HomeMedio OrienteTokyo 2020: Iran, infermiere pasdaran oro nel tiro accusato di terrorismo

Tokyo 2020: Iran, infermiere pasdaran oro nel tiro accusato di terrorismo

Scritto per Il fatto Quotidiano del 31/07/2021

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E’ un iraniano dalla parte della teocrazia – e già questo non piace -. E’ un tiratore – e questo lo rende sospetto -. E fa l’infermiere – gli eroi dei tempi della pandemia -, ma per i ‘pasdaran’, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, la milizia degli ayatollah, finita nel 2019 nella lista dei gruppi terroristici stilata dagli Usa – giusto in tempo per legittimare l’uccisione, ordinata da Donald Trump, del capo delle loro forze speciali, il generale Qassem Soleimani -. Questi fattori bastano per alimentare una polemica sull’oro nella pistola 10 metri vinto, al primo giorno delle gare olimpiche di Tokyo 2020, da Javad Foroughi: “E’ un terrorista” è l’accusa che viene da movimenti anti-ayatollah e avversari.

Nessuno discute i meriti ‘sportivi’ del tiratore iraniano, che ha vinto con annesso record olimpico e netto vantaggio su tutti gli altri. Ma c’è chi contesta il suo diritto a essere ai Giochi: un coreano (giunto – per altro – 15o), Jin Jongoh, si chiede come possa “un terrorista vincere l’oro?”. Sui social è polemica rovente, ma è noto che, sui social, meno di sa e più si dice la propria. E c’è chi lancia petizioni per ritirare la medaglia all’infermiere che cura i feriti della parte – per noi – sbagliata.

Il portavoce del Cio Marc Adams non si agita: “Se hanno prove, ce le facciano avere: noi siamo qui”. La medaglia di Foroughi, 41 anni, già primo in competizioni di Coppa del Mondo, è giunta relativamente inattesa nel suo Paese: “Un successo inaspettato – ha scritto Javan, un giornale vicino ai ‘pasdaran’ -, vinta da un infermiere dei Guardiani che è allo stesso tempo difensore della salute e del santuario”, cioè dell’ortodossia sciita.

Foroughi prestò servizio in un ospedale in Siria dal 2013 al 2015: lì, nei sotterranei del nosocomio, nel 2013 cominciò a sparare con la pistola, “cosa che prima – racconta – non avevo mai fatto”. Dopo essersi messo al collo la medaglia, sul podio di Tokyo ha fatto il saluto militare.

Nessun commento, finora, da parte del comitato olimpico iraniano e neppure da quelli di altri Paesi ostili a Teheran. Proteste, invece, arrivano da United for Navid, un’associazione che perpetra il ricordo del lottatore Navid Afkari, messo a morte per avere contestato il regime iraniano: United for Navid chiede alla commissione etica del Cio di avviare un’indagine immediata, perché, altrimenti, il Comitato olimpico internazionale sarebbe “complice nella promozione del terrorismo e di crimini contro l’umanità”.

Per gli oppositori iraniani, Foroughi “è membro … di un’organizzazione terroristica. I Guardiani della Rivoluzione hanno una storia di violenze e uccisioni non solo di iraniani anti-regime, ma anche di persone innocenti in Siria, Iraq e Libano”.

Nei giorni scorsi s’era molto parlato, ma per motivi opposti, di un altri iraniano, Saeid Mollaei: fuggito dall’Iran due anni fa, dopo che gli era stato imposto di non combattere in finale di un torneo di Coppa del Mondo contro l’israeliano Sagi Muki, Mollaei, il 27, ha vinto l’argento nella categoria fino a 81 kg. Con Muki è nata un’amicizia profonda: i due si sono allenati insieme e la loro storia diventerà un film, in Israele.

gphttps://giampierogramaglia.eu
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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