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Usa: Ucraina, Isis, posti di lavoro, Biden risale la china

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 05/02/2022

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Nella giornata internazionale della Fratellanza umana, celebrata ieri, Joe Biden, che ha spesso toni alla Papa Francesco, esorta tutti i popoli a cooperare “per costruire un Mondo migliore”. Ma lui affida all’eliminazione con un raid del capo dell’Isis le speranze di un recupero di popolarità, dopo il tonfo registrato in estate con la rotta di Kabul e l’impennata dell’inflazione.

Sul fronte interno, le previsioni in vista delle elezioni di midterm l’8 novembre non sono positive, per l’Amministrazione e per la maggioranza democratica alla Camera e al Senato. Dove possono farlo, i repubblicani, tuttora ipnotizzati da Donald Trump, ridisegnano i collegi a loro vantaggio e limitano l’accesso alle urne delle minoranze. Invece, i democratici non sono concordi sull’agenda economica e sociale del presidente Biden e ne frenano l’attuazione.

Un refolo d’ottimismo arriva dall’economia, che continua a crescere, malgrado sussulti di pandemia da variante Omicron e aumento dei costi dell’energia, e – in particolare – dai dati sull’occupazione: a gennaio, sono stati creati 476 mila posti di lavoro, quasi tre volte di più del previsto, e il tasso di disoccupazione s’è attestato intorno al 4%. Biden twitta: “Abbiamo creato più di 6,6 milioni di posti da quando mi sono insediato. Il 2021 è stato l’anno in assoluto migliore per la creazione di posti di lavoro” – il presidente tace sul fatto che il 2020 aveva visto un tonfo verticale dell’occupazione causa pandemia -.

Sul fronte esterno, il boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi invernali è un mezzo flop e Biden, arroccato sulla sua linea allarmista e oltranzista, rischia di ritrovarsi relativamente isolato sull’Ucraina. Xi e Putin che si incontrano a Pechino proprio all’inaugurazione dei Giochi, fanno fronte comune: il che, da una parte, fa il gioco di Biden in casa, perché lo fa apparire il campione dell’Occidente e dei valori; ma, dall’altra, preoccupa e mobilità tutti gli europei che contano, che non vogliono vedere il ‘loro’ gas russo andare a scaldare i cinesi.

E, infatti, Macron andrà lunedì a Mosca e martedì a Kiev da presidente di turno del Consiglio dell’Ue, mentre Scholz, dopo essersi fatto un po’ pregare, volerà a Washington. Quanto a Erdogan, auto-nominatosi mediatore, di ritorno da Kiev e nell’attesa di ricevere Putin, accusa l’Occidente d’avere “peggiorato” la crisi e Biden, in particolare, “di non essere stato ancora capace di mostrare un approccio positivo” – come se la Turchia non facesse parte della Nato -.

Se il disegno di Biden è di apparire il garante della pace, con la sua fermezza, il fatto positivo – notano i maggiori media Usa – è che i negoziati vanno avanti, nonostante l’intreccio di richieste e risposte tra Cremlino e Casa Bianca non abbia ancora trovato un punto d’incontro reciprocamente soddisfacente.

L’eliminazione di al-Qurayshi contribuisce, in fondo, a migliorare il clima Est-Ovest: Pechino e Mosca avallano il raid, nel segno della lotta contro il terrorismo. Sui media Usa l’eco è largamente positivo, nonostante le vittime civili – almeno quattro donne e sei bambini – provocate dal blitz delle forze speciali.

Con il passare delle ore, emergono nuovi particolari sull’azione: “Il letale raid Usa contro l’Isis s’è scontrato contro una bambola, una culla, bombe e pallottole”, titola un suo reportage l’AP, che racconta come la cinquantina di teste di cuoio scaricate dagli elicotteri nel Nord-Ovest della Siria, poco dopo la mezzanotte locale, abbiano preso d’assalto “un’abitazione di estremisti e bambini”, dalle cui macerie all’alba spuntavano segni della presenza di neonati. E al Jazeera riferisce che “nessuno è uscito dalla casa”, durante l’attacco.

A imbarazzare il Pentagono coi fantasmi del recente passato, ci pensa Pro Publica, una cui inchiesta svela che il tragico attentato di Kabul il 26 agosto, che fece centinaia di vittime, fra cui 13 marines, fu facilitato da una leggerezza dei militari Usa, che lasciarono non sorvegliata una via d’accesso all’aeroporto nell’intento di facilitare l’evacuazione dei cittadini americani e degli afghani al soldo delle forze d’occupazione.

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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