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Usa: Amazon – sindacati, il match di Bessemer si rigioca

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 0'2/12/2021 e, in altra versione,oper il blog di AffarInternazionali https://www.affarinternazionali.it/blogpost/usa-amazon-lavoratori-bessemer-chance/

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Come accade quasi sempre nella vita reale, Golia, cioè Amazon, aveva battuto Davide, i lavoratori del magazzino di Bessemer in Alabama: un voto apparentemente senza appello, 2 a 1, 1798 contro la ‘sindacalizzazione’ della manodopera del deposito e 738 a favore. Ma c’è un giudice persino laggiù in Alabama: un funzionario federale, una donna, Lisa Handerson, ha stabilito che l’azienda ha condizionato l’esito del referendum e ne ha ordinato la ripetizione.

E ora il sindacato dei lavoratori del commercio ci riprova: sfida il secondo datore di lavoro privato di tutta l’Unione, con oltre un milione di dipendenti, e prova a conquistare il diritto a rappresentare la manodopera nelle trattative su salario, orari, ritmi. Il magazzino di Bessemer, aperto da 20 mesi, potrebbe diventare una testa di ponte per gli altri depositi in tutti gli Usa.

Il sindacato può farcela perché Amazon non potrà intimidire i lavoratori come fece in primavera. E perché la manodopera di Amazon è molto volatile: la gente resta pochi mesi, poi lascia e magari torna dopo un po’ – la paga è discreta, ma i ritmi sono pesanti -. Magari, stavolta voterà pure Fern, alias Frances McDormand, la protagonista di NomadLand, che il suo turno ad Amazon lo fa sotto Natale, quando la spedizione dei pacchi è frenetica.

La decisione di fare ripetere il voto è stata presa dalla direttrice dell’ufficio regionale del Consiglio per le relazioni sindacali. Per la Henderson, che ha indagato per sei mesi, convocando le parti, Amazon aveva organizzato la consultazione in modo ambiguo mettendo pressione sui dipendenti: “Il datore di lavoro ha tenuto una condotta discutibile che motiva l’annullamento del referendum … ha interferito con i diritti dei lavoratori e li ha violati”.

Sotto accusa, in particolare, l’iniziativa di Amazon di installare una cassetta delle lettere proprio davanti al centro logistico, perché i lavoratori vi deponessero la loro scheda.

La ripetizione del referendum è considerata una grossa vittoria dalle organizzazioni sindacali, mentre Amazon ne contesta il fondamento. La campagna per il nuovo voto avrà una larga eco nazionale: in primavera, i democratici s’erano mobilitati con il sindacato del commercio; e leader dellam sinistra come il senatore Bernie Sanders e l’attivista nera Stacey Abrams avevano tenuto comizi a Bessemer.

Per dare un’idea dell’impatto della vicenda, la Cnn, dopo il primo voto, aveva titolato: “Jeff Bezos batte Joe Biden 1 a 0”. Il miliardario Bezos, proprietario di Amazon, e pure del Washington Post, è un grande finanziatore del partito democratico e dei suoi candidati.

Il risultato di primavera era anche frutto del successo di Amazon durante la pandemia, coi volumi delle consegne e i posti di lavoro in crescita: il salario minimo era stato portato a 15 dollari l’ora, quanto Biden non riesce a far approvare dal Congresso a livello federale e il doppio di quel che prevede la legge in Alabama. Ma le condizioni di lavoro imposte ai dipendenti e, soprattutto, all’indotto, sono draconiane, come testimonia il film di Ken Loach ‘Sorry, we missed you’.

Il caso è emblematico della complessità delle relazioni fra imprenditori e lavoratori negli Usa, dove il presidente Biden si sforza, per ora senza successo, di migliorare la vita dei lavoratori in azienda.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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