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Afghanistan: Biden, ‘Kabul, addio!’, ‘Usa first’; allarme attentati

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 26/08/2021

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Afghanistan, addio!”. Joe Biden ha fretta di mettersi alle spalle questo drammatico capitolo estivo della sua presidenza: spera di farlo senza perdite e riportando a casa tutti i cittadini statunitensi che vogliano partire da Kabul. Il presidente guarda alla sua agenda di politica interna, al rilancio dell’economia, alla questione migranti: ha un anno per evitare il tracollo che di solito penalizza il partito al potere nelle elezioni di midterm – 8 novembre 2022 – e confida che il sollievo per la fine della guerra prevarrà, a conti fatti, sul caos e l’approssimazione delle ultime due settimane.

I partner del G7 e gli alleati della Nato non sono contenti, appaiono sconcertati: dopo avere seguito gli Stati Uniti in Afghanistan, devono fuggirne senza avere per tempo predisposto un piano di ritiro e di evacuazione che non sia una Caporetto. Ma gli europei gelosi di sovranità e priorità nazionali non possono certo contestare agli Usa di anteporre i propri interessi a quelli comuni, anche se Biden lancia un appello “a restare uniti”.

Respinte al G7 le richieste dei partner di protrarre oltre il 31 agosto il ponte aereo, Biden s’appresta a ordinare ai militari di completare l’evacuazione entro fine mese e di iniziare da subito a ridurre le forze sull’aeroporto di Kabul. Resta, tuttavia, valida la richiesta di predisporre piani di emergenza, se qualcosa non girasse per il verso giusto.

Su un punto, le intelligence Usa e russa in queste ore concordano: “La minaccia terroristica è molto alta”, a Kabul e altrove in Afghanistan, per la presenza di frange dell’Isis, che non sono talebani – e non sono neppure amici dei talebani – e non sono afghani, ma sono già stati capaci d’attacchi letali.

Biden dice: “Abbiamo già portato via oltre 70 mila persone” in dieci giorni e stiamo cercando d’evacuarne il più possibile … Ci saranno altri 50 voli entro il 31 agosto … Non possiamo permetterci ulteriori rischi e quelli di attacchi terroristici sono reali”, ingigantiti dall’approssimarsi dell’anniversario degli attacchi all’America dell’11 Settembre 2001.

Donald Trump, il primo artefice di questo disastro, per l’intesa coi talebani fatto senza coinvolgere nel negoziato né governo né alleati, mette alla berlina il suo successore, il ‘Surrender-in-Chief’: “S’è arreso ai talebani e ha lasciato cittadini americani a morire in Afghanistan… Sarà uno dei più grandi fallimenti militari nella nostra storia”. Il video che contiene questo messaggio è un anticipo della campagna per le elezioni di midterm.

Biden s’appresta a ricevere oggi  alla Casa Bianca il premier israeliano Naftali Bennett, che gli porta un piano per contenere l’Iran – una mela avvelenata, per il Medio Oriente -. E, intanto, prova a spostare l’attenzione sulla politica interna: con 220 sì e 212 no, la Camera ha varato, democratici contro repubblicani, una proposta di bilancio da 3.500 miliardi di dollari già approvata dal Senato.

Con quei fondi, il presidente vuole “trasformare l’America”, finanziando settori come la sanità, l’assistenza e l’istruzione e la lotta ai cambiamenti climatici. La copertura è assicurata dall’aumento della pressione fiscale sui contribuenti più ricchi e sulle grandi corporation.

Il provvedimento si somma a quello per l’ammodernamento delle infrastrutture, oltre mille miliardi di dollari, pure già varato dal Senato e al vaglio della Camera, che deve votarlo a metà settembre. Ma tensioni interne al campo democratico, fra moderati e sinistra, possono fare saltare il pacchetto.

I successi nel Congresso sono offuscati dalla sconfitta inflitta al presidente dalla Corte Suprema, avallando la sentenza di un giudice federale del Texas: Biden dovrà rispettare la scelta di Trump d’imporre ai richiedenti asilo del Centro America di attendere in Messico l’esito della pratica.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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