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Ucraina: l’Ue va a Kiev, via al percorso verso l’adesione

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/04/2022

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L’Ue porta in dono all’Ucraina un nuovo pacchetto di sanzioni anti-Russia. Gli Usa agevolano l’invio di armi a Kiev. I negoziati, la pace, non sono più una priorità: il capo negoziatore ucraino Mikhailo Podolyak afferma che “qualsiasi tregua temporanea sarebbe solo una guerra rinviata e noi non ne abbiamo bisogno”; e il premier britannico Boris Johnson dice che negoziare con Putin ora “non mi sembra molto promettente, non vedo come ci si possa fidare di lui”.

Ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il ‘ministro degli Esteri’ Ue Josep Borrell hanno iniziato da Bucha la loro visita in Ucraina. “Qui – ha detto von der Leyen –, è successo l’impensabile, la nostra umanità è stata distrutta, è andata in frantumi. Qui, abbiamo visto il volto crudele dell’esercito russo, la sconsideratezza e la spietatezza degli occupanti”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ricevuto von der Leyen e Borrell, preconizza scene ancora più cruente di quelle di Bucha, man mano che le truppe russe si ritirano. La situazione a Borodyanka, vicino alla capitale, dove sono state estratti 26 corpi da due condomini bombardati, sarebbe “molto più orribile”.

La missione a Kiev di von der Leyen e Borrell s’è svolta mentre giungevano le drammatiche notizie dell’attacco missilistico sulla stazione di Kramatorsk, nella regione di Donetsk, Ucraina orientale, dove ci sono state decine di vittime, fra cui dei bambini, e un centinaio di feriti. “Il mio messaggio al popolo ucraino – ha ancora detto von der Leyen – è che i responsabili di queste atrocità dovranno risponderne alla giustizia: la vostra battaglia è la nostra battaglia, l’Europa è al vostro fianco, tutto il Mondo è Bucha”.

A Zelensky, von der Leyen ha consegnato in una busta il questionario per l’adesione all’Ue, la cui compilazione segna l’inizio del percorso di ingresso nell’Unione: “Se lavoriamo insieme potrebbe anche essere questione di settimane” – di solito, ci vogliono molti anni; e non sempre si arriva fino in fondo -.

E, lunedì, il Consiglio dei Ministri degli Esteri dei 27 non discuterà d’un embargo sul petrolio russo. E’ stato appena completato il quinto pacchetto di sanzioni anti-Russia e non c’è, ora, l’unanimità fra i Paesi dell’Ue su ulteriori misure.

Gli Stati Uniti e altri Paesi, meno dipendenti degli europei dall’energia russa, hanno già decretato l’embargo. Biden dice: “La consegna di apparati militari all’Ucraina per difendersi dalla Russia è una priorità”. E aggiunge: “Con le forze russe che si riposizionano per la prossima fase della guerra, ho ordinato di non risparmiare alcuno sforzo per identificare e fornire alle forze ucraine le armi di cui hanno bisogno per difendere il loro Paese”. La Slovacchia ha fornito a Kiev il sistema di difesa anti-aerea S-300: per consentirne il trasferimento in sicurezza, gli Usa riposizioneranno una batteria di missili Patriot nel Paese Nato.

Il presidente Usa giudica “l’attacco alla stazione” di Kramatorsk “un’altra orribile atrocità commessa dalla Russia, che ha colpito civili che cercavano di evacuare”. E promette sostegno a un’indagine.

Fronte negoziati, Kiev, che non vuole una tregua temporanea, ammette che “un compromesso sarà necessario”, anche se sarà molto difficile farlo accettare alla popolazione dopo le stragi e gli orrori. Da Mosca, invece, vengono segnali di una fine del conflitto “in un prevedibile futuro”.

Iryna Vereshchuk, vice-premier ucraina, dice che “Putin si fermerà quando noi lo fermeremo” e cita un proverbio: “Non importa chi sta di fronte a te, ma chi è accanto a te … Non ci sentiamo abbandonati, sappiamo che tutti sono con noi, ma abbiamo bisogno di un sostegno reale”. Il che significa “embargo su petrolio e gas russo: dobbiamo imporlo ora, non passo passo, altrimenti vedremo ancora per tanto tempo orrori e devastazioni”. Il governo ucraino intende comunque tornare al tavolo delle trattative, “per fermare lo spargimento di sangue e ottenere la ritirata dell’esercito russo”.

Chi è “scettico”, anzi “cinico”, su qualsiasi assicurazione il presidente russo Vladimir Putin possa dare, è Johnson, che, incontrando il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ha comunque avallato gli sforzi di dialogo con il Cremlino dei leader tedesco e francese. Il premier britannico ha ricordato che Londra, Berlino e molte altre capitali hanno provveduto a fornire “armi difensive” all’Ucraina e che una conferenza di Paesi donatori riunita dal Regno Unito ha appena raccolto 2,5 miliardi di sterline per finanziare 1,5 milioni di kit militari destinati a Kiev. Cui si aggiungono equipaggiamenti bellici per un valore di 100 milioni di sterline, inclusi i missili anti-aerei portatili Starstreak (più moderni ed efficaci degli Stinger Usa), “altri 800 missili anti-carro e munizioni di precisione” ed elmetti, visori notturni, uniformi protettive antiproiettile e altro materiale non letale. “Forniture importanti, ma non sufficienti”, perché “l’Europa che conoscevamo fino a 6 settimane fa non esiste più: l’invasione di Putin ha attaccato le fondamenta stesse della sicurezza del nostro Continente.ù

Per il capo del Pentagono Lloyd Austin, Putin ha ormai rinunciato a conquistare Kiev: “Pensava che poteva farlo rapidamente. Si sbagliava”. Secondo l’intelligence britannico, “le forze russe si sono ormai completamente ritirate dal Nord dell’Ucraina”: “alcune di queste unità saranno trasferite nell’Est, per combattere nel Donbass”, ma ci vorrà “come minimo una settimana”.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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