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Usa: spiare i giornalisti accelera declino democrazia

Scritto per In Terris del 18/12/2021 https://www.interris.it/intervento/quei-giornalisti-indagati-come-fossero-terroristi/

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Giornalisti spiati da un’unità segreta della Customs and Border Protection, la polizia di frontiera degli Stati Uniti che dipende dal Dipartimento per la Sicurezza nazionale. Lo rivela Yahoo News, con un’inchiesta rilanciata dalla Associated Press: l’unità speciale, la ‘Counter Network Division’, che istituzionalmente si occupa di lotta contro il terrorismo, avrebbe usato banche dati governative per indagare su una ventina di reporter, compreso un premio Pulitzer. L’operazione, denominata ‘Whistle Pig’, avrebbe riguardato non solo giornalisti, ma anche membri del Congresso e dello staff del Campidoglio.

La notizia riaccende negli Usa polemiche e interrogativi sulla lotta dell’Amministrazione alle fughe di informazioni e sugli abusi di potere verso i media e la libertà di stampa. Donald Trump ne faceva un vanto, in lotta com’era contro “i fake news media” – lui li chiamava così -, che non si bevevano le sue menzogne.

Se n’è parlato proprio mentre l’attuale presidente, Joe Biden officiava un Vertice delle Democrazie un po’ approssimativo, dove si notavano più le assenze – Cina, Russia, Arabia Saudita e un bel po’ di Golfo, Turchia e Ungheria – delle presenze. La democrazia americana rischiava così di essere seppellita da una risata di scherno, dopo avere rischiato di essere travolta, il 6 gennaio, da migliaia di facinorosi sostenitori dell’allora presidente Trump, che diedero l’assalto al Campidoglio.

“La sfida dei nostri tempi è preservare la democrazia” e “unirci contro le autocrazie”, dice Biden, lanciando un appello alla mobilitazione per difendere diritti e libertà e ammettendo che “una metà delle democrazie hanno sperimentato un declino negli ultimi dieci anni, compresi gli Stati Uniti”.

I cronisti dei migranti spiati come se fossero terroristi, o in combutta con terroristi, sono un sintomo di quel declino, come lo sono i fatti del 6 gennaio su cui una commissione d’inchiesta della Camera ancora indaga; e come lo furono le interferenze dei social nelle campagne elettorali 2016 e 2020. Facebook, che nel 2016 non esitò a vendere i dati di milioni dei suoi utenti a Cambridge Analytica, adesso ne avverte 50 mila di oltre cento Paesi che possono essere stati vittime di “private spyware”, cioè di “cyber-mercenari” che compiono azioni di spionaggio su commissione, di persone o aziende o anche apparati statali.

Marrick Garland, il ministro della Giustizia di Biden, ha da tempo vietato agli investigatori federali di ottenere in segreto informazioni sui giornalisti, dopo i sospetti che Trump possa aver ordinato indagini su firme del New York Times, del Washington Post e altri media suoi ‘nemici’. Ma anche durante l’Amministrazione Obama, ricorda l’Ap, agenti governativi si impossessarono segretamente dei numeri di telefono di reporter per indagare sui loro contatti e sulle loro fonti.

Ora si scopre che dal 2016 opera un’unità speciale chiamata ‘Counter Network Division’, una branca del ‘National Targeting Center’ creato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 per identificare potenziali minacce terroristiche – e non per spiare i giornalisti -.

Un rapporto di 500 pagine dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza nazionale rivela che gli agenti dell’unità speciale avrebbero usato informazioni contenute in banche dati governative (numeri di telefono, indirizzi email, dati sui viaggi, notizie personali e finanziarie) per tenere sotto controllo una ventina di reporter. Il premio Pulitzer coinvolto è Ali Watkins del New York Times, massima esperta di questioni legate alla sicurezza nazionale. Secondo un ex agente, Jeffrey Rambo, Watkins subì pressioni perché svelasse le sue fonti dopo essere stata informata che i suoi rapporti sentimentali con il capo della sicurezza della Commissione Intelligence del Senato erano cosa nota.

“Siamo di fronte a un abuso di potere palese”, denunciano i vertici della Ap, alcuni dei cui reporter sono stati spiati. “Il governo deve smetterla d’interferire con il giornalismo e il diritto d’informazione”, commenta il New York Times. Altrimenti il declino della democrazia proseguirà lungo il piano inclinato del mancato rispetto della legge e dei diritti fondamentali.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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