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Afghanistan: evacuazione agli sgoccioli, droni anti-Isis all’inizio

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 29/08/2021

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Le operazioni di evacuazione dall’aeroporto di Kabul sono agli sgoccioli: per tutta la giornata, ieri. sono continuate a “ritmo molto veloce”, dell’ordine di 7/8 mila persone in 24 ore. Obiettivo: consentire “a tutti gli stranieri” che lo vogliano di andarsene, prima della fine del ponte aereo. Poi, si potrà uscire dall’Afghanistan solo via terra: un viaggio disagevole e pericoloso, ovunque si vada.

I militari americani cominciano a smobilitare. Oltre 120 mila persone hanno lasciato l’Afghanistan nelle ultime due settimane. Il Dipartimento di Stato sarebbe in contatto con circa 500 cittadini Usa, che attendono ancora assistenza per essere evacuati.

Gli imbarchi si sono svolti in un clima febbrile, per l’allarme, venuto, da Washington circa l’eventualità “probabile” di un nuovo attacco terroristico, dopo quello che giovedì ha fatto almeno 180 vittime. L’ambasciata Usa raccomandava: “Non andate all’aeroporto. Chi si trova agli ingressi dello scalo deve lasciarli immediatamente”, perché ci sono “minacce alla sicurezza”.

La “massima allerta” ha contagiato gli Stati Uniti: c’è timore di attentati, dopo la prima ritorsione Usa contro l’Isis-K, la branca dell’Isis attiva in Afghanistan, condotta la notte tra venerdì e sabato per vendicare, in particolare, l’uccisione dei 13 militari Usa caduti giovedì. L’intelligence valuta “tre minacce principali” sul territorio statunitense, compresa l’infiltrazione di elementi dell’Isis, o anche di al Qaeda, fra i profughi afghani, che passano al vaglio di un approfondito screening.

Il team della Sicurezza nazionale ha avvisato il presidente Joe Biden e la sua vice Kamala Harris che “la minaccia a Kabul è in corso e attiva, le nostre truppe sono ancora in pericolo, ogni giorno che restano lì”. “Questa è la parte più pericolosa della missione”, ha detto la portavoce Jen Psaki.

Con un drone Reaper, gli Stati Uniti hanno colpito un ‘pianificatore’ dell’Isis-K, che si trovava nella zona di Jalalabad, nella provincia di Nangarhar, nell’Est. L’individuo, il cui nome non è stato reso noto, era noto all’intelligence statunitense: per la Bloomberg, non sarebbe stato direttamente coinvolto negli attacchi di Kabul, ma ne stava preparando altri. L’azione ha fatto un’altra vittima e un ferito.

Secondo la Cnn, il compound dove si trovava era sotto sorveglianza e l’ordine di colpire è stato dato solo dopo che la moglie e i figli ne erano usciti. Secondo la Fox, l’uomo era in auto. Non è chiaro se il raid sia destinato a restare un episodio isolato o se sia il primo di una serie d’azioni in risposta all’attacco a Kabul.

Il drone proveniva da una base nell’area del Medio Oriente, cioè da fuori dall’Afghanistan. Il raid è almeno la terza operazione di alto profilo di un Reaper: nel novembre 2015 un drone di questo tipo sparò dei missili Hellfires nell’attacco in Siria in cui fu ucciso Mohamed Emwazi, conosciuto come Jihadi John; e nel gennaio 2020, un Reaper uccise il generale iraniano Qassem Soleimani, nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

Il presidente Biden ha personalmente approvato il raid contro l’Isis-K, ma l’ordine di colpire è stato impartito dal segretario alla Difesa Lloyd Austin. La Psaki ha detto: Biden “morti” i responsabili dell’attentato di giovedì, “non vuole che vivano più su questa terra”, e il suo impegno a eliminarli “continuerà finche’ non avrà successo”.

L’incursione col drone è considerato dai talebani “un chiaro attacco al territorio dell’Afghanistan”.

Quanto alla richiesta dei talebani che gli Usa tengano diplomatici a Kabul, il Dipartimento di Stato la sta vagliando. Per ora, la presenza diplomatica sarà drasticamente ridotta, ma non eliminata.

Ieri, primo giorno lavorativo di una nuova settimana, in Afghanistan, i talebani hanno esortato tutte le dipendenti del Ministero della Salute a riprendere il lavoro, “nelle province e nella capitale”: “L’Emirato islamico non ha problemi in merito”, ha fatto sapere il portavoce Zabihullah Mujahid.

Centinaia di afghani hanno invece protestato davanti alla New Kabul Bank, riaperta da tre giorni fa, ma che non permette di prelevare più di 200 dollari al giorno. Ci sono file ai bancomat e disagi. Dipendenti pubblici dicono di non ricevere lo stipendio da mesi.

Incontrando il presidente Ebrahim Raisi e la nuova Amministrazione, la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha detto: “Tutte le sofferenze e le morti del popolo afghano sono causate dagli Usa”, paragonando la politica di Washington a quella di un “lupo famelico che talvolta diventa un’astuta volpe”. Gli americani in Afghanistan “hanno incrementato la produzione di droga, non hanno aiutato il popolo”.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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