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Ucraina: Putin non si pente, ma non chiude al dialogo

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 15/10/2022

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Sulla guerra in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin agita il bastone e la carota; a dire il vero, più il bastone che la carota: la Russia non ricorrerà più ad attacchi massicci come quello di lunedì contro decine di località ucraine e non intende distruggere l’Ucraina; e la mobilitazione parziale durerà solo ancora due settimane; ma Mosca chiuderà i corridoi del grano, aperti dal 22 luglio, se dovesse accertare che essi servono a traffici di esplosivi e uno scontro diretto con la Nato “sarebbe una catastrofe globale”. Lo ‘zar’ non avverte la necessità di parlare col presidente Usa Joe Biden, ma resta aperto al dialogo.

A chi gli chiede, al termine del Vertice di Astana in Kazakistan sulle misure di fiducia in Asia, se si penta di qualcuna delle scelte fatte in Ucraina, risponde “No”: “Voglio chiarire – aggiunge -. Quello che sta accadendo è, per usare un eufemismo, spiacevole, ma sarebbe successa la stessa cosa un po’ più tardi, in condizioni per noi peggiori. Quindi, stiamo agendo in modo corretto e tempestivo”, “stiamo facendo tutto bene” in Ucraina.

In quasi otto mesi, il conflitto ha causato, secondo alcune stime, circa 100 mila vittime, tra militari e civili. E, proprio in queste ore, si assiste a un maggior coinvolgimento della Bielorussia. Il sito d’opposizione russo Meduza scrive che il Cremlino sta cercando di convincere l’Occidente a indurre l’Ucraina ad accettare un cessate-il-fuoco, con l’obiettivo, visto che l’esercito russo è in difficoltà, di prendere tempo per riarmarlo e riorganizzarlo e di lanciare poi un nuovo attacco su larga scala tra febbraio e marzo 2023. L’opzione tattica sarebbe quella di negoziare una tregua tra forze armate, evitando confronti tra Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Mosca sarebbe anche pronta a ritirarsi da parte della provincia di Kherson, da dove ha già iniziato ad evacuare civili.

Le parole di Putin segnano una giornata in cui, secondo fonti dell’intelligence britannica, l’Ucraina ha ripreso la sua controffensiva nel Donbass: l’esercito ucraino ha riconquistato ai russi oltre 600 insediamenti nell’ultimo mese, compresi 75 “altamente strategici” nella provincia di Kherson, già annessa da Mosca. Almeno 502 dei villaggi liberati si trovano nel nord-est, nell’area di Kharviv, dove le forze ucraine sono penetrate in profondità e da dove i russi si sono sostanzialmente ritirati. Altri 43 insediamenti liberati si trovano nella provincia di Donetsk e sette in quella di Lugansk, entrambe nel Donbass ed entrambe pure annesse dopo i referendum farsa del mese scorso.

Secondo fonti di stampa dell’opposizione, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha deciso di avviare una mobilitazione segreta per aumentare il personale delle unità di combattimento. Il sito indipendente bielorusso Nasha Niva scrive che la “mobilitazione nascosta” si svolge con il pretesto di controllare l’idoneità militare dei coscritti chiamati alle adunate, conosciute come “reclutamento dei partigiani”.

Il ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei, in un’intervista alle Izvestia, ha annunciato l’introduzione in Bielorussia di un “regime di operazione antiterrorismo”, perché “sono giunte informazioni secondo cui alcuni Stati vicini stanno pianificando provocazioni, che possono andare fino alla presa di parti del territorio bielorusso”. Le dichiarazioni di Makei hanno subito innescato una ridda di smentite, fino a che il presidente Lukashenko non le ha sostanzialmente confermate: spiegamento di forze in comune con Mosca e introduzione di un regime di accresciuta minaccia terroristica, “per l’aggravamento della situazione lungo il perimetro dei confini” bielorussi.

Il Ministero della Difesa di Minsk ha poi precisato che truppe russe saranno presto in Bielorussia con l’obiettivo di creare un raggruppamento regionale per proteggere i confini del Paese.

Secondo fonti della difesa ucraina, i primi sistemi missilistici antiaerei Nasams per la difesa aerea saranno consegnati dagli Usa all’Ucraina già questo mese: “Washington ha deciso di fornirci il ben noto sistema Nasams ntro questo mese… I nostri specialisti si stanno formando”. Sono in arrivo, sempre entro ottobre, anche i sistemi di difesa aerea tedeschi Iris-T.

Fonti del Pentagono citate dalla Reuters, però, non confermano. Anzi, il prossimo pacchetto di armi dagli Usa all’Ucraina per 725 miliardi di dollari non prevede “nuove capacità significative o nuovi sistemi di difesa anti-aerea”, anche se ci sono “armi e sistemi” utili alla “controffensiva che ha già portato alla riconquista di vaste porzioni di territorio” ucraino.

Dopo che giovedì la città di Belgorod aveva denunciato un attacco ucraino su un condominio civile, si apprende che un raid ucraino ha fatto esplodere un deposito di munizioni nella stessa aree, vicino al confine. Si ignora se i due episodi siano fra loro collegati.

Secondo la rappresentante speciale dell’Onu in Ucraina Pramila Patten, gli invasori russi ricorrono agli stupri come “strategia militare” e come “tattica deliberata per disumanizzare le vittime”: sono emersi – dice Patten – “casi orribili e violenze brutali”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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