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Afghanistan: dopo la caduta di Kabul, dibattito su equilibri geo-politici

Scritto per Democrazia Futura e pubblicato lo 04/10/2021 su Key4biz https://www.key4biz.it/democrazia-futura-caduta-di-kabul-e-equilibri-geopolitici-dopo-il-ritorno-dellemirato-islamico/376244/

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A 45 giorni dalla caduta di Kabul e quindi di tutto l’Afghanistan nelle mani dei talebani, Democrazia Futura, rivista ibrida di Infocivica, ha promosso un confronto a più voci sul tema con Antonio Armellini, Guido Barlozzetti, Massimo de Angelis, Antonio Di Bella, Giampiero Gramaglia, Giuseppe Richeri, Carlo Rognoni, Dom Serafini, Stefano Silvestri, Alberto Toscano e Franco Venturini https://www.key4biz.it/democrazia-futura-caduta-di-kabul-e-equilibri-geopolitici-dopo-il-ritorno-dellemirato-islamico/376244/

Mie risposte alle domande poste

1) Questa fine era già scritta (e inevitabile) nel momento in cui la missione non si chiuse una volta centrati gli obiettivi iniziali, rovesciare il regime dei talebani che proteggevano al Qaida e distruggere i santuari dei terroristi che avevano attaccato gli Stati Uniti l’11 Settembre 2001. Quando la missione divenne fare dell’Afghanistan una democrazia, i presupposti per il fallimento c’erano già tutti: i militari statunitensi e occidentali percepiti come forze d’occupazione, la scelta come interlocutori di personaggi corrotti e incompetenti e senza carisma locale (uscito di scena Hamid Karzai), la diffusa diffidenza della popolazione locale ad assecondare l’evoluzione sociale ed economica oltre che politica e ‘valoriale’.

2) A mio avviso, il camuffamento non è mai riuscito e credo che pochissimi ci abbiamo creduto; e, comunque, anche a crederci, il fallimento dell’operazione ‘esportazione della democrazia’ era palese. Bisognava ammetterlo molto tempo fa, già nel 2004/’05 e, soprattutto, nel 2011, dopo l’eliminazione di Osama bin Laden, quando il pretesto per andarsene era incontestabile: certo, sarebbero tornati i talebani, come sono tornati ora, e forse non si sarebbero salvate molte vite, almeno afghane, perché ne sarebbe nata una sorta di guerra civile endemica, come forse avverrà ora; ma il trauma sarebbe stato minore.

3) Penso che la capacità dei media occidentali di influenzare la società afghana sia stata, e ancor più sia, molto limitata: la loro penetrazione, al di fuori delle grandi città e anche nelle grandi città, è scarsa; la loro comprensione da parte della popolazione locale infima. L’Occidente per gli afghani erano i militari, che, anche quando erano ‘brava gente’ come magari gli italiani, erano pur sempre occupanti, e le Ong, che forse continueranno a esserci e a favorire una cultura della tolleranza e della coesistenza dei valori che non pare radicata nella società afghana.

4) In realtà, la vicenda avvantaggia Cina e Russia sul piano geo-politico soprattutto perché indebolisce l’immagine degli Stati Uniti e dei loro alleati. Gli Stati Uniti appaiono, in questa fase, confusi: hanno giocato male la fase finale della partita afghana; hanno giocato in modo precipitoso la partita dell’Aukus nel Pacifico, dividendo e indebolendo il loro campo più che creando problemi alla Cina. Fin quando Biden sbaglia mosse o si mostra maldestro, Xi e Putin possono pure stare solo alla finestra, che, comunque, ci guadagnano.

5) La presidenza di turno del G20 è un’opportunità per l’Italia, ma non una panacea per i problemi del Mondo dall’Afghanistan alla pandemia passando per la riduzione delle disuguaglianze, la lotta contro il cambiamento climatico e il rilancio dell’economia. Il Vertice ‘straordinario’ sull’Afghanistan, a ridosso di quello di routine, sarà una carrellata di posizioni, una litania d’inviti alla inclusione, di impegni umanitari, di aperture al dialogo condizionate, formalmente un coro, sostanzialmente una cacofonia. E, poi, ogni leader, spento lo schermo della sua presenza virtuale, continuerà a perseguire i suoi disegni e i suoi interessi, con gradi di coordinamento diversi, secondo le aree d’influenza d’appartenenza (Ue, Nato, G7, etc)..

6) I talebani avranno da preoccuparsi degli afghani e di quel che succede nel loro Paese, che, come non è diventato una democrazia in vent’anni di presenza occidentale, non è neppure divenuto un’oasi di pace con il ritorno al potere degli ‘studenti’. E siccome al ‘Grande Gioco’ ci hanno già perso in tanti, Gran Bretagna, Urss, Usa, non credo che altri abbiano voglia di giocarci. Iran e Pakistan, che sono confinanti, potranno essere costretti o almeno indotti a maggiore ingerenza, come hanno sempre fatto.

7) Una generazione di afghani, almeno nelle maggiori città, è cresciuta sperimentando stili di vita diversi da quelli tradizionali, scuola, lavoro, una maggiore laicità, anche se i valori proposti sono spesso un mix di positivo – il rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere – e di negativo – il culto del profitto -. I talebani dovranno confrontarsi con essi: un elemento di frammentazione ulteriore nella società afghana, oltre a quelli etnici, tribali, linguistici, religiosi. Ma anche i talebani sono i figli dei loro padri e non sono monolitici. Qualche ibridazione nella società afghana di sicuro resterà, ma se, per sfuggire a oscurantismo e repressione, diventerà solo diaspora finirà con l’avere minore influenza.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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