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Usa-Canada-Cina: Meng, ‘diplomazia degli ostaggi’ produce compromesso

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 26/09/2021

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Non un minuto in più del necessario nel Paese dove sono rimasti ostaggio per oltre mille giorni, affidata a una giustizia molto attenta ai voleri politici. Meng Wanzhou, direttrice finanziaria del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei, è partita per Shenzhen, in Cina, appena rilasciata dal Canada; e quasi contemporaneamente due cittadini canadesi detenuti in Cina, Michael Kovrig e Michael Spavor, sono stati liberati e sono subito rientrati in patria, a Calgary.

La vicenda segna uno sviluppo (distensivo?) nella ‘diplomazia del Pacifico’ muscolare e aggressiva delle ultime settimane. Il presidente Usa Joe Biden rischia di subire accuse di condiscendenza verso la Cina, mentre il premier canadese Justin Trudeau si cava da un impaccio.

Nei confronti della Meng, 49 anni, figlia del fondatore di Huawei, Ren Zhenggei, Ottawa doveva agire in punta di diritto, così come Pechino verso Kovrig e Spavor. Ma la giustizia è parsa subordinata alla politica: quella canadese si pronuncia solo dopo che il Dipartimento della Giustizia di Washington trova un accordo con Pechino per sospendere le accuse e la richiesta di estradizione.

Una breve udienza davanti alla Corte Suprema della British Columbia ha concluso l’annosa causa. La Meng, arrestata il primo dicembre 2018 e attualmente in libertà vigilata, era presente in aula: ‘Lady Huawei’ ha fatto alcune ammissioni su presunte frodi bancarie e ha ottenuto la sospensione del procedimento fino all’1 dicembre 2022 e, se rispetterà alcune condizioni, il ritiro delle accuse. All’arrivo a Shenzen, la donna ha ringraziato il presidente cinese Xi Jinping, che ha a cuore “tutti i cittadini cinesi”.

La Meng è rimasta bloccata in Canada per quasi tre anni, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale statunitense, perché la Huawei avrebbe violato sanzioni Usa verso l’Iran che sono unilaterali, che non sono avallate da nessun organo internazionale e che il Canada non fa proprie.

Ottawa ha giocato tutta la partita con grande cautela, perché c’erano di mezzo i due suoi cittadini rimasti presi nell’ingranaggio delle ripicche di Stato. Il premier Trudeau ha tenuto fuori il suo Paese dall’intesa a tre Usa, Gran Bretagna e Australia, l’Aukus, che ha creato una sorta di cordone navale nel Pacifico per contenere le ambizioni di egemonia della Cina nel Mar cinese meridionale. Però, il Canada è nei Five Eyes, i Cinque Occhi, un accordo fra le intelligence di Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Usa e – appunto – Canada, fatto nel dopoguerra in funzione anti-Urss e che oggi serve a sorvegliare la Cina. Furono i Five Eyes a sviluppare il sistema di controllo Echelon.

Il Canada, inoltre, fa parte dell’accordo commerciale del Pacifico Cptpp (‘Comprehensive and Progressive Trans-Pacific Partnership Agreement’), succedaneo al Tpp lasciato dagli Usa di Trump nel 2017. La Cina, ora, vuole aderire al Cptpp, uno strumento per sostenere i commerci nell’area nonostante la guerra dei dazi tra Washington e Pechino.

Per Trudeau, l’epilogo della vicenda, già delicata di per sé – bisognava recuperare i due canadesi, senza creare frizioni né con Washington né con Pechino -, ha coinciso con la campagna elettorale (domenica scorsa s’è votato): i suoi rivali gli addebitavano l’ “irrilevanza internazionale” canadese, perché il Paese pareva ai margini dai giochi nel Pacifico.

Di Kovrig e Spavor, protagonisti loro malgrado della ‘diplomazia degli ostaggi’, Trudeau ha detto: “Hanno vissuto per oltre mille giorni una terribile prova. Hanno mostrato determinazione e resilienza”.  Kovrig, ex diplomatico, e Spavor, un uomo d’affari in contatto con Kim Jong-un, furono arrestati nel dicembre 2018 per spionaggio. La loro detenzione parve subito una ritorsione per l’arresto di Meng: formalmente accusati e poi processati per “furto di informazioni sensibili”, Spavor è stato condannato a 11 anni, mentre Kovrig era ancora in attesa della sentenza..

In una nota del Ministero degli Esteri di Pechino si legge che la posizione della Cina sul caso Meng “è coerente e chiara: i fatti hanno pienamente dimostrato che è un episodio di persecuzione politica contro cittadini cinesi, con lo scopo di danneggiare le imprese high-tech cinesi”. L’accusa di frode, “è puramente inventata” e le azioni di Usa e Canada “prefigurano una tipica detenzione arbitraria”.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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