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Usa: Kenosha, l’assoluzione di Rittenhouse divide l’Unione e i democratici

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 21/11/20921

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Il verdetto di Kenosha, con l’assoluzione di Kyle Rittenhouse, l’adolescente bianco che la sera del 25 agosto 2020 uccise a colpi d’arma da fuoco due manifestanti bianchi anti-razzisti, “mette a nudo le divisioni dell’America”. Il titolo del Washington Post vale per le proteste che traversano l’Unione dall’Est all’Ovest, da New York a Oakland, con epicentro a Portland nell’Oregon, capitale del movimento Black Lives Matter; e anche per le reazioni dei politici. I democratici radicali soffiano sul fuoco della contestazione; e Donald Trump si congratula con l’assassino “non colpevole”.

In mezzo, il presidente Joe Biden parla il linguaggio della moderazione: “Il verdetto di Kenosha lascia molti americani arrabbiati e preoccupati, me incluso, ma la giuria ha parlato” e le sentenze vanno rispettate.

Del resto, fin quando sarà legale che un ragazzo di 17 anni parta da casa sua nell’Illinois armato d’un fucile d’assalto AR-15 per andare a contro-manifestare in Wisconsin; o che gli anti-razzisti contestino il verdetto fuori dal Palazzo di Giustizia di Kenosha tenendo in bella vista le loro armi; “ci saranno altri casi come questo”, avverte Janine Geske, una ex giudice suprema del Wisconsin.

Le proteste più vibrate ci sono state a Portland: centinaia di manifestanti in strada, vetrine infrante, lancio di oggetti contro i cordoni di polizia. Le autorità denunciano un “comportamento violento e distruttivo da parte di una fetta significativa della folla”. Prima della mezzanotte, però, la situazione s’è acquietata.

A Brooklyn, centinaia di persone hanno marciato in modo pacifico fino al ponte sull’East River: non ci sono stati episodi di violenza né arresti. Analoga scena a Oakland, in California: un centinaio di persone marciavano scandendo “Rivoluzione nient’altro”, senza intemperanze.

Il presidente Biden cerca di gettare acqua sul fuoco: invita tutti ad esprimersi pacificamente, “coerentemente con lo stato di diritto”. “Violenza e distruzione della proprietà non hanno posto nella nostra democrazia”, sottolinea, assicurando al governatore del Wisconsin Anthony Evers “qualsiasi assistenza necessaria per garantire la sicurezza pubblica”.

Biden ricorda: “Ho corso con la promessa di riunire l’America, perché credo che ciò che ci unisce è di gran lunga maggiore di quello che ci divide. Non guariremo le nostre ferite da un giorno all’altro ma resto saldo nell’impegno di fare quanto posso per garantire che ogni americano sia trattato equamente, con correttezza e dignità, secondo la legge”.

Più aspra la reazione della sua vice Kamala Harris, afro-americana per parte di padre, ex magistrata: “Ho speso la maggioranza della mia carriera lavorando per un sistema penale più equo, e chiaramente c’è ancora molto da fare”. Delusi i democratici radicali: “E’ un sistema che protegge quelli per i quali é stato ideato”, commenta la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez.

La sentenza, in realtà, non è stata sorprendente, specie dopo la testimonianza di Gaige Grosskreutz, 27 anni, il ferito sopravvissuto alla tragica sparatoria: ha ammesso di avere puntato lui per primo l’arma su Rittenhouse, che a quel punto sparò. Altri testi hanno fornito indicazioni contrastanti, per quanto riguarda le due persone uccise, Joseph Rosenbaum, 36 anni, e Anthony Huber, 26 anni.

“Se non è legittima difesa questa, non c’è più legittima difesa”, dice Trump. Alcuni congressman repubblicani sono pronti a dare un posto da stagista a Rittenhouse, parso in aula un bamboccione emotivamente fragile, ma ormai divenuto un’icona dell’estrema destra suprematista e razzista, oltre che un testimonial della persistenza negli Usa della legge del Far West. Uno degli estremisti in aula alla lettura del verdetto portava una felpa della milizia Oath Keepers, che il 6 gennaio partecipò all’assalto al Campidoglio di Washington.

Il processo è stato orientato dal giudice Bruce Schroeder, 75 anni, che ha simpatizzato per la difesa, rifiutandosi di considerare Rosenbaum e Huber “vittime” perché non erano passanti, ma partecipavano alle violenze. Quella notte, era stato proclamato il coprifuoco, ma non bastò a sedare intemperanze e scontri, con i vigilantes bianchi a spalleggiare la polizia.

L’assoluzione di Rittenhouse era scontata, o quasi, dopo la testimonianza di Grosskreutz. E le cronache avevano fin dall’inizio riferito di una notte di violenza da ambo le parti a Kenosha, dove Black Lives Matter protesta per il ferimento di Jacob Blake, un afroamericano di 23 anni, cui la polizia aveva sparato sette colpi alla schiena e che è rimasto paralizzato dalla vita in giù. La protesta prese una piega quasi insurrezionale: incendi, saccheggi, devastazioni; e divenne un tema della campagna elettorale, con i candidati a fare passerella nella cittadina del Wisconsin.  Che l’altra sera è rimasta relativamente calma, con la Guardia Nazionale preventivamente schierata.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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