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Afghanistan: governo talebani piace solo al Qatar, altrove diffidenza

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/09/2021

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C’è molta prudenza, anzi diffidenza, intorno al nuovo governo ‘provvisorio’ dell’Afghanistan: l’annuncio della formazione ha riservato numerose sorprese alle intelligence occidentali, senza, però, soddisfare né CinaRussia. Mettendo l’accento sul carattere provvisorio del nuovo esecutivo e sull’interim di alcune nomine, i talebani volevano forse suggerire che i giochi non sono tutti fatti e lasciare la porta aperta ad alcune alternative ‘inclusive’, ma hanno in realtà trasmesso un messaggio di incertezza e instabilità, divisioni interne e leadership conflittuali.

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in video-conferenza con i colleghi dei Paesi che confinano con l’Afghanistan, Pakistan, Iran, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, ha detto che l’esecutivo dei talebani “dovrà mantenere le sue promesse per ottenere un maggiore riconoscimento globale” e che la natura “provvisoria mostra che il futuro del Paese è ancora incerto”, fermo restando che. “nessuno è più restio di noi a vedere l’Afghanistan tornare alla guerra o al disastro e nessuno è più ansioso di noi di vederlo tornare alla pace e allo sviluppo”.

L’apertura di credito maggiore viene dal Qatar, il Paese che ha ospitato i negoziati fra talebani e Stati Uniti ed è ora divenuto l’hub delle sedi provvisorie delle ambasciate occidentali, precauzionalmente chiuse a Kabul. Secondo il vice-ministro degli Esteri e portavoce dell’Emirato, Lolwah al-Khater, i talebani stanno mostrando “pragmatismo” e vanno considerati “governanti de facto” dell’Afghanistan. Neppure al-Khater, però, ipotizza il riconoscimento del nuovo regime, che anche la Russia aspetta “alla prova dei fatti”.

Freddezza anche da parte della Turchia, che sta negoziando con i talebani per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. “Seguiamo con attenzione il processo com’è doveroso, ma non sappiamo quanto durerà questo governo provvisorio”, dice il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Prima di lui, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu era stato molto cauto: “Non bisogna avere fretta”.

Più netta di tutte, per una volta, la presa di posizione dell’Ue, secondo cui il governo dei talebani non è né “inclusivo” né “rappresentativo della ricca diversità etnica e religiosa dell’Afghanistan”: non è quello che “speravamo di vedere e che i talebani avevano promesso nelle ultime settimane”, è il giudizio della Commissione europea.

C’è stato anche un consulto Nato, a livello di ministri degli Esteri, promosso dal segretario di Stato Usa Antony Blinken e dal ministro tedesco Heiko Maas. Blinken ha informato i suoi colleghi che i talebani non consentono, per il momento, la ripresa dei voli di evacuazione: “Faremo quanto possibile per ricominciarli al più presto”. Tutti d’accordo nel chiedere che l’Afghanistan “non torni ad essere un rifugio per i terroristi” e che i talebani “mantengano i loro impegni sui diritti umani” e gli aiuti e i corridoi umanitari, scrive il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg.

Contro il governo di soli uomini, decine di donne hanno ieri protestato a Kabul e nella provincia di Badakhshan, nel Nord-Est: fra gli slogan, ‘Nessun governo può negare la presenza delle donne’ e ‘Lunga vita alle donne in Afghanistan’. Le proteste – riferisce la Cnn – sono state disperse “con fruste e bastoni” dai talebani. Fermati e picchiati alcuni giornalisti, secondo testimoni citati da media non locali.

Dall’Afghanistan non sono più venute notizie di scontri nel Panshir, ma il flusso delle informazioni è fortemente ridotto, ora che la presenza dei media è minore. L’appello del Fronte di resistenza nazionale alla comunità internazionale, per fermare quello che viene definito un genocidio nella valle del Panshir, conferma, però, che i talebani stanno prevalendo. La resistenza afferma che gli ‘studenti’ conducono attacchi deliberati e su larga scala contro i civili e fanno ricorso a “continui massacri” in tutta la provincia, dopo avere subito pesanti perdite in diverse località della valle a nord di Kabul.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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