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Ucraina: punto, Mosca, Tokyo, Davos, Venaria, quattro scene d’un dramma

Scritto per La Voce e il Tempo uscito il 26/05/2022 in data 29/05/2022 e, in altra versione, per il Corriere di Saluzzo del 26/05/2022 e per il blog di Media Duemila del 26/05/2022

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Il piano di pace in Ucraina dell’Italia non sblocca il negoziato; né c’era da sperarlo, visto che l’Italia ha fatto una scelta di campo in questo conflitto e non è in posizione di mediare. La Russia non mostra fretta di chiudere la guerra ed esclude il ritorno all’Ucraina delle autoproclamate repubbliche indipendenti del Donbass, Donetsk e Lugansk, come della Crimea: propositi bellicosi che non vengono espressi dal presidente Vladimir Putin, ma dal Consiglio di sicurezza russo. Dopo una fase di stallo, l’esercito di Mosca si prepara – per ammissione delle fonti ucraine – a riprendere l’offensiva nell’Est del Paese.

“Le truppe russe – dice Kiev – stanno rafforzandosi e raggruppandosi” in tutto il Donbass, mentre “non cessa l’offensiva con fuoco intenso lungo l’intera linea difensiva ucraina”. Le maggiori ostilità sono nel distretto di Donetsk, vicino a Severodonetsk. L’Onu conta che i civili morti nel conflitto ucraino superino i 4.000; la polizia di Kiev trovano altre dieci fosse comuni; le autorità ucraine ammettono per la prima volta un numero di caduti elevato.

In missione in Asia, in visita agli amici più fidati degli Stati Uniti nel Pacifico, Corea del Sud e Giappone, il presidente Usa Joe Biden non prova a inserire un cuneo nell’intesa fra Cina e Russia; anzi, in conferenza stampa con il premier giapponese Fumio Kishida, mette in guardia Pechino e dice che gli Stati Uniti aiuterebbero militarmente Taiwan in caso di invasione cinese.

L’affermazione sorprende la stampa Usa, che nota subito come essa si discosti della tradizionale “ambiguità strategica” americana su questo tema. E coglie impreparata pure la Casa Bianca, che, come già fece a fine marzo, dopo la sortita di Varsavia sul ‘cambio di regime’ a Mosca, s’affanna nel tentativo di rettificare il tiro senza smentire il presidente.

Irritano Kiev le dichiarazioni a Davos di Henry Kissinger, 98 anni, ex segretario di Stato Usa e guru della politica estera: l’Occidente – dice al Forum – non dovrebbe cercare di infliggere una sconfitta alla Russia e l’Ucraina dovrebbe rinunciare a pezzi di territorio per la pace e “avviare negoziati”: “Spero che gli ucraini siano capaci di temperare l’eroismo che hanno mostrato con la saggezza”.

Gli replica il negoziatore in capo ucraino Mikhailo Podolyak: “Con la facilità con cui propone di dare alla Russia parte dell’Ucraina, Kissinger le permetterebbe di portare via Polonia e Lituania … E’ bene che gli ucraini nelle trincee non abbiano il tempo di stare a sentire i ‘fifoni di Davos’ …, occupati come sono a difendere la Libertà e la Democrazia”. La Pace, ora, non la difende nessuno.

Singoli episodi complicano un puzzle di elementi contraddittori: Boris Bondarev, diplomatico russo presso la Rappresentanza di Mosca all’Onu di Ginevra, si dimette per la “vergogna” dell’invasione dell’Ucraina; un tribunale ucraino condanna all’ergastolo un sergente russo, Vadim Shishimarin, 21 anni, per l’uccisione di un civile nei pressi di Sumy; e un grosso rifornimento di armi e hardware militari provenienti dall’America e dall’Europa e destinato alle Forze armate ucraine viene distrutto da missili Kalibr sparati dal mare vicino alla stazione di Malyn, nell’Ovest del Paese,

Il fronte si muove, la diplomazia è in stallo
Con la guerra guerreggiata, s’intrecciano quella alimentare e quella energetica. L’Ue dice di avere le prove che la Russia ruba il grano ucraino che, a causa del blocco dei porti, non può raggiungere le sue destinazioni – si prova via treno: martedì un carico è giunto in Lituania -. Al Forum di Davos, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen avverte: “I segnali di una crescente crisi alimentare sono evidenti. È tempo di porre fine con urgenza alle dipendenze malsane, è tempo di creare nuove connessioni…”. Peccato che scelga per farlo l’Egitto di al-Sisi.

Quanto all’energia, i 27 continuano a negoziare sul blocco dell’import di petrolio dalla Russia: l’intesa non pare imminente, riserve e richieste di eccezioni aumentano.

Tre mesi dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia – scrive l’Ap – è “impantanata in un conflitto che sperava di risolvere nel giro di qualche giorno o al massimo qualche settimana. E molti analisti occidentali la pensavano allo stesso modo”. Fallito l’iniziale attacco a fronte largo, Mosca punta ora sul Donbass, dove pare aver intensificato, negli ultimi giorni, avanzate e bombardamenti. I filorussi di Kherson, che potrebbero anch’essi auto-proclamarsi indipendenti, reclamano una base militare russa sul loro territorio.

Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba avverte il momento critico: “E’ troppo presto – nota – per dire che l’Ucraina ha tutte le armi che le servono. La battaglia nel Donbass è spietata, la più grande sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale”. Kuleba invita ad accelerare le consegne d’armi e munizioni. UvdL gli dà corda: “L’Ucraina deve vincere la guerra. L’aggressione di Putin deve essere un fallimento strategico. Faremo il possibile perché gli ucraini prevalgano e riprendano il futuro nelle loro mani”. La guerra “ha messo in discussione l’ordine internazionale”.

