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Usa: ucraina, ‘Daddy Joe’ e la ‘patata bollente’ del figlio Hunter

Scritto per Il fatto Quotidiano del 26/03/2022

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Joe Biden accusa Vladimir Putin di stare per usare in Ucraina armi chimiche e minacciare il ricorso al nucleare. Il Cremlino nega e, rovesciando le insinuazioni, si gioca velenosamente la carta Hunter.
Il portavoce di Putin Dmitry Peskov dice che Hunter Biden, figlio del presidente degli Stati Uniti, sarebbe “coinvolto nella gestione di laboratori per lo sviluppo di armi biologiche in Ucraina” – laboratori la cui esistenza la Casa Bianca, a sua volta, ha già smentito -. Il portavoce aggiunge: “Chiederemo spiegazioni sul suo possibile coinvolgimento. E la Cina ha già chiesto chiarimenti”.

Il nome di Hunter Biden figura nella lista dei cittadini americani colpiti dalle contro-sanzioni russe. Ma Peskov non si ferma al figlio e sostiene che il padre, con le sue accuse, vuole “distogliere l’attenzione” dal programma chimico e biologico che gli Usa starebbero realizzando in Ucraina.

‘Daddy Joe’ si ritrova fra le mani la ‘patata bollente Hunter’ all’arrivo in Polonia da Bruxelles, dove è stato protagonista dell’inedita ‘trilogia dei Vertici’ Nato, G7 e Ue. Il presidente mangia la pizza con i soldati della 82° Divisione aviotrasportata, ascolta storie di rifugiati e riesuma l’approccio Usa sulle armi nucleari, facendo un passo indietro rispetto alle promesse elettorali e aprendo all’ipotesi di ricorrere all’atomica contro una minaccia convenzionale.

Il cambio di rotta è avvenuto, secondo il Wall Street Journal, nelle ultime settimane, sotto la pressione di alleati europei, fra cui i polacchi.

Chi è Hunter Biden

Hunter, 52 anni, figlio secondogenito di Joe e della prima moglie Neila, ha vissuto, con il padre, tutti i drammi di famiglia: la mamma e la sorellina Naomi morte in un incidente d’auto nel 1972, Beau, il fratello maggiore, morto di cancro nel 2015, a 46 anni. Uomo d’affari, ha fondato ed è stato dirigente di società di consulenza internazionali, fra cui un fondo d’investimenti privato cinese.

Tutti aspetti che hanno già attirato l’attenzione critica dei media Usa. Ma quel che qui conta è che dal 2014, quando suo padre era vice-presidente degli Stati Uniti, al 2019, Hunter era nel Consiglio d’Amministrazione della Burisma Holdings, una società energetica ucraina.

Nel 2019, l’allora presidente Donald Trump affermò che Biden sr aveva chiesto il licenziamento d’un procuratore di Kiev che indagava sul figlio. Hunter, però, non risultò essere oggetto d’indagine né vi furono prove di illeciti da lui commessi, anche se una questione etica ha sempre aleggiato sulla vicenda.
Il presunto tentativo di Trump di fare pressioni sul governo ucraino a fini personali e per danneggiare Biden, usando come arma di ricatto gli aiuti già stanziati per il governo ucraino, innescò la prima procedura di impeachment – poi abortita – contro il magnate presidente nell’autunno 2019.

Recentemente, la stampa ‘liberal’ è tornata a interrogarsi su Hunter e sui suoi guai con il fisco Usa: il 16 marzo, il New York Times scriveva che “una vasta inchiesta federale” sugli inghippi del figlio del presidente va avanti, nonostante Hunter abbia nel frattempo pagato i suoi debiti con il fisco Usa.
E sempre il NYT ammetteva una certa pigrizia dei media ‘liberal’ nell’ammettere che le mail imbarazzanti contenute in un laptop portato ad aggiustare in piena campagna elettorale 2020, e i cui contenuti erano finiti nelle mani dei sostenitori di Trump, erano effettivamente di Hunter. Il che ha subito scatenato una compagna ‘revanchista’ da parte dei media conservatori.

“Gli affari sporchi di Hunter non devono essere scopati sotto il tappeto”, diceva il New York Times, citando altri comportamenti ‘border line’ del figlio del presidente e definendolo “non un criminale”, ma “il fragile figlio di una famiglia colpita dalla tragedia, che ha problemi di droga e ha fatto i soldi lavorando per aziende che probabilmente gradiscono avere dalla loro il parente di un politico americano influente”.

Il che non significa che le illazioni su Hunter “coinvolto nella gestione di laboratori per lo sviluppo di armi biologiche in Ucraina” siano minimamente vere. Quello che i media Usa mettono sotto accusa è il loro “tentativo di seppellire la storia delle mail alla vigilia delle elezioni come una sorta di campagna di disinformazione russa”.

Se al posto di Hunter ci fosse stata Ivanka Trump, “avremmo trattato la storia con i guanti allo stesso modo?”, s’interrogano i giornalisti del NYT. Mentre ‘Daddy Joe’, incontrando il presidente polacco Andrzej Duda, gli dice che la cosa più importante è “tenere unite le democrazie”.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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