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Ucraina: Usa, lite sugli aiuti a Kiev, ma i parà sono già in Romania

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/10/2022

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A 15 giorni dal voto di midterm negli Usa, la guerra in Ucraina, finora ai margini della campagna, entra fra i temi del dibattito elettorale e crea una frattura nel partito repubblicano: l’opposizione si spacca sugli aiuti militari ed economici all’Ucraina per fare fronte all’invasione russa.

Lo spartiacque attraverso il campo dei sodali dell’ex presidente Donald Trump. Il leader del partito al Senato, Mitch McConnell, sollecita l’Amministrazione Biden a velocizzare ed ampliare gli aiuti all’Ucraina, fornendo a Kiev anche capacità di fuoco a lungo raggio. Il capo-gruppo alla Camera, Kevin McCarthy, che fa da  megafono a Trump, è su una linea meno interventista: da giorni dice che, se i repubblicani riprenderanno il controllo del Congresso l’8 novembre – ipotesi non remota, stando ai sondaggi e all’inerzia delle ultime battute della campagna elettorale -, non ci saranno più “assegni in bianco” a Kiev, mentre sugli Usa incombe una possibile recessione economica e non s’attenua la pressione dei migranti al confine con il Messico.

Intanto, la mitica 101a divisione aerotrasportata Usa, quella dello sbarco in Normandia, è stata dispiegata in Europa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale – Vietnam, Iraq e Afghanistan nel suo ‘palmarès’ -. I suoi 4.700 soldati sono in Romania, non lontano dal confine  dall’Ucraina: e sono i militari americani più vicini al fronte dei combattimenti tra ucraini e russi.

L’eventualità di un colpo di freno repubblicano all’assistenza militare ed economica Usa preoccupa Kiev, mentre l’Ucraina subisce da due settimane massicci attacchi russi con aerei, missili e droni. Secondo fonti ufficiali, “un milione e mezzo di ucraini sono senza elettricità in questo momento”. Anche ieri, ci sono stati attacchi agli impianti energetici in tutta l’Ucraina: un’allerta aerea è stata lanciata ieri mattina, poco prima delle 08.00 locali; e il presidente Volodymyr Zelensky denuncia una pioggia “di 36 missili, molti dei quali abbattuti” e parla di “tattiche terroristiche russe”.

Pure il gestore ucraino dell’energia elettrica Ukrenergo segnala incursioni contro sue infrastrutture e interruzioni della corrente elettrica in diverse aree del Paese. “L’entità dei danni è paragonabile e forse superiore a quella dell’attacco del 10-12 ottobre”.

Sul terreno, prosegue la controffensiva ucraina nella regione di Kherson, che Mosca ha annesso senza averne il controllo. Zelensky è soddisfatto per i “buoni risultati” delle sue truppe. Per contro, le autorità filorusse della regione di Kherson esortano i residenti del capoluogo a lasciare la città “immediatamente”, intensificando le operazioni di evacuazione dei civili avviate da alcuni giorni: “Per la situazione al fronte, il pericolo di bombardamenti di massa in città e la minaccia di attacchi terroristici, tutti i civili devono lasciare subito la città e passare sulla riva sinistra del fiume Dnipro”.

L’Ucraina chiede l’invio di una missione di osservatori internazionale alla diga di Kakhovka, il cui cedimento, per un atto di sabotaggio o per un attacco russo, avrebbe conseguenze catastrofiche: Kiev paventa l’inondazione di 80 centri e della città di Kherson. Il premier ucraino Denys Shmyhal invita l’Onu e l’Ue a essere protagonisti dell’iniziativa: “Gli esperti internazionali devono arrivare immediatamente sul sito della centrale, così come il personale ucraino”. Ma le autorità filo-russe negano di aver eminato la diga, che alimenta una grossa centrale idroelettrica.

La diga di Kakhovka è un altro tassello della nuova fase del conflitto, che dal 10 ottobre i russi hanno spostato sul terreno delle infrastrutture essenziali al buon funzionamento dell’Ucraina, a partire proprio da quelle energetiche. Secondo il Ministero dell’Energia ucraino, gli attacchi russi hanno colpito “almeno la metà delle nostre capacità di generazione termica”. Non tutte le centrali colpite hanno però smesso di funzionare.

Il governo di Kiev teme l’ingresso in guerra della Bielorussia. Il presidente Aleksandr Lukashenko fa dichiarazioni ambivalenti: dice che il suo Paese si prepara alla guerra da 25 anni, ma nega intenzioni bellicose ed esclude di avere ordinato una mobilitazione come quella attuata in Russia. “Se non vogliono combattere contro di noi, non ci sarà guerra!”, afferma, assicurando che le forze bielorusse entreranno in azione solo rispondendo ad eventuali minacce. Il dispiegamento congiunto di forze russe e bielorusse desta allarme, ma è “esclusivamente difensivo”.

Durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Cina ha ribadito la necessità di evitare che il conflitto in Ucraina diventi “s’allunghi e s’allarghi” e fa appello alla ‘de-escalation’: le parti devono “esercitare moderazione”, “la pace è la soluzione” e “la porta della diplomazia non può essere chiusa”.

L’Onu stima che le vittime civili del conflitto in Ucraina siano oltre 6.300 e i feriti oltre 9.600; quasi 400, 397, i bambini uccisi. Sono cifre “probabilmente di molto sottostimate”.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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