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Usa: nel Paese dei due presidenti, mal comune e poco gaudio

Scritto per il blog di AffarIntertnazionali.it e pubblicato lo 09/11/2021 https://www.affarinternazionali.it/blog/diario-americano-usa-2020/

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Nel Paese dei due presidenti, quello legittimamente in carica e quello che continua a millantare d’avere vinto le elezioni, nessuno dei due se la passa bene. Joe Biden inanella azioni “maldestre” sulla scena internazionale – “clumsy”, ammette lui -, dall’Afghanistan al Pacifico all’Europa – e fatica in patria a tenere insieme la galassia democratica. Donald Trump vede allentarsi la sua presa sull’elettorato repubblicano ed è coinvolto in una serie di inchieste giudiziarie: dalle scorrettezze mai sanzionate nella campagna 2016 all’assalto al Campidoglio di Washington del 6 gennaio, passando per gli intrallazzi della holding di famiglia, la Trump Foundation.

Un anno dopo le presidenziali 2020, e a un anno dal voto di midterm 2022, l’Unione resta divisa e polarizzata, nonostante Biden riproponga di continuo l’appello all’unità: gli Stati conservatori varano giri di vite sull’accesso alle urne delle minoranze e limitazioni del diritto di aborto, nell’attesa di pronunciamenti della Corte Suprema su entrambi i fronti; ai confini con il Messico, l’immigrazione è record; la pandemia non è sconfitta e l’insofferenza delle misure di prevenzione dei governati ‘trumpiani’ favorisce i contagi e incrementa i decessi; la ripresa dell’economia è meno robusta dello sperato.

Le elezioni svoltesi il 2 novembre in Virginia sono state una sconfitta sia per Biden che per Trump: i democratici hanno perso perché la sinistra progressista non ha sostenuto il governatore uscente, Thierry McAuliffe, uomo ‘establishment’ targato Clinton; ed i repubblicani hanno vinto perché Glenn Youngkin, il loro candidato, s’è smarcato dal magnate ex presidente, tenendolo ai margini della sua campagna e ottenendo così il sostegno dei moderati.

Trump è a tenuta stagna contro le cattive notizie: lui vince sempre, anche quando perde. Invece, ci voleva una buona notizia per risollevare il morale del presidente e pure le sorti della presidenza. E la buona notizia è arrivata con il sì della Camera al maxi – piano da 1000 / 1200 miliardi di dollari per le infrastrutture proposto da Biden e già approvato, con voto bipartisan, dal Senato ad agosto.

L’ok della Camera è stato sbloccato dall’accordo raggiunto tra progressisti e moderati democratici, con la mediazione del presidente, dopo frenetici negoziati. L’intesa prevede che un altro pacchetto di misure sociali – istruzione e sanità – e per il clima confezionato da Biden, per una spesa di oltre 1.800 miliardi di dollari, sia votato dalla Camera entro metà novembre, se le stime di spesa dell’ufficio di controllo sul budget del Congresso collimeranno con quelle della Casa Bianca.

Biden esulta: “Ricostruiremo l’America, creeremo milioni di posti di lavoro”. Trump lo contesta: “Gli americani ne usciranno tartassati”. Ma il presidente assicura che chi guadagna meno di 400 mila dollari l’anno non sborserà un centesimo di tasse in più.

Il piano per le infrastrutture, essenziale per ammodernare l’Unione e rilanciare l’economia post pandemia, è un testo bipartisan. Con il suo varo, Biden realizza una sua promessa elettorale e forgia un compromesso tra maggioranza e opposizione, nonostante il clima di forte polarizzazione politica e sociale.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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