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Il Settimanale 2022 1 – Ucraina, lo sport che unisce, storia di Nicola

Scritto per il Settimanale 2022 1 della classe di Agenzie e Nuovi Media del cdl in Editoria e Scrittura della Facoltà di Lettere della Sapienza, edizione del 23/05/2022

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Il Settimanale 2022 1 – A fine marzo la squadra di calcio di un centro sportivo del Torrino, un quartiere a sud di Roma, ha accolto un bambino dell’Ucraina di 10 anni, Nicola – nome di fantasia -, arrivato in Italia nelle settimane precedenti tramite un corridoio umanitario.

Abbiamo intervistato un collaboratore del circolo, il quale ci ha raccontato come il bambino è stato accolto e quali modalità sono state attuate per farlo sentire parte integrante della squadra.

«Una bella esperienza di accoglienza che il centro sportivo presso cui lavoro sta vivendo” ha dichiarato Gabriele Di Bernardo, 19 anni, allenatore di calcio di due squadre appartenenti alla categoria pulcini.

Quando è arrivato il bambino e come è stato il primo approccio con la squadra?
«A fine marzo il dirigente sportivo del centro ci ha presentato Nicola, comunicandoci che si sarebbe allenato nella nostra squadra. Noi allenatori non abbiamo ricevuto particolari direttive, se non quella di includerlo il più possibile negli allenamenti e di aiutarlo a trovare un punto di contatto con gli altri bambini. L’impatto iniziale è stato abbastanza difficoltoso, soprattutto per i problemi legati alla comunicazione, ma è bastato cominciare a giocare per dimenticare ogni tipo di problema. I bambini della squadra, nonostante la giovane età, hanno subito mostrato di comprendere la situazione e di voler fare di tutto per farlo sentire a proprio agio.»

Quali sono state le principali problematiche riscontrate?
«Ovviamente c’è una difficoltà nel comunicare perché Nicola non parla italiano, se non poche parole, e nemmeno l’inglese. Inizialmente i bambini non sapevano come comportarsi ed erano in difficoltà, così abbiamo suggerito loro di provare a comunicare tramite i gesti o mescolando l’italiano e l’inglese. Non è stato affatto semplice, ma il risultato lo abbiamo ottenuto. Dopotutto, i bambini hanno un modo tutto loro di esprimersi e di comunicare che un adulto spesso fatica a comprendere.

Sarebbe utile avere a disposizione un mediatore linguistico, o comunque qualcuno che possa aiutarci con la lingua. Per il momento ci adattiamo, mettendo in atto alcune strategie che sembrano funzionare.»

Può parlarci meglio di queste strategie?
«La prima è quella di utilizzare un linguaggio pratico, facilmente intuibile. Nella spiegazione degli esercizi alla squadra, ad esempio, facciamo sempre una parte pratica per facilitare l’apprendimento: quindi, la nostra comunicazione con il bambino è per l’80% visiva e per il restante 20% fatta di parole che riesce a comprendere facilmente. Ad ogni modo, nonostante queste difficoltà, Nicola è un bambino sempre sorridente, molto sveglio e dimostra anche una grande voglia di imparare».

Quali sono i principali obiettivi che vi siete posti come squadra?
«Desideriamo aiutare Nicola a ritrovare una dimensione di normalità, per quanto possibile. Ieri c’è stato un momento, mentre correvano dietro il pallone, in cui tutti i problemi erano improvvisamente spariti: nessuna vergogna o timore, nessuna difficoltà a dialogare. C’era un solo e unico linguaggio, direi universale, che li univa: quello del gioco fra bambini.»

Sago News, di Alessia Delvecchio, Odissea Di Bernardo, Giulia Mariani, Simone Ronci
gp
gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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