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Ucraina: Pasqua ortodossa senza tregua, Biden manda due Re Magi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 25/04/2022

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La Pasqua ortodossa non porta la tregua in Ucraina, neppure religiosa, ma vede confluire una folla di visitatori di rango a Kiev e nelle altre capitali diplomatiche di questo conflitto, Istanbul e Mosca. A Kiev, sono in arrivo il segretario di Stato Usa Antony Blinken e il segretario alla Difesa Lloyd Austin, avvertiti di “non presentatevi a mani vuote” del presidente ucraino Voldymyr Zelensky. A Istabul, è oggi atteso il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che comincia la sua tardiva missione di pace dalla Turchia: il presidente Racep Tayyip Erdogan è stato finora l’unico mediatore capace di mettere allo stesso tavolo Russia e Ucraina. Poi, Guterres andrà a Mosca e a Kiev, dove vedrà il presidente russo Vladimir Putin e Zelensky.

Zelensky ha già criticato l’itinerario del capo dell’Onu, che voleva invertito. E il premier britannico Boris Johnson mette in guardia Guterres: “Attento!, Putin cercherà di manipolarti”. Ieri, c’è pure stato un colloquio telefonico tra Erdogan e Zelensky: il presidente turco s’è di nuovo proposto come mediatore, prospettando un incontro tra Putin e Zelensky che, al momento, pare lontano.

Da Blinken e Austin, il presidente ucraino si aspetta “cose specifiche e armi specifiche”. E’ stato proprio Zelensky ad annunciarne la missione, prima ancora che Casa Bianca e Pentagono la confermassero, e a sciorinarne l’agenda: “Faremo un’analisi dell’assistenza militare che ci serve”. Blinken ha cercato di addolcire il clima con un messaggio pasquale: “Siamo ispirati dalla resilienza dei cristiani ortodossi in Ucraina di fronte alla brutale guerra di aggressione del presidente Putin. Stiamo continuano a sostenerli e oggi auguriamo a loro e a tutti gli altri che celebrano la Pasqua speranza e un rapido ritorno alla pace”.

Ma Kiev non allenta la pressione sui Paesi della Nato e dell’Ue: “Il fatto che la guerra in Ucraina continui, che la nostra gente, i nostri bambini vengano uccisi, indica che le sanzioni attuali sono insufficienti, che nuove sanzioni devono essere imposte costantemente”, ha detto un collaboratore di Zelensky, Andriy Yermak, sollecitando “un embargo completo su energia, gas e petrolio russi, nonché misure contro tutte le banche russe”.

Sul terreno, la tregua, pur invocata da Papa Francesco, oltre che dalle Nazioni Unite, non c’è stata. Il Pontefice, al Regina Caeli, ha ricordato i cristiani che celebrano la Pasqua ortodossa: “Porgo loro i miei auguri più cari – ha detto ancora -. Cristo è risorto … sia lui ad donare la pace, oltraggiata dalla barbarie della guerra”. Ma nelle chiese russe e ucraine i riti sono spesso stati segnati da toni nazionalisti e bellicosi.

Un prete di Bucha, Andrei Golovin, che ha affidato la croce della via Crucis a una donna ucraina e ad una russa, imitando Francesco, invita il papa a visitare la sua città: “Se l’arrivo del pontefice potrà contribuire alla pace, noi lo aspettiamo. È importante che venga a vedere con i suoi occhi cosa è successo qui”.

A Mariupol, il battaglione Azov, asserragliato nell’acciaieria Azov, dove ci sarebbero pure civili, resta sotto attacco. L’ennesimo tentativo di organizzare un corridoio umanitario dalla città martire, che escludeva, comunque, il complesso industriale, è ieri fallito, nonostante Zelensky, al telefono con Erdogan, abbia insistito sulla necessità “dell’immediata evacuazione”.

Missili sono ieri caduti su infrastrutture nella regione di Poltava, nel centro dell’Ucraina: almeno cinque quelli andati a bersaglio. Fra le vittime civili della giornata di Pasqua, due bambine la cui casa, a Ocheretny, un villaggio del Donetsk, è stata colpita e distrutta. I comandi ucraini segnalano una nuova minaccia: due dozzine di navi da guerra russe, con sottomarini lanciamissili, incrociano nel Mar Nero, facendo temere attacchi dal mare su Odessa e su tutta la costa.

Secondo l’UnHcr, l’organizzazione dell’Onu per i rifugiati, sono quasi 5,2 milioni gli ucraini che hanno lasciato il Paese in due mesi, dal 24 febbraio, data dell’invasione russa. All’interno dell’Ucraina gli sfollati sono oltre 7,7 milioni. Un ucraino su quattro ha lasciato la propria casa.

gp
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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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