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Ucraina: escalation di guerra e di rischi, la Cina ai suoi “venite via”

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 16/10/2022

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L’escalation e i rischi di allargamento del conflitto in Ucraina inducono anche la Cina a fare quello che Stati Uniti e molti altri Paesi europei hanno già fatto: sollecitare i propri cittadini “a rafforzare le precauzioni di sicurezza e a lasciare” il Paese. L’ambasciata di Pechino a Kiev “fornirà tutta l’assistenza necessaria per organizzare l’evacuazione delle persone che ne abbiano bisogno”.

Nelle città dell’Ucraina suonano di nuovo gli allarmi anti-aerei: attacchi missilistici russi colpiscono e danneggiano installazioni energetiche ucraine e ne compromettono il funzionamento; Kiev deve ancora sollecitare i cittadini a risparmiare energia. Droni khamikaze russi entrano in azione nell’area di Zaporizhzhia e colpiscono “infrastrutture”; tre droni vengono abbattuti nel distretto di Kryvy Rih e due a Nikopol. A Belgorod, in Russia, brucia un deposito di carburante, ma si ignora se sia quello già segnalato venerdì.

Washington ufficializza un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina per 725 milioni di dollari: non ci sono, almeno per ora, i sistemi di difesa anti-area e i sistemi missilistici a lungo raggio reclamati da Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky contesta la riluttanza dell’Occidente: “I russi – dice – hanno ancora armi con cui possono terrorizzarci, ma non possono vincere”.

Secondo il Washington Post, ci sono crescenti tensioni tra Stati Uniti ed alleati europei sugli aiuti alla sempre più deteriorata economia ucraina. Gli Usa s’aspettano che l’Ue aumenti l’assistenza al Paese invaso, la cui economia, secondo la Banca Mondiale, si contrarrà del 35% quest’anno (e l’inflazione salirà fino al 40%). Kiev chiede 38 miliardi per chiudere il 2022, ma la ricostruzione post-bellica potrebbe costare 350 miliardi.

Il Ministero della Difesa di Minsk annuncia che, a 24 ore dall’annuncio dell’operazione, i primi soldati russi sono già entrati in Bielorussia per creare una forza congiunta, ufficialmente difensiva. “I primi convogli di militari russi del gruppo di forze regionali sono giunti”; la loro missione è “esclusivamente quella di rafforzare protezione e difesa dei confini nazionali”.

Per il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, la soluzione al conflitto in Ucraina “può essere trovata in una settimana”. “Dipende tutto – dice alla Nbc – da Stati Uniti e Regno Unito”. Poi, ribadisce che la Bielorussa non prende parte all’ “operazione militare speciale” russa in Ucraina e non lo farà in futuro. “Nessuno ce lo chiede e noi non lo faremo. Lo abbiamo sempre detto. Non volete sentirci. Bene, affari vostri”.

La stampa di Kiev riferisce che le truppe ucraine hanno lanciato un’offensiva nell’area di Kherson, la prima grande città occupata e recentemente annessa dai russi. Da lì, giorni fa, Mosca ha iniziato ad evacuare la popolazione civile: fino a 500 bambini al giorno, dicono fonti russe. Gli ucraini già trasferiti in Russia sarebbero 4.600.000, fra cui quasi 700 mila minori. Le fonti ucraine ironizzano sulle “vacanze a Krasnodar” dei piccoli ucraini.

“Il nostro esercito – si scrive a Kiev – sta proseguendo l’offensiva nella regione di Kherson, puntando alla riconquista di alcuni villaggi, tra cui quello di Dudchany” Ma le fonti russe minimizzano: le azioni ucraine nell’area di Kherson si limitano finora “solo a bombardamenti”; e “l’esercito russo è pronto a respingere gli attacchi e a resistere fino alla fine”.

Le forze ucraine avrebbero respinto un tentativo di avanzata russo nella regione di Bakhmut, dove, invvece, i russi vantano la conquista di alcuni insediamenti. “Ci sono stati movimenti nella zona di Svatovo … Sulla linea Horlivka-Marinka, tutto è rimasto come prima”.

Il rapporto giornaliero dell’intelligence britannica ipotizza che i riservisti russi mandati in Ucraina debbano comprarsi da sé l’equipaggiamento protettivo e, in particolare, il giubbotto antiproiettile: “È probabile che molti riservisti debbano acquistarsi il moderno giubbotto 6B45″.

Fronte indagini sui sabotaggi nel Baltico ai gasdotti NordStream 1 e 2, la Svezia si rifiuta di fare team con Germania e Danimarca perché i dati da condividere sono “troppo sensibili”. Der Spiegel scrive che Stoccolma, che ha già negato alla Russia il coinvolgimento nelle indagini, non accetta, per ragioni di sicurezza, una squadra investigativa comune.

gp
gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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