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Ucraina: Kiev sbandiera “cieli chiusi”, ma non è proprio vero

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 13/10/2022

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L’Ucraina sbandiera come “un evento storico” la decisione di chiudere i suoi cieli, che né gli Usa né la Nato hanno annunciato. Dopo un colloquio con Jake Sullivan, consigliere Usa per la Sicurezza nazionale, Andriy Yermak, capo dello staff del presidente Volodymyr Zelensky, scrive su Twitter: “Si decide di chiudere il cielo dell’Ucraina. Rafforzare lo spazio aereo e i sistemi di difesa anti-missile è ciò di cui abbiamo bisogno. Siamo in costante dialogo con i nostri alleati”.

Dopo la pioggia di missili sulle città ucraine di lunedì scorso, Kiev chiede con più insistenza mezzi di difesa anti-missile moderni; e qualcuno ha pure riesumato l’idea di istituire una ‘no–fly zone’, finora sempre respinta perché implicherebbe un coinvolgimento diretto nel conflitto di forze Nato. Fonti dell’intelligence britannica calcolano che gli ucraini, il 10 ottobre, abbiano abbattuto il 60% dei droni iraniani Shahed lanciati dai russi: “Sono veicoli lenti e volano a bassa quota, per cui sono facili da colpire con le difese aeree convenzionali”. Alcuni di essi sono, però, andati a bersaglio.

Torna l’allarme sicurezza per la centrale nucleare di Zaporizhzhia: l’Aiea, l’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, avverte che l’impianto, “per la seconda volta in cinque giorni, ha perso tutta l’energia”: una circostanza “molto preoccupante”, che evidenzia “l’urgente necessità d’una zona di protezione intorno al sito”. Secondo fonti filo-russe, è stata l’Ucraina a interrompere la fornitura d’energia elettrica alla centrale nucleare: “Stiamo nuovamente utilizzando generatori di riserva”.

Le forze di Kiev affermano di avere riconquistato cinque città nella regione di Kherson, nel Sud/Est dell’Ucraina, che erano state occupate dalle truppe russe. E l’aeronautica sostiene di avere abbattuto con missili anti-aereo, in soli 18′, quattro elicotteri d’attacco russi, probabilmente Alligator Ka-52, che stavano fornendo supporto di fuoco alle truppe al suolo.

Le cronache di giornata rilanciano la controffensiva ucraina, da giorni in stallo o almeno in sordina. I russi mantengono, però, la pressione con attacchi aerei e missilistici sulle città ucraine. Ieri mattina, bombe russe sono cadute sul mercato di Avdiivka, nel Donetsk, uccidendo sette civili e ferendone otto. Attacchi sono pure segnalati nell’area di Sumy, dove si sono contate 206 esplosioni, alcune attribuite “ad armi proibite”, cioè bombe a grappolo. Esplosioni sono state udite a Nikolaiev e a Melitopol, sirene d’allarme sono suonate in otto regioni.

Nelle aree del Donetsk riprese dagli ucraini ai russi, sono state scoperti 35 siti di sepoltura e sono stati riesumati oltre 120 corpi, una metà di civili.

L’intelligence russa sostiene di avere sventato un attacco terroristico dei servizi ucraini che aveva per obiettivo un terminale logistico nella città di Bryansk. Un cittadini ucraino è stato arrestato.

I soldati russi morti, dispersi o feriti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina sarebbero oltre 90.000: lo afferma la testata iStories, citando fonti vicine all’intelligence russa. I dati non possono essere verificati. La testata indipendente Meduza scrive che la stima è vicina a quella del Pentagono, mentre l’esercito ucraino calcola che oltre 40 mila russi siano stati uccisi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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