A Mosca, il vice-presidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, che è anche stato presidente per un quadriennio, una sorta di controfigura di Putin, esclude che Donetsk e Lugansk tornino all’Ucraina: “Le Repubbliche del Donbass hanno preso la decisione finale sul loro stato”.

Il segretario del Consiglio di Sicurezza, Nikolai Patrushev, dice che la Russia centrerà gli obiettivi della “operazione militare speciale” in Ucraina, senza porsi “scadenze temporali”. Intervistato da Argumenty i Fakty, Patrushev afferma: “Ogni obiettivo verrà raggiunto … Il futuro dell’Ucraina sarà deciso da chi vive sul suo territorio: il nostro Paese non ha mai preso nelle sue mani il destino di un Paese sovrano” – affermazioni contraddette da Ungheria 1956 e da Cecoslovacchia 1968 -.

Le dichiarazioni di Medvedev e di Patrushev testimoniano una notevole aggressività verbale russa, mentre Kiev pare sulla difensiva. Patrushev nota che Mosca giudica l’espansione delle infrastrutture della Nato in Finlandia e Svezia una minaccia diretta alla sua sicurezza e reagirà di conseguenza.

Biden in Asia apre il fronte cinese
Le mosse in Asia di Biden destano sorpresa e interrogativi: possono rafforzare l’asse russo-cinese, invece di indebolirlo. Scrive il New York Times: “Nessuno s’aspettava dichiarazioni del genere, fatte senza distinguo e senza infiorettature… E’ un segno della volontà di proteggere la democrazia di Taiwan più forte di quelli che il presidente ha mai dato nei confronti dell’Ucraina”.

E Biden lancia l’Ipef, Indo-Pacific Economic Framework, nuova alleanza economico-commerciale cui hanno già aderito 13 Paesi – insieme rappresentano circa il 40% del Pil mondiale -: un’Apec bis in funzione anti-cinese, cordone di contenimento dell’espansione di Pechino.

Le parole e gli atti di Biden non passano senza reazione cinese. La Cina sottolinea di volere tutelare l’interesse per Taiwan: “Nessuno dovrebbe sottovalutare la decisa determinazione, la ferma volontà e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”.

Quanto alla strategia indo-pacifica degli Stati Uniti, il commento cinese è acido: “le piccole cricche in nome della libertà e dell’apertura” hanno il solo scopo di contenere la Cina e non ci riusciranno. Lo dice il ministro degli Esteri Wang Yi: l’Ipef “è uno strumento politico degli Usa, per mantenere la loro egemonia economica regionale ed escludere miratamente certi Paesi”, “una strada sbagliata”.

Iniziata venerdì 20 in Corea del Sud, con l’incontro col neo-presidente Yoon Suk-Yeol, la missione di Biden in Asia è proseguita a Tokyo: bilaterale lunedì con il premier Fumio Kishida e riunione martedì del Quad (Usa, Giappone, India e Australia), con l’esordio internazionale del neo-premier australiano Anthony Albanese, laburista, origini italiane, fresco vincitore delle elezioni politiche.

Ai leader del Quad, il presidente Usa dice: per l’aggressione della Russia all’Ucraina, “stiamo attraversando un’ora buia della nostra storia condivisa”. I quattro concordano di non accettare “mai un cambio dello status quo con l’uso della forza”.

La ricerca della pace passa per Venaria
La guerra in Ucraina e la ricerca d’una soluzione al conflitto sono stati al centro della riunione, venerdì 20 maggio, alla reggia della Venaria, di una riunione del comitato dei ministri degli Esteri dei 46 Paesi del Consiglio d’Europa, svoltasi sotto presidenza di turno italiana – la Russia ne è stata prima sospesa e poi espulsa, dopo l’inizio dell’invasione -.

A conclusione dell’incontro, il comitato ha affermato la “ferma condanna di tutte le violazioni fatte dalla Russia dei diritti umani e della legge internazionale”. Nella loro risoluzione finale, i ministri dei 46 chiedono la “cessazione immediata dell’aggressione russa all’Ucraina, il ritiro delle forze d’occupazione dai territori ucraini e il rilascio di tutti i civili deportati, inclusi quelli trasferiti forzatamente nei territori della Federazione russa”.

Il comitato ha inoltre rinnovato “pieno supporto e solidarietà all’Ucraina ed al suo fermo impegno per l’indipendenza, la sovranità e il rispetto dell’integrità territoriale all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti”. C’è l’impegno a “mobilitare tutta la capacità del Consiglio d’Europa per assicurare che la Russia sia punita per le violazioni dei diritti umani commesse”.

E’ stato adottato un ‘Piano di azione per l’Ucraina’ che include, fra le altre, “misure per proteggere gli sfollati, supporto legale professionale, documentazione delle violazioni dei diritti umani, tutela dei diritti dei bambini, lotta alla violenza contro le donne, supporto per il sistema dell’informazione e per il sistema giudiziario ucraino”.

Commentando l’esito dei lavori, il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha sottolineato: “Abbiamo affrontato con unità la crisi russa e siamo concordi nell’impegno ad aiutare l’Ucraina perché superi le ferite drammatiche di questa guerra e ad accompagnarla verso la ricostruzione. E’ anche emersa la volontà di organizzare un vertice, il quarto, dei capi di Stato dei Paesi del Consiglio d’Europa”.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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