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Ue / Germania: dopo Merkel, nell’Unione senza leader, un’opportunità italiana

Scritto per il settimanale di The Post Internazionale dello 01/10/2021

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Dopo le elezioni tedesche, l’Unione europea si ritrova orfana pure di madre, ché un padre già le manca dai tempi ormai lontani di Jacques Delors, Helmut Kohl e François Mitterrand – quando ne aveva addirittura tre -. Non è certo un’uscita di scena inattesa, quella di Angela Merkel, la Mutti della Germania e la Mamma dell’Ue; e non è neppure una perdita traumatica, perché la Merkel è ancora lì e resterà ancora lì fin quando le forze politiche tedesche non avranno trovato un accordo sulla coalizione e sul programma di governo della nuova legislatura. I negoziati potrebbero anzi protrarsi abbastanza a lungo da consentirle di battere il record di longevità alla cancelleria di Kohl – un centinaio i giorni che li separano -.

17 September 2021, Lower Saxony, Burgwedel: German Chancellor Angela Merkel (CDU) stands during a visit to MSD Sharp Dohme GmbH, manufacturer of the Ebola vaccine Ervebo. (Credit Image: © Julian Stratenschulte/dpa via ZUMA Press)

Di fatto, da domenica scorsa 26 settembre e fino a data da destinarsi, la Germania si trova in mezzo al guado del ‘dopo Merkel’; mentre la Francia s’appresta ad entrare nella fibrillazione pre-elettorale delle presidenziali della primavera prossima. I mesi a venire saranno, dunque, la cartina di tornasole della serietà e della concretezza delle tante buone parole italiane sull’integrazione europea, contrasto alla pandemia, allentamento dei meccanismi d’austerità, politica dei migranti, difesa europea. Fioccano i discorsi, del presidente della Repubblica,del presidente del Consiglio, di ministri e leader di partito; s’attendono i fatti.

A saperla cogliere, è l’occasione giusta perché l’Italia, che ha un premier credibile e autorevole, nonostante un governo ‘armata brancaleone’, con sovranisti e populisti opportunisticamente travestiti da europeisti, si metta a cassetta della carrozza dell’Ue e cerchi di avviarla verso obiettivi che tutte le forze realmente poro-integrazione condividono, almeno a parole. Nella consapevolezza che i dossier possono essere preparati e portati avanti, ma non certo finalizzati senza l’avallo di una leadership forte e convinta della Francia e della Germania.

In chiave politica europea e italiana, il voto tedesco offre una prospettiva non sorprendente, ma fresca e incoraggiante: il pessimismo della crisi alimenta qualunquismi ed estremismi, e spinge quindi ad affidarsi a rimedi semplici per mali complessi, l’ottimismo all’uscita dalla crisi dà, invece, il coraggio di guardare oltre e di cercare risposte a medio e lungo termine. In altre parole, e semplificando, dentro la crisi si vota conservatore e a destra; all’uscita dalla crisi, si vota progressista e a sinistra. E’ stato così in Germania; e può essere così anche altrove.

Nell’attesa di verifiche e – magari – controprove (Francia e Italia potrebbero darne), la Germania e l’Unione devono prepararsi a fare a meno della Merkel, che ha incarnato la resilienza e la fragilità d’una Germania scossa nelle sue certezze dalla crisi economico-finanziaria del 2008, che acuì le diseguaglianze mai sanate fra l’Est e l’Ovest, e perennemente combattuta fra ambizioni politiche e reticenze ad assumerle; e che è stata la leader pur riluttante di un’Europa in cerca di timoniere.

Era ‘venuta dall’Est’ nella politica tedesca, perché, nata ad Amburgo, era emigrata con la famiglia nel Meclenburgo: ‘delfina’ e quindi ‘giustiziera’ di Kohl, capace di battere nel 2005 il cancelliere socialdemocratico uscente Gerhard Schroeder e di vincere poi tre altre elezioni successive, Angela colleziona record: la più giovane mai eletta al Bundestag; la prima donna cancelliere e la seconda, dopo Margaret Thatcher, a presiedere un G8. Dal 2006 al 2019, il magazine Forbes l’ha sempre messa al primo posto fra le 100 donne più potenti al Mondo, con la sola eccezione del 2010, quando il gradino più alto toccò a Michelle Obama, allora first lady.

Mamma’ della Germania e dell’Europa, lei che di figli non ne ha avuti – due invece i mariti: porta il nome del primo, ma l’attuale è Joachim Sauer, un fisico -, la Merkel, 67 anni, ha un modo di fare e di agire fermo, ma senza arroganze o ruvidità, anche se qualcuno l’ha chiamata ‘la donna di ferro’, richiamandosi al ‘cancelliere di ferro’ Otto von Bismarck. Il processo decisionale di Angela è lento e non sempre lineare. Eppure, di lei restano nella memoria soprattutto scelte fatte quasi di getto.

Angela è sempre stata una moderata, ma capace di impennate. Nel luglio 2012, lasciò fare, se non avallò, il ‘whatever it takes’ in difesa dell’euro di Draghi, allora presidente della Banca centrale europea, dopo avere affrontato in modo drastico la crisi e avere messo alle corde la Grecia e quasi imposto un cambio di governo in Italia. A settembre del 2015, aprì le porte della Germania, da un giorno all’altro, a quasi un milione di profughi siriani, dopo una strage di emigrati su un’autostrada in Austria lungo il confine tedesco.E l’anno scorso, per fronteggiare le conseguenze della pandemia sul fronte economico, ha abbassato la guardia del rigore e ha dato l’ok al NextGeneration Ue, piano che prevede la messa in comune di una fetta di debito e cui sono affidate le speranze di rilancio europee.

L’Unione avvertirà l’assenza della Merkel, elemento di riferimento nel Consiglio europeo, anche perché chiunque le succeda non avrà, ovviamente, la sua esperienza e non potrà neppure avere, all’inizio, la sua influenza. Contrariamente a Kohl, che visse l’esperienza di cancelliere in simbiosi con quella da presidente del socialista francese Mitterrand, Angela ha avuto come partner quattro presidenti francesi, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy, François Hollande ed Emmanuel Macron: l’asse franco-tedesco è, quindi, stato meno coeso in questo primo quinto di XXI Secolo di quanto non lo fosse nell’ultimo quinto del XX Secolo. Anche sul fronte transatlantico, la Merkel ha avuto come interlocutori quattro presidenti Usa, senza mai legare a fondo con nessuno.

L’Unione senza di lei andrà a fondo?, sbanderà? La Mutti è stata un’europeista costante, ma tiepida: mai una trascinatrice, spesso frenata dalla sua opinione pubblica e, sulla scena europea, dai rigoristi che oggi si chiamano ‘frugali’; e anche incapace, o forse impossibilitata per i vincoli dell’unanimità, di superare gli egoismi e i sovranismi dei Paesi di Visegrad, cui è pure capitato che desse disgraziatamente manforte l’Italia. Con la Merkel, l’Ue è stata ancorata alla sua forza tranquilla; senza, magari leverà l’ancora e salperà per esplorare maggiore integrazione.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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