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Afghanistan: dopo strage Kabul corsa a venire via, Usa verso ritorsione

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 28/01/2021

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Una strage mai così vista a Kabul: è salito a 170 vittime ed almeno 200 feriti il bilancio del doppio attentato di giovedì pomeriggio all’aeroporto, dove, nonostante le messe in guardia dei talebani e dei militari occidentali, timorosi dei rischi di nuovi attacchi, la voglia di partire e di sottrarsi al regime degli ‘studenti’ ha ieri prevalso sulla paura, con migliaia di persone a sperare ancora in un passaggio verso la libertà.

C’è l’ansiache i terroristi della branca afghana dell’Isis, l’Islamic State Khorasan Province, Isis-K o Iskp, vogliano ancora colpire gli Occidentali, ma anche i talebani, di cui denunciano i cedimenti di fronte all’America. L’intelligence statunitense paventa lanci di missili contro gli aerei al decollo o incursioni sull’aeroporto, dove le presenze militari vanno riducendosi: ieri sera, il Consiglio per la Sicurezza nazionale ha lanciato un nuovo allarme, informando direttamente il presidente Joe Biden.

Mentre i talebani danno la caccia in città ai complici dei kamikaze fattisi esplodere giovedì, per ora senza esito, inizia il gioco a scaricabarile delle responsabilità: gli ‘studenti’ attribuiscono la colpa della strage agli Usa; il Pentagono replica denunciando falle nei dispositivi di sicurezza locali. ((Secondo alti dirigenti di Washington, i talebani avrebbero chiesto agli Usa di conservare una presenza diplomatica in Afghanistan, dopo il loro ritiro))

C’è pure un intreccio di polemiche che investono Washington e Londra: gli americani avrebbero fornito ai talebani una lista di persone che dovevano raggiungere l’aeroporto, esponendole quindi al rischio di ritorsioni, loro e le loro famiglie; i britannici avrebbero invece ‘dimenticato’ in ambasciata, prima di abbandonarla, l’elenco dei collaboratori, con analogo risultato.

In una Kabul più febbrile che nei giorni scorsi, le operazioni di evacuazione sono riprese all’alba con rinnovata urgenza: per molti Paesi, anzi, fra cui l’Italia, che ha messo in sicurezza oltre 5000 persone, si sono concluse ieri. In 24 ore, sono partiti 12.500 afghani. Il termine ultimo per l’uscita dall’Afghanistan di tutti i militari occidentali resta fissato a martedì 31 agosto.

Gli americani da evacuare sarebbero ancora un migliaio: “Li porteremo fuori”, assicura Biden. Ma è chiaro, vista la situazione di sicurezza all’aeroporto compromessa e il numero decrescente di voli del ponte aereo, che molti collaboratori afghani degli occidentali non potranno venire via.

Parlando dopo gli attentati di giovedì, il presidente Usa s’è assunto la responsabilità di quanto sta avvenendo e s’è impegnato a scovare e punire i colpevoli dell’uccisione, fra l’altro, di 13 marines, primi caduti americani dopo il ritorno al potere dei talebani, “eroi che si sono impegnati in una pericolosa generosa missione per salvare vite altrui”. Fra le vittime, anche tre cittadini britannici, con un bambino, mentre gli ‘studenti’ hanno smentito di avere subito perdite. Emergency ha curato 62 feriti, mentre 16 persone sono giunte in ospedale già cadaveri.

“Chi ha condotto questo attacco e chiunque minacci l’America sappia che noi non perdoneremo, non dimenticheremo: gli daremo la caccia, lo troveremo e gli faremo scontare il fio”, ha detto Biden, commosso alle lacrime, nel giorno più tragico della sua presidenza. “Li colpiremo con forza e precisione”, in Afghanistan o dovunque essi siano.

Fonti militari rilevano che azioni ostili contro presunti responsabili saranno condotte solo una volta completata l’evacuazione, per non esporre a ulteriori rischi militari occidentali e profughi afghani. Biden ha però negato che vi siano prove di collusione tra i talebani e i terroristi.

I livelli d’allerta restano altissimi: l’Isis, che ha rivendicato la strage, può cercare di colpire ancora. L’intelligence considera improbabile che i miliziani abbia la capacità di colpire negli Stati Uniti, ma lo stato islamico ha già dimostrato di poterlo fare in Europa.

I talebani chiedono alla Turchia di gestire la sicurezza dell’aeroporto una volta partiti gli americani. La Cina e la Russia hanno condannato gli attentati: per il Cremlino, “si sono avverate le più fosche previsioni”. La Cina, che non ha organizzato nessuna evacuazione, chiede ai suoi cittadini a Kabul di restare a casa.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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