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Usa: settimana nera per Joe Biden, militari, shutdown, piani rilancio a rischio

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello02/10/2021

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Un compromesso nel week-end potrebbe addolcire la settimana nera di Joe Biden: si sta negoziando ad oltranza, una trattativa tutta dentro la maggioranza democratica. Ma il lieto fine d’un film fosco non è affatto scontato.

Il presidente Usa s’era forse illuso d’essersi messo alle spalle il periodo finora più tormentato del suo mandato, dopo la rotta di Kabul e la tempesta nell’Atlantico suscitata dall’intesa nel Pacifico con Australia e Gran Bretagna in funzione anti-Cina – colpendo gli affari della Francia e la fiducia dell’Europa -: il discorso fatto all’Assemblea generale dell’Onu martedì 21 e i successivi contatti diplomatici avevano smorzato polemiche e tensioni.

Placatosi il fronte esterno, s’è però riacceso quello interno: lo Stato Maggiore delle Forze Armate Usa lo ha smentito sull’Afghanistan – “Glielo avevamo detto che rischiava di andare a finire così”, hanno testimoniato i generali alla Commissione Difesa del Senato -; e un rischio di shutdown, cioè di serrata dei servizi pubblici, è stato sventato in extremis. Adesso, il contrasto nella maggioranza fra la sinistra progressista e l’ala più moderata paralizza e, quasi certamente, ridimensionerà i piani di spesa dell’Amministrazione per welfare e clima, istruzione e sanità.

L’ipotesi di compromesso che circola prevede una riduzione del pacchetto da 3500 a 2100 miliardi di dollari: si discute ad oltranza, dopo che la speaker della Camera Nancy Pelosi ha dovuto rinviare il voto sul piano per le infrastrutture da 1200 miliardi, il cui varo è subordinato dai progressisti all’accordo sull’altro piano, più robusto. Gli ostacoli vengono dalla manifesta ostilità di almeno due senatori democratici moderati: Kyrsten Sinema, dell’Arizona, e Joe Manchin, della West Virginia, entrambi convinti che la spesa sia eccessiva.

In un Senato spaccato a metà, 50 democratici e 50 repubblicani, la defezione della Sinema e dell’inossidabile Manchin, fin dall’inizio una spina nel fianco dell’Amministrazione, comporterebbe la bocciatura del ‘piano Biden’.

Senza un’intesa con i due, le ambizioni del presidente di rilanciare l’economia, dopo la pandemia, con una strategia di spesa ‘rooseveltiana’ sarebbero fortemente ridimensionate. E anche l’accordo anti-shutdown potrebbe rivelarsi di corta durata: la legge approvata dal Senato e dalla Camera, dopo serrate trattative questa volta tra democratici e repubblicani, e subito firmata da Biden, garantisce il funzionamento dell’Amministrazione fino a inizio dicembre e stanzia fondi per i rifugiati afghani.

La Casa Bianca è consapevole che la strada da percorrere è disagevole e insidiosa, con incognite politiche, economiche e finanziarie – manca un’intesa sull’aumento del tetto del debito -. E l’autogol del piano del presidente bloccato dalla sua maggioranza sarebbe più deleterio della rotta di Kabul.

Per il momento, l’economia non risente delle beghe in Congresso: la ripresa procede spedita e il Pil nel secondo trimestre è cresciuto del 6,7% – più delle attese -, ma il mercato del lavoro arranca e senza l’aumento del tetto del debito – avvertono il ministro del Tesoro Janet Yellen e il presidente della Fed Jerome Powell – i mercati finanziari, già in fibrillazione, crollerebbero – Wall Street ha ieri chiuso il peggior trimestre dall’inizio della pandemia -.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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