamenti nella sua Amministrazione, piuttosto fisiologici a metà mandato. Secondo il New York Times, le dimissioni del capo dello staff Ron Klain arriveranno il 7 febbraio, in coincidenza con il discorso sullo stato dell’Unione. Il suo posto andrà a Jeff Zients, il funzionario che ha coordinato il piano Usa contro la pandemia di Covid.

gp
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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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