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Il Settimanale 2021 Coris 1 – Regno Unito, quando i primi sono gli ultimi

Scritto per Il Settimanale 2021 Coris 1 del 15/11/2021

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Nella corsa contro il tempo per combattere il Covid-19, il Regno Unito era partito abbastanza bene con le vaccinazioni, dopo aver abbandonato la strategia dell’immunità di gregge. Rispetto agli altri Paesi, più lenti e disorientati, sembrava essere un passo avanti, lanciando per primo sul mercato un vaccino, Astrazeneca e iniziando subito dopo a vaccinare la popolazione a ritmi impressionanti.

Quasi un anno dopo, però, con i contagi in aumento e le difficoltà incontrate nel rendere il vaccino obbligatorio tra il personale sanitario, il Paese sembra aver perso terreno. Guardando, infatti, alla copertura mediatica della pandemia sui principali quotidiani britannici emerge un dibattito ancora molto acceso su temi altrove già affrontati e risolti, così come la necessità di uscire dallo stallo per riprendere la corsa verso la fine della pandemia.

In particolare in questi ultimi giorni, dal Guardian al Times, si susseguono articoli che evidenziano nodi irrisolti come la necessità di rendere più sicuro il Sistema Sanitario Nazionale imponendo l’obbligo vaccinale, l’attesa infinita dei 17enni per la seconda dose e, ancora, la diffusione di fake news. La disinformazione viene diffusa non solo dai tabloid, ma anche da figure di spicco come Amanda Pritchard, amministratore delegato del NHS (National Health Service) . È stata lei a pronunciare il discorso che ha sollevato le ire degli esperti del settore e dell’opinione pubblica negli ultimi giorni. “I casi ospedalieri di Covid sono 14 volte superiori ai dati dell’anno scorso” sostiene Pritchard, un’affermazione subito smentita, dati alla mano, ma che ha gettato benzina sul fuoco in un momento già critico per il Paese.

L’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per gli operatori delle RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) e l’annuncio del Governo in base al quale entro la primavera del 2022 tutti i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale saranno tenuti a sottoporsi alle due dosi vaccinali non hanno fatto altro che creare confusione. “Non è così che siamo abituati a fare le cose in questo Paese” si legge sul Telegraph che riporta anche le opinioni degli scettici sull’introduzione dell’obbligo vaccinale.

In questo clima, tra la necessità di accelerare e le resistenze di chi chiede proroghe per evitare licenziamenti di massa, c’è il caso di una categoria completamente dimenticata da governo e tecnici: i 17enni. Sono loro a pagare le conseguenze più alte dei vuoti della campagna vaccinale. Nel Regno Unito solo chi ha compiuto i 18 anni di età può ricevere le due dosi di vaccino, per tutti gli altri ne basta una.

Che succede quando ci si trova tra adolescenza ed età adulta? Si aspetta, ma nel mentre sono molte le attività precluse. Non si può andare a studiare all’estero, non si può andare a sciare fuori casa, né fare un viaggio con gli amici dopo la fine del liceo o andare a trovare la famiglia lontana. Questo avviene perché non c’è un regolamento comune che stabilisca quale sia l’età giusta per vaccinare i ragazzi.

Le criticità che il Regno Unito sta vivendo e il modo in cui il governo ha deciso di affrontarle sta sollevando il disappunto dell’opinione pubblica. Tra pareri discordanti, l’attuazione rapida di nuove regole non permette a tutti di adeguarsi e al malcontento si unisce anche la paura. L’instabilità e l’incertezza sono alimentate (ancora) dalla costante circolazione di notizie poco attendibili che creano solo disinformazione. La linea editoriale del Sun, per esempio, punta al sensazionalismo, anche quando si tratta di Covid. Dal secondo quotidiano più venduto nel Regno Unito ci si aspetterebbe un atteggiamento più responsabile nei confronti dei lettori nel trattare un argomento così delicato, ma ciò non accade.

Sembra che il governo britannico faccia fatica a continuare a fronteggiare la lotta al Coronavirus. In uno scenario critico non mancano, però, degli spiragli di luce. Stando a quanto riportato dal Times e dal Guardian, infatti, la nuova pillola antivirale Merck, appena approvata dall’agenzia del farmaco britannica, potrebbe essere l’arma decisiva per combattere il virus e riportare il Paese alla ribalta, riducendo del 90% i ricoveri per Covid. Le speranze riposte dalla comunità scientifica britannica nel farmaco sono altissime perché potrebbe permettere di alleggerire il carico di pressione sul sistema sanitario.

Intanto a lanciare un segnale positivo ci pensano i ragazzi. Sono loro a dare il buon esempio. Come riporta un articolo del Guardian, un recente studio ha confermato che 9 studenti universitari su 10 hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino e, in caso di sintomi, il 92% farebbe un test. E’ stato inoltre confermato che sono proprio gli studenti universitari più sensibili all’argomento e disposti a vaccinarsi rapidamente.

The Sapienza Post, Federico Morra, Annachiara Mottola di Amato, Giulia Pallocci, Mariacristina Strazzullo

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gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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