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Usa 2024: Kamala Harris perde pezzi e il suo team non sta bene

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 03/12/2021

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Kamala Harris perde i pezzi: se ne va la sua portavoce, e consigliera di fiducia, Symone Sanders, due settimane dopo l’uscita di scena della responsabile della comunicazione Ashley Etienne. E’ segno che qualcosa non funziona nella squadra della vice di Joe Biden. Sanders, 39 anni, nera, lascerà la Casa Bianca a fine anno: prima di lavorare per Harris, era stata in campagna con Biden.

Fonti di stampa prevedono altre partenze nel ‘team Kamala’: sarebbero in uscita Peter Velz, direttore dei rapporti con la stampa, e Vince Evans, direttore d’un ufficio di coordinamento.

La raffica di addii, ufficiali o ipotetici, rilancia le indiscrezioni sulla frustrazione di Kamala, che si sentirebbe messa in ombra nell’Amministrazione e incaricata di dossier francamente impossibili, come l’immigrazione – è però vero che la pressione ai confini cresce ed è su livelli record -. Ma c’è pure chi enfatizza la delusione di Biden nei confronti della sua vice, poco efficace nel comunicare gli obiettivi dell’Amministrazione e poco incline a condividerne le difficoltà, ad esempio nel caos del ritiro dall’Afghanistan tra agosto e settembre.

Harris è stata presidente per neppure due ore, la prima volta d’una donna, quando Biden le ha ceduto i poteri venerdì 19 novembre, il tempo d’una colonscopia di routine con anestesia per un check-up alla vigilia del suo 79° compleanno. Ma l’effimera parentesi presidenziale non è bastata a ridare smalto a una vice offuscata dalle chiacchiere (tante) più che dai fatti (oggettivamente pochi).

Un anno da vice le ha tolto brillatezza. Il resto lo fanno le manovre dei potenziali rivali a Usa 2024. Lei smentisce, ma non può fare altro: dice di non essere frustrata e di non sentirsi sotto-utilizzata; e nega di non avere rapporti facili con la Casa Bianca. Del resto, il destino di divenire invisibili è proprio dei vice-presidenti: devono essere trasparenti, non fare mai ombra al capo e, se qualcosa va male, fare da parafulmini. Nel dopoguerra, solo Bush padre riuscì a essere eletto presidente subito dopo essere stato vice, mentre Richard Nixon e Biden hanno prima dovuto decantarsi e rigenerarsi.

Due volte esponente di minoranza etnica – madre indiana e padre giamaicano -, Harris, 57 anni, pareva promessa alla Casa Bianca, nelle cronache della vittoria elettorale del novembre 2020: quattro anni da numero due; poi il vecchio Joe si fa da parte e Kamala gli dà il cambio. Le cronache delle ultime settimane raccontano una storia diversa, col tasso di gradimento della vice sceso al 28% – quello del boss non è molto più alto, al 32% -.

Anche se Biden fa dire di puntare alla conferma, i democratici pensano al piano B. Un rilevamento di The Hill mostra un campo frammentato con due donne battistrada: Harris con il 13% dei consensi e Michelle Obama, il sogno proibito, con il 10%. La Fox, che non perde occasione di seminare zizzania fra i democratici, ipotizza che Biden, imbarazzato da gaffe ed errori della sua vice, voglia dirottarla alla Corte Suprema – dove, però, non ci sono posti liberi – e sostituirla con Michelle.

Nessun altro dei nomi proposti da The Hill va oltre il 5%, che siano Pete Buttigieg, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Cory Booker, Michael Bloomberg, Andrew Yang o altri – una sfilata dei battuti nelle primarie 2020 -. Nella serie a volte spariscono e a volte ritornano, fanno di nuovo parlare di sé Beto O’Rourke, l’enfant prodige dei democratici del Texas, che gode di ottima stampa, nonostante negli ultimi due anni abbia collezionato solo sconfitte, e Stacey Abrams,l’attivista della Georgia candidata a tutto e mai vittoriosa: entrambi puntano a diventare governatore del loro Stato.

Per la Harris, tutti i problemi non si possono ridurre a una questione di immagine. Ma è vero che la prima donna vice-presidente e prima nera in quel ruolo è passata ai raggi X ogni giorno, soprattutto dai media conservatori, che non le perdonano nulla. E i democratici che vogliono farsi avanti non esitano a metterla in cattiva luce.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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