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Ucraina: Londra manda carri, Turchia lavora a tregue locali

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 15/01/2023

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Un passo verso l’escalation nella guerra in Ucraina. Il premier britannico Rishi Sunak ha assicurato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che il Regno Unito s’appresta ad “aumentare il sostegno all’Ucraina, anche con la fornitura di carri armati Challenger 2 e di ulteriori sistemi di artiglieria”. E l’ambasciata di Mosca a Londra, citata dalla Tass, ribadisce che l’invio di tanks a Kiev “comporterà un’escalation delle ostilità e nuove vittime”: “Londra è sempre più coinvolta nel conflitto ucraino”.

Del colloquio telefonico tra Sunak e Zelensky riferisce Downing Street. I due leader “hanno accolto con favore altri impegni internazionali in tal senso, come l’offerta della Polonia di fornire Leopard“. Non viene specificato quando i Challenger 2 saranno consegnati né quanti saranno. Media britannici scrivono che quattro Challenger 2 saranno immediatamente trasferiti in Europa orientale, altri otto seguiranno a breve.

A non demordere sul fronte diplomatico, resta la Turchia, pronta ora a promuovere cessate-il-fuoco locali in Ucraina, vista la difficoltà, se non l’impossibilità, di giungere a un accordo di pace. Lo dice Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan, notando che le parti in guerra non sono pronte a concludere “un’intesa di pace globale” nei prossimi mesi. L’onere dei combattimenti, però, potrebbe presto indurle ad accettare tregue circoscritte ad aree specifiche. Per Kalin, né Russia né Ucraina sono in grado “di vincere la guerra militarmente”.

La giornata di sabato è stata segnata da allarmi aerei in tutta l’Ucraina. Nel Donetsk i combattimenti proseguono a Soledar e Bakhmut, tra informazioni contraddittorie. Per le fonti ucraine, gli scontri sono feroci a Soledar, intorno e dentro la città, che sarebbe ancora “controllata dai militari ucraini”, anche se “i russi stanno cercando di avanzare in diverse direzioni … , pur subendo enormi perdite”. Le strade – dicono gli ucraini – “sono coperte di corpi di mercenari del gruppo Wagner e di militari regolari russi, la linea del fronte è sotto i bombardamenti”. Invece, fonti russe danno per presa Soledar.

Ieri, diverse esplosioni sono state udite a Kiev, al mattino e di nuovo nel pomeriggio: missili russi hanno attaccato alcune infrastrutture della capitale ucraina – s’ignora l’entità dei danni e non si ha notizia di vittime -. Esplosioni sono segnalate in diverse regioni dell’Ucraina, oltre che a Kiev; specie a Kharkiv e a Dnipropetrovsk – cinque le vittime e 27 i feriti in un condominio colpito – e, nel Sud, a Mykolaiv e a Odessa.

L’allarme aereo è stato attivato in tutta l’Ucraina, dopo che 17 bombardieri strategici Tupolev Tu-95 e Tu-22 sono decollati dalla base di Olenigorsk, nella Russia nord-occidentale. La difesa anti-aerea è entrata in azione per intercettarli. La popolazione è stata invitata a restare nei rifugi.

Dmitry Medvedev, l’ex presidente e premier russo, oggi numero due del Consiglio di sicurezza, dice che il premier giapponese Fumio Kishida dovrebbe “vergognarsi per l’umiliante servilismo” verso gli Usa e dovrebbe “fare harakiri”. Venerdì, a Washington, Kishida e il presidente Joe Biden hanno messo in guardia Mosca contro il ricorso all’atomica in Ucraina.

In Ungheria, “il 97% dei partecipanti a un sondaggio nazionale ha bocciato le sanzioni europee” contro la Russia, che sarebbero responsabili dell’inflazione in atto. Lo annuncia il governo: 1,4 milioni di ungheresi hanno risposto al rilevamento.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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