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Ucraina: Biden fa l’eroe in Europa, ma a casa va giù

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 24/03/2022

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Nel momento più precario per l’Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con il conflitto in corso in Ucraina, il presidente Usa Joe Biden partecipa, oggi, a Bruxelles a tre Vertici, della Nato, del G7 e dell’Ue: l’obiettivo è prevenire una terza guerra mondiale, “riunire la comunità internazionale attorno all’Ucraina” e “fare sì che il presidente russo Vladimir Putin paghi un alto costo economico per la guerra che ha scelto di combattere”. Biden ha twittato i suoi propositi prima di lasciare Washington.

Nella capitale belga è stato accolto dal premier belga Alexander De Croo. Dopo l’inedita ‘giornata dei tre Vertici’, senza precedenti nella storia della diplomazia, Biden andrà domani in Polonia: lì, avrà un bilaterale con il presidente Andrzej Duda, visiterà le truppe Usa dislocate nel Paese e incontrerà profughi ucraini.

In coordinamento con gli alleati, il presidente Usa, che ripete di continuo che l’uso di armi chimiche da parte della Russia è una minaccia reale, imporrà nuove sanzioni a oltre 300 deputati della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, che votarono il riconoscimento delle auto-proclamate repubbliche separatiste russofile del Donbass e che sostengono l’invasione dell’Ucraina.

Il Dipartimento di Stato ha intanto stabilito, in base a informazioni dell’intelligenze e dai satelliti, che i russi in Ucraina hanno compiuto crimini di guerra, con particolare riferimento a Mariupol, dove oltre 2.400 non combattenti sono stati uccisi, e agli attacchi un po’ ovunque a ospedali, scuole, edifici residenziali e ambulanze.

Oggi, la Nato deciderà di “rafforzare ulteriormente la propria presenza sul fronte orientale”, specie in Polonia e nei Baltici, e, inoltre, di “fornire maggiore sostegno all’Ucraina per la cyber-difesa ed equipaggiamento contro armi chimiche, biologiche e nucleari’, ha anticipato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg. “L’uso di armi chimiche da parte della Russia – aggiunge Stoltenberg, in sintonia con Biden – cambierebbe la natura del conflitto e avrebbe enormi conseguenze”.

L’asprezza dell’Amministrazione Usa verso la Russia e la fermezza verso la Cina non portano su l’indice di gradimento del presidente, che perde tre punti in una settimana e scende al 40%, secondo un rilevamento Reuters – Ipsos. La priorità degli elettori statunitensi non è la guerra in Ucraina, ma l’aumento dei prezzi e l’andamento dell’economia: la via delle sanzioni scelta da Biden alimenta l’inflazione e l’impennata dei costi dell’energia. E Donald Trump torna soffiare sul fuoco, indossando stavolta i panni del ‘castiga Putin’: “Lo minaccerei con i sottomarini nucleari”.

Sulle frizioni causate nelle società occidentali e fra Paesi europei dagli incrementi energetici gioca Putin, che ha ieri annunciato il pagamento delle forniture solamente in rubli e non più in euro o dollari per i Paesi ritenuti ‘ostili’. Risultato: un balzo del prezzo del gas dell’ordine di un terzo, mentre il rublo si rafforzava sul dollaro e scendeva sotto quota 99.

Alla vigilia dei Vertici di oggi, Washington ha sottolineato a più riprese l’unità dell’Occidente, che è finora concorde sulla scelta di non farsi direttamente coinvolgere nel conflitto: né mezzi né soldati della Nato sul territorio ucraino. Ma la Polonia e i Baltici, che avvertono la pressione della Russia lungo i propri confini, premono per un’azione più incalzante e non fanno nulla per favorire l’apertura d’un vero negoziato fra russi e ucraini.

Ieri, la Polonia ha espulso 45 russi accreditati come diplomatici ma ritenuti agenti segreti. La Russia “risponderà in modo adeguato”. Da Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky riconosce che “i negoziati sono difficili”, ma vanno avanti; ed esprime gratitudine “a tutti gli intermediari che lavorano con noi”, per poi aggiungere “Lotteremo con coraggio fino alla fine”.

L’Ucraina chiede alla Nato “missili a medio raggio”, che “possono essere un mezzo di deterrenza”, perché “le nostre forze armate e i nostri cittadini resistono con un coraggio sovrumano, ma non possiamo vincere una guerra senza armi offensive”. Per la Cnn, Kiev ha appena iniziato a ricevere le prime forniture degli aiuti militari Usa per 800 milioni di dollari.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov cita, senza dettagli, l’esistenza di “forti prove” che gli Usa hanno “sviluppato programmi di bio-laboratori” in Ucraina –un’accusa già respinta da Washington e precisa che Mosca utilizzerà le sue armi nucleari se vedrà “la sua stessa esistenza minacciata”.

Emergono, intanto, retroscena delle trattative. Per il Wall Street Journal, Washington non ha messo sanzioni su Roman Abramovich su richiesta di Zelensky, perché l’oligarca ebreo potrebbe giocare un ruolo nel facilitare i negoziati con la Russia. E invece Israele, che punta a un ruolo di mediatore, avrebbe impedito all’Ucraina (e all’Estonia) di procurarsi lo spyware Pegasus, per evitare di irritare la Russia.

Del conflitto, e delle “notizie di morte” che ne vengono ha di nuovo parlato ieri Papa Francesco, auspicando che “i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione al problema”.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